Dalla constatazione che i rifiuti solidi urbani non stanno calando più da due anni traggo una riflessione politico-sociale, eccola. La politica dev’essere uno strumento per far avanzare – o retrocedere – idee valori e interessi e non un problema a sé stante in più o uno strumento di distrazione di massa. Pd, 5 stelle, sinistra, centrosinistra, alternativa, Campo progressista, larghe intese, unità nazionale: di per sé nessuna di queste formule (o scatole vuote) è un male o un bene, dipende per fare cosa.

Mi limito a richiamare alcune cose per slogan: abbiamo bisogno di un’economia circolare, con più elementi di condivisione, con più coesione sociale, con più capacità intelligente di incrociare le possibilità e le necessità, e innanzitutto con più capacità di smontare i muri di diffidenza, le fobìe, le paure, le barriere che sono cresciuti/e negli ultimi anni. Non è un caso che in alcuni paesi europei la lotta politico-elettorale appaia incentrata sugli stranieri, sull’antinomia tra accoglienza e chiusura nazionalistico/securitaria. Anche se poi in realtà le dimensioni della pressione dei rifugiati e dei migranti non sono poi così enormi come qualcuno, terrorizzato, le dipinge.

Credo che la sinistra abbia ragione quando dice che la mancata redistribuzione dei redditi e predisposizione di nuovi strumenti di assistenza e garanzia sociale per tutti ha dato impulso al populismo reazionario nazionalista (se preferite si possono usare altre definizioni ma ci siamo capiti). E che quindi occorre rapidamente mettervi mano. Non sono convinto, invece, che abbia ragione quando descrive la situazione socio-economica in termini tutti negativi (e sostanzialmente analoghi alle narrazioni “vittimistiche” che vanno per la maggiore, per corporativismi vari o per superficialità “giornalistica”). Se sono aumentate la povertà relativa e le disuguaglianze, è anche vero che i redditi medi complessivi e i consumi non sono calati, e che quindi ci sono anche molti che hanno guadagnato e speso di più, non solo il famigerato “uno per cento”. I rifiuti urbani in Italia non calano più dal 2014, nonostante sia in atto una leggera dematerializzazione. Accade lo stesso per la società riguardo ai temi della sicurezza o paura dello straniero: narrazioni e percezioni spesso distorte.

Non credo che si possa, in questo campo, auspicare un ritorno al passato: crescita economica, alto costo del lavoro e tutela salariale del lavoro dipendente. Bisogna favorire la possibilità dell’occupazione (che è integrazione, vita sociale, scambio) per tutte le generazioni e per i migranti anche non richiedenti asilo. Più che alla lotta ai voucher bisogna pensare al reddito minimo indipendente dal lavoro, e alla riduzione d’orario, contrastando il più possibile gli abusi (conosco casi di lavoro manuale di 60 ore la settimana). Economia circolare, economia verde e solidale, “sharing economy”, terzo settore, enti locali, assistenza e cura delle persone e del territorio, turismo ed energie rinnovabili possono dare occasioni di lavoro e soprattutto benessere per tutta la società (ma non credo che attraverso alto costo del lavoro o alti minimi salariali che si redistribuisce il reddito e si dà spazio ai migranti).

Non so chi riuscirà a essere punto di riferimento e di espressione anche degli ecologisti o comunque di chi sta lavorando o si sta impegnando in ciò che citavo. Forse per gli ecologisti nel senso lato del termine sarebbe il caso di farsi vivi in campagna elettorale come “elettori da conquistare” senza schieramento precostituito, chiedendo impegni precisi a chi vuole i loro voti.