Bella senz’anima. È così che è sembrata ieri sera Sveva Alviti, interprete del film tv sulla vita di Dalida, andato in onda su RaiUno. Co-prodotto dai francesi di Pathé e da RaiCinema, il biopic sulla sfortunata e magnifica cantante italo-francese è stato un mero esercizio di stile senza pathos, senza la forza dirompente del personaggio che si voleva raccontare. Colpa di una sceneggiatura debole e superficiale, senza la volontà o la capacità di approfondire, di regalare un punto di vista nuovo, con vicende che non avessimo già sentito mille volte nei programmi di Paolo Limiti.

Un altro enorme problema dell’ambizioso progetto italo-francese è stato il cast. Sveva Alviti è indiscutibilmente bella ma non basta. L’autodoppiaggio in italiano sulla versione originale è stato disastroso, freddo e quasi dilettantistico, con la conseguenza di aver distrutto anche il minimo sindacale di intensità interpretativa e narrativa. E poi, come se non bastasse, ecco una ricostruzione biografica confusa, con un utilizzo poco saggio del flashback e una superficialità di fondo che mortifica anche i minimi sforzi di rendere il tutto quantomeno decente.

La settimana scorsa, quando Sveva Alviti era sbarcata a Sanremo per presentare il film, in conferenza stampa quasi ci avevano convinto sulla bontà dell’operazione, presentandola come qualcosa di qualitativamente elevato. Aspettative alte, dunque, soprattutto se teniamo in considerazione che Dalida è stato un personaggio meraviglioso, struggente, intenso, ricco di sfumature che si potrebbero raccontare in mille modi, scavando a fondo nell’animo tormentato di una grande artista. Occasione sprecata, dunque, perché il film andato in onda ieri su RaiUno ha il solo pregio di aver prestato attenzione alla resa scenica del tutto. Bella fotografia, belle scene. Ma con i complimenti ci fermiamo lì. Il cast è sembrato scialbo e male assortito, la protagonista ha deluso le aspettative (da lei stessa create con dichiarazioni roboanti) e a tratti, Dio ci perdoni per quello che stiamo per scrivere, ci ha fatto rimpiangere la Tea Falco dei giorni migliori.

Non basta produrre insieme ai francesi di Pathé per guadagnare punti chic da rivendersi in sede di conferenza stampa. E non basta utilizzare le pur pregevoli versioni originali delle canzoni di Dalida per ricostruire adeguatamente il suo universo musicale ed emotivo. Splendide canzoni a parte, infatti, del film tv andato in onda ieri sera su RaiUno resta ben poco. Solo un enorme “vorrei ma non posso”, un’occasione sprecata, una roba raffazzonata venduta come un capolavoro di intensità. Peccato, perché Dalida e la sua vita avrebbero meritato trattamento mi