Colpa della politica. Con la Ryder Cup appesa a un filo, Gian Paolo Montali ha pochi dubbi nell’individuare ciò che è andato storto nel processo di avvicinamento (e di finanziamento) alla competizione: “Stiamo vivendo una situazione politica che ci penalizza. Se non ci fosse stato il referendum e se non fosse caduto il Governo Renzi, avremmo già chiuso la partita da tempo…”. Sospira il direttore generale del comitato organizzatore: sa benissimo che rischia di passare alla storia come l’uomo della Ryder Cup persa dopo essere già stata vinta. Ci sono voluti più di tre mesi perché si decidesse a parlare e a spiegare il suo progetto, “che porterà vantaggi a tutto il Paese e rivoluzionerà la concezione di questo sport”. Solo adesso che la pressione mediatica è diventata insostenibile e l’ipotesi che l’evento salti molto concreta, Montali riceve ilfattoquotidiano.it nel suo studio nel palazzo della Federazione.

Rimpianti, speranze, finalmente un po’ di risposte. Ma anche qualche domanda: lo storico ct dell’Italvolley che oggi si è dato al golf ancora non si capacita di come sia stato possibile arrivare a questo punto. “Ma perché ce l’hanno tanto con noi? Che cosa abbiamo fatto?”. Sarà che il governo ha nascosto nella finanziaria 60 milioni di euro di contributi pubblici non dichiarati. E da mesi prova con tentativi truffaldini a infilare in provvedimenti di ogni genere quella garanzia da 97 milioni che ora rischia di far saltare tutto. La colpa non è della politica e di questo modo di agire ambiguo? “Io posso dire che con noi il governo è sempre stato trasparente, ci avevano promesso i contributi e spiegato per filo e per segno come e quando sarebbero arrivati. A noi sembrava tutto molto chiaro e lineare, forse c’è stato un problema di comunicazione verso i cittadini”. Ma perché nascondere i finanziamenti? “Non lo so, forse è una questione tecnica. Dovreste chiederlo a loro”. Anche la Federazione, però, ha le sue colpe: doveva spiegare, ha preferito non farlo. Come il governo, del resto. “E di questo ha già chiesto scusa il presidente Chimenti. Non ritenevamo che fosse il momento giusto per parlare, volevamo avere prima il quadro completo”, risponde Montali. Certo, quando si ricevono 60 milioni di contributi pubblici il minimo è illustrare a cosa serviranno. “Lo avremmo fatto”. Prima, non dopo: per le Olimpiadi di Roma 2024, ad esempio, Malagò e Montezemolo avevano presentato subito un dossier dettagliato. “Beh, non mi sembra che sia andata molto bene”.

Già, il rischio è quello di replicare il fiasco dei Giochi. “Siamo in contatto continuo con il ministero dello Sport: ci devono dire quale soluzione intendono adottare, anche perché dobbiamo comunicarlo agli inglesi e sperare che ci diano altro tempo”. L’ipotesi del Milleproroghe è ancora in piedi, più probabile però che a questo punto si vada con un decreto ad hoc: “Lo si porta in aula e lo si vota con la fiducia, potremmo farcela entro fine mese. Certo, è una scelta impegnativa, anche perché se non funzionasse sarebbe molto complicato”. Montali usa un eufemismo: cadrebbe il governo. Insomma: di nuovo la politica, la solita litigiosa politica. “Già siamo finiti su tutti i giornali, ci manca solo questo. Speriamo di non pagare le tensioni interne al Parlamento”. Ovvero la spaccatura interna al Pd: “Non fatelo dire a me, non entro in queste vicende. Io so solo che noi siamo quelli che fanno le spese di queste garanzie non arrivate e che siamo stati sfortunati: se non fosse caduto il Governo Renzi tutto sarebbe a posto”.

Montali però continua a crederci. “Questo è un progetto intelligente: non è una grande opera per fare felici i soliti noti, ma un evento che dura 10 anni, porterà sviluppo in tutto il Paese e sdoganerà il golf in Italia”. Uno sport per ricchi, dicono i detrattori. “Ma quale sport per ricchi: ha etica e cultura del verde, è uno sport popolare per giovani”. Ma lei ce lo vede il ragazzino di borgata che trova riscatto sociale nel golf? “Oggi no, domani sì. Io voglio portare il golf nelle zone dismesse nel napoletano, a San Basilio e Tor Bella Monaca, nelle periferie degradate del Paese. Grazie alla Ryder Cup”. Ammesso che si faccia: quante possibilità ad oggi ha l’Italia di ospitare l’edizione 2022? “La situazione si è complicata molto, direi 50 e 50”. Che non è il massimo per una manifestazione già aggiudicata. “No, decisamente non lo è”.

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