È il Festival di Maria. Viva Maria. Grande Maria. Forza Maria. Sì, tutto corretto, a parte, magari, toni troppo enfatici. Ma Carlo Conti ne esce davvero con le ossa rotte? A rifletterci bene, nonostante le apparenze, forse no. Una lettura superficiale di questa settimana festivaliera, in effetti, potrebbe far credere che l’eclissi di Conti dietro il pianeta mariano sia avvenuta malgrado le stesse intenzioni del conduttore toscano.

Soffermandosi un po’ di più sulle dinamiche sul palco e sui risultati dell’Auditel, si comprende che Carlo Conti ha tutti motivi per ghignare, fischiettare, canticchiare e mettersi a ballare con grazia e gioia come Ryan Gosling in La La Land. Anche perché è bene svelarvi un segreto: Maria De Filippi, a Sanremo, l’ha voluta proprio Carlo Conti. “Siamo amici. Amicizia fraterna. Siamo complementari”. Sì, bene, ok. Ma non si sceglie una co-conduttrice del Festival di Sanremo per amicizia fraterna. Non solo, almeno.

La faccenda è palesemente molto più semplice da capire: Carlo Conti ha scelto di accollarsi il terzo Sanremo di seguito. È difficile confermarsi dopo il primo, figurarsi dopo due successi come 2015 e 2016. E allora, cosa inventarsi per sfangarla? Semplice: “Hey, ho un’amica fraterna che, curiosamente, è anche la conduttrice più seguita della televisione italiana. E se la portassi con me in riviera per uscirne dignitosamente e lasciare la patata bollente a qualcun altro da trionfatore?”

Ecco, Maria De Filippi è stata scelta da Carlo Conti. Carlo Conti ha capito che solo inserendo un nuovo pubblico si potevano ripetere i grandi risultati degli anni scorsi. Avrebbe perso visibilità? Sì, ovviamente. Ne era consapevole sin dalla vigilia? Sì, perché non è l’ultimo dei fessi, uno scappato di casa, un pinco pallino passato da Sanremo per caso. Il sacrificio di Carlo Conti, il cui evidente protagonismo è paradossalmente per sottrazione, è per una causa più alta eppure ugualmente egoistica: sbancare l’Auditel, dare spolvero a RaiUno e, ovviamente, uscirne da “mejo figo der bigonzo”.

E se scegli la De Filippi, che è calamita mediatica anche quando tace (cioè spessissimo), è naturale conseguenza finire nella sua ombra. Rischio calcolato, risultato garantito. Senza guizzi, senza grandi momenti. Sul velluto, in scioltezza, minimo sforzo e massima resa. Noi possiamo continuare a scrivere all’infinito di una De Filippi che ha oscurato Conti, che ha cannibalizzato il collega-amico fraterno, ma lui, il furbissimo toscano, continuerà a ridere all’infinito, spulciando con un ghigno malefico i dati Auditel. Perché, eclissi di Conti o no, ha vinto di nuovo lui. Non c’è, ma si vede.