Martin Schulz ha ribaltato il panorama politico e, secondo un sondaggio pubblicato da Bild, per la prima volta il partito socialdemocratico ha sorpassato la Cdu di Angela Merkel, 31% a 30%. Due settimane, questo è il periodo che è bastato all’ex presidente dell’Europarlamento per ribaltare la situazione e regalare notti insonni alla cancelliera tedesca, portando i socialdemocratici, che erano vicini al loro minimo storico, ad un apprezzamento simile a quello dell’ex cancelliere Gerhard Schröder.

“Questa è la campagna elettorale più difficile che abbia mai affrontato” ha dichiarato Angela Merkel al convegno della Csu che ha sancito la pace tra il partito della cancelliera e quello di Horst Seehofer, critico alleato di governo e vero capo della fazione bavarese. Forse la cancelliera ha per la prima volta intravisto la possibilità di una sconfitta, grazie all’effetto dirompente del politico famoso anche per gli insulti ricevuti dall’ex premier italiano Silvio Berlusconi.

La novità di Schulz

Martin Schulz è una novità nel panorama tedesco e anche per i sondaggisti è difficile credere che una simile rimonta sia stata possibile in così breve tempo e senza fare nulla di eccezionale. Ma i dati parlano chiaro e il passaggio di consegne tra Sigmar Gabriel, ministro degli esteri in carica Spd, e il libraio di Acquisgrana ha dato una spinta senza precedenti ad un partito che un po’ per l’assenso alla Große Koalition e un po’ per la mancanza di un reale programma di governo, stava vivendo una crisi d’identità e di preferenze.

Lo stesso Schulz ha messo in guardia dall’euforia eccessiva, perché “i sondaggi sono buoni, ma non è ancora una vittoria” e i risultati veri si vedranno a settembre. Ma qualche novità è già arrivata, in particolare sul fronte che tradizionalmente è più caro agli elettori del centrosinistra tedesco, le politiche sociali. La più grande e contestata, Agenda 2010, venne preparata proprio da Schröder e porto alla disfatta del suo padrino. Ed è contro questa riforma del welfare state che si è scagliato il nuovo leader Spd, dichiarando che ci furono errori già nella prima stesura del testo nel 2003, aprendo di fatto ad una riforma.

Ma un punto nuovo è il coinvolgimento dei giovani e delle fasce più deboli che hanno ritrovato nel nuovo candidato una figura in cui poter credere, oltre al desiderio di novità degli elettori tedeschi che cercano un punto di rottura con la politica della Kanzlerin e hanno fiducia nel politico con un curriculum da invidiare, almeno a livello europeo. Fiducia che si è tradotta in un aumento delle tessere del partito, in particolare nella capitale, e ha portato a comparare la possibile vittoria di Schulz a quella, più famosa, di Schröder su Helmut Kohl, il padrino di Merkel.

E a confermare questa tendenza c’è un altro sondaggio che ha messo in luce che se si votasse direttamente per l’elezione del cancelliere, allora Martin Schulz verrebbe scelto dal 50% del corpo elettorale, mentre Merkel si fermerebbe al 34%.

Le difficolta di Merkel

Angela Merkel non si sarebbe mai aspettata, almeno a dicembre, una situazione così difficile. Attaccata dall’interno del proprio partito e con un’emorragia di voti a destra verso i populisti di Afd, la cancelliera sta cercando di ricucire le fila, avendo sancito, ieri, una pace con il suo alleato bavarese Horst Seehofer.

Ma quello che emerge è che la pace sembrerebbe essere solo di comodo, in quanto i due partiti non hanno ancora trovato una soluzione all’emergenza migranti, che Csu vorrebbe interrompere mettendo un tetto al numero degli arrivi, ma soprattutto sulla politica estera, quindi le relazioni con la Russia di Putin e l’Ungheria di Viktor Orbán. Seehofer ha dichiarato che “Merkel è l’unica candidata” e che “la Germania gode di prosperità anche grazie alla cancelliera”, ma la stampa tedesca parla di un programma politico non ancora chiaro nell’alleanza Cdu/Csu, di una spaccatura ancora viva sulla questione migranti, vera spina nel fianco di Angela. L’unica certezza sarebbe il posto da ministro degli esteri per il leader bavarese in caso di un quarto governo a guida Merkel.

Il timore di una sconfitta ha già dato i suoi frutti con le prime dichiarazioni da parte di Julia Klöckner (Cdu) che accusa Schulz di alimentare il sentimento che in Germania ci sia solo ingiustizia, “aumentando i consensi di Alternative Für Deutschland”. La strategia del partito conservatore a questo punto sarà quella di riprendere voti a destra seguendo la linea tracciata dalla cancelliera a dicembre, quando aprì a politiche più restrittive sulla cittadinanza e in materia di controllo del territorio.

La strada per l’elezione

La strada per il cancellierato è ancora lunga e ci sono almeno tre tappe fondamentali, le elezioni in Saar, Schleswig-Holstein e Nord Reno-Vestfalia. I tre appuntamenti saranno una cartina di tornasole per l’appuntamento di settembre, ma, secondo Klaus-Peter Schöppner, amministratore dell’istituto di sondaggi Mentefactum, Spd è molto forte in queste zone, mentre è più debole a sud e nell’est della Germania, e quindi il dato reale del 24 settembre potrebbe attestarti intorno al 27%. Molto verrà giocato sui programmi politici e, mentre Angela Merkel avrà dal suo lato il periodo prosperò che la Germania sta vivendo, il salario minimo e la posizione di potere in Europa, Martin Schulz avrà la novità dalla sua. Se questo basterà ancora non è chiaro, ma un fattore determinante nella formazione del futuro governo saranno le possibili coalizioni.

Sembra che al momento nessuno dei grandi partiti sia favorevole ad una Große Koalition e, dal sondaggio di ieri, emerge una possibile alleanza sul modello della città di Berlino, rosso-rosso-verde, ovvero Spd-Linke-Verdi (48%), che però non trova terreno facile, un po’ perché osteggiata dal partito socialdemocratico e un po’ perché i candidati cancellieri per i verdi, Katrin Göring-Eckardt e Cem Özdemir, fanno parte dell’ala più favorevole alle politiche di Merkel. E allora le possibilità potrebbero rimanere due, una Große Koalition a guida Spd, e la stessa, ma senza l’appoggio di Csu, che lascerebbe campo libero sulle politiche sociali e su quelle di integrazione dei migranti.