Sequestro annullato per l’associazione culturale Brancaleone di Roma, che da ieri può riaprire i battenti. Con una ordinanza emanata martedì, il tribunale del Riesame ha decretato che gli assegnatari di spazi sociali e culturali possono continuare ad occuparli anche in assenza di rinnovo delle concessioni, non sussiste reato. Il Brancaleone, che oltre a svolgere un’attività musicale ospita al suo interno le sezioni di quartiere di Amnesty International e Greenpeace, era stato messo sotto sfratto a seguito della delibera 140 della giunta Marino. La concessione era scaduta nel 2012. Dopo una prima ingiunzione di sgombero del Comune, era arrivata anche una contestazione di tipo penale – occupazione abusiva – da parte della Procura. Da qui il sequestro.

“Si tratta di un precedente importantissimo”, commenta l’avvocato Arturo Salerni, autore del ricorso assieme alla collega Alessandra Scarnati, “perché cancella l’operato dei pm. Da oggi non si può più palare di invasione dell’immobile e il penale si archivia”. L’avvocato, che difende anche altre associazioni per Progetto Diritti – onlus di assistenza legale – annuncia nuovi ricorsi. Il Brancaleone infatti non è il solo ad essere passato in questo turbinio di sgomberi dall’illecito amministrativo a quello penale. “Sono decine le associazioni accusate penalmente di occupazione abusiva. E tutte, senza esclusione, sono anche iscritte nella lista degli sgomberi della 140”. Per il Brancaleone la contestazione penale è arrivata qualche mese dopo quella amministrativa. Idem per il Centro Islamico di Ostia, che però si è visto bloccare tutto dal giudice che ha respinto la richiesta del gip. Ma il vero problema, chiosa Salerni, è che “la giunta capitolina ancora non è riuscita ad emanare un atto che superi l’incertezza in cui è precipitato questo settore così importante”.

Ad oggi infatti Roma non possiede un regolamento che disciplini le assegnazioni del suo patrimonio immobiliare nelle mani, fino all’arrivo di Marino, della Romeo Gestioni di Alfredo Romeo. Mesi fa è stata presentata una bozza che ha scatenato le ire dei no profit. Tra i punti dolenti, la richiesta degli affitti arretrati al 100% del canone calcolati dal momento della scadenza delle concessioni. Spesso cifre a sei zeri da versare pena l’esclusione dai futuri bandi. Un paradosso, perché se le associazioni sotto sfratto vincessero di nuovo le assegnazioni, tornerebbero a pagare un fitto agevolato.

IlFattoQuotidiano.it ha chiesto un commento all’assessore al Patrimonio Andrea Mazzillo, che ci ha inviato una dichiarazione scritta. Per lui “questa circostanza non ha nulla a che vedere con l’azione del Campidoglio: le procedure di sgombero di immobili comunali utilizzati da associazioni o altri enti sono state avviate in passato dall’amministrazione non sulla base di un’ipotesi di reato, ma in base alla delibera 140”. Per l’assessore dunque nessuna connessione, solo mere coincidenze. Circa l’atteso regolamento, e le criticità evidenziate sulla bozza, Mazzillo risponde, sempre per iscritto che “si sta lavorando a un nuovo Regolamento, anche mediante un confronto con le stesse associazioni”.

Mauro Pichezzi presidente dell’onlus Viva la Vita che assiste i malati di Sla – e anche lui indagato penalmente per occupazione abusiva – lamenta invece una mancanza di dialogo: “Da mesi con altre associazioni chiediamo di essere ricevuti dalla Raggi, o che la sindaca si esprima su questa vicenda. Finora però ha preferito scendere in campo per stadi e tassisti ignorandoci. Mazzillo parla di confronto” continua Pichezzi “ma non ha voluto farci leggere la nuova stesura del regolamento dicendo che ne discuteremo in sede assembleare quando sarà protocollata”.

E la situazione continua ad essere caotica. Nonostante una delibera del 22 febbraio che dà la priorità agli sgomberi di chi opera a scopo di lucro, continuano ad arrivare le ingiunzioni come al Centro Ararat della comunità curda. Quell’idea partecipativa che nel 2015 spinse l’allora consigliera Raggi a presentare una proposta sui beni comuni sembra molto lontana.