di Carblogger

Consumata una tumultuosa quanto velenosa separazione, Matteo Renzi deve aver deciso di distrarsi con un viaggio lontano da casa. Immagino che abbia preso la decisione in fretta e furia, e “bona, ci si vede, io vo’ qualche giorno a ricaricar le batterie in America”.

Di questo dà conto lo stesso Matteo sul suo blog, con un resoconto di viaggio che, a giudicare alla prima tappa, vuole essere fonte di ispirazione per la definizione di un programma di governo che è presumibile venga annunciato in vista delle prossime elezioni politiche.

Prima destinazione è la Silicon Valley, in California, luogo simbolo della Nuova Economia Digitale, l’antitesi di Detroit, simbolo della “industria del metallo”. La scelta di Renzi è chiara, deve essere un viaggio nel Futuro, quello di cui ha bisogno l’Italia per ricominciare a correre.

E in effetti qui Matteo ha un incontro che non solo gli ricarica le batteria – letteralmente – ma sembra illuminarlo. Elon Musk, il geniale, “vulcanico” inventore – tra le altre cose – dell’auto elettrica Tesla deve averlo stregato, perché Matteo vede in lui l’incarnazione di quanto professato come un mantra durante tutta la sfortunata campagna referendaria: il futuro, la “voglia di provare” a costruirlo, che è invece ciò che manca agli italiani, quella medicina contro “il pessimismo cosmico, che tutto uccide”.

Prima tappa del viaggio in California #ontheroad #futuro

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Male, quest’ultimo, da cui pochi in Italia sono immuni, lui stesso, e certamente Francesco Starace, ad di Enel, e che, cito testualmente, spesso aveva evidenziato [al premier] “le concrete possibilità date all’Italia dal rapporto tra energia e nuove tecnologie”. Questioni che Matteo realizza, grazie all’amico Elon, essere al centro dell’agenda mondiale, insieme alla “sostenibilità ambientale” e alla “green economy” (che da premier ha applicato a modo suo).

Dalla lettura degli appunti di viaggio, si deduce che solo ora Renzi capisce il senso esatto degli orientamenti di politica della mobilità del suo governo, così come si è potuto leggerli nei recenti documenti di indirizzo, ad esempio il cosiddetto Tavolo Tiscar o la recente Direttiva DAFI sui carburanti alternativi, adottata in calcio d’angolo nei giorni della fiducia a Gentiloni.

Orientamenti che sono invero apparsi assai singolari, in quanto una scelta così drastica e di fatto esclusiva sull’elettrico, in un Paese che non ha mai affrontato la questione della mobilità sostenibile in maniera seria e strutturale – mancanza assoluta di infrastrutture di ricarica, nessuno schema di tassazione bonus/malus basato sui livelli di emissione, agevolazioni locali a macchia di leopardo… – resta(va) di difficile interpretazione.

Gli appunti di viaggio di Renzi aprono invece una nuova chiave di lettura, e viene da pensare che prima dell’illuminazione sulla via di Palo Alto, a Matteo l’agenda della mobilità deve averla suggerita l’ad di Enel, che, in un momento di forte contrazione dei consumi di elettricità, di piani di ristrutturazione e di esuberi – 6000 prepensionamenti da qui al 2019 – un po’ di attenzione sulla mobilità elettrica, e soprattutto qualche colonnina di ricarica in più, magari obbligatoria in tutte le stazioni di rifornimento, male non avrebbe fatto.

E male non farebbe neanche a Fca, che l’elettrico lo vede come il fumo agli occhi, ma che, vabbè, può passarci anche sopra, purché non si parli di incentivi, né all’elettrico né a nessuna forma di elettrificazione. Ma Elon è apparso a Matteo come una vera rivelazione, e da oggi il mondo lo leggerà in modo diverso. E allora prima o poi si accorgerà che nella Fabbrica Italia di elettrico non c’è davvero traccia, e che quelle colonnine elettriche, nella migliore delle ipotesi, saranno destinate a ricaricare auto prodotte all’estero, con buona pace dei lavoratori dell’industria italiana. Nella peggiore, saranno un parcheggio in divieto per qualche auto, magari diesel, che non può essere rimossa, perché il codice della Strada (ancora) non lo prevede. California Dreaming.