E’ finita con l’ente condannato a pagare altri 45mila euro di danni la storia della funzionaria di polizia punita per aver fatto (bene) il suo lavoro, osando multare il suo stesso ente. E’ la storia di Luciana Crivellini, 62 anni, da più di 30 funzionario tecnico della Provincia di Alessandria che da allora e per dieci anni fu mobbizzata e in ultimo – nonostante le condanne che ne seguirono – fisicamente e moralmente mortificata a lavorare in ufficio di otto metri quadri (otto) senza finestre.

La Crivellini era responsabile della polizia stradale quando nel 2001 s’imbatté in una cartellonistica di cantiere della Provincia, il suo stesso ente, senza indicazioni del geometra, l’importo lavori e la loro scadenza. Tutto quanto viene preteso dai comuni cittadini per spostare un cancelletto. Lei non ci pensa due volte ed eleva un verbale da 100mila lire che farà dire a molti, compresi i vertici dell’ente: “Bella figura di merda, ora ci multiamo da soli”.

La reazione fu rabbiosa. Demansionamenti e mobbing che hanno portato a due sentenze di condanna per l’ente e a un primo risarcimento danni da 74mila euro (tra danno biologico, morale, professionale) più spese processuali. Storia finita? Macché, l’ente non ottempera la sentenza e continua a discriminarla demansionandola a controllore sugli autobus della stazione nel ruolo di dirigente di se stessa e trasferendola in via Gentilini 2, sede del provveditorato, in un locale di otto metri quadri senza finestra (l’unica dava su un altro ufficio).

Epilogo. Il 19 gennaio 2016 il tribunale di Torino ha respinto il terzo tentativo d’appello dannando l’ente in via definitiva, salvo Cassazione, a pagare altri 45mila euro a titolo di danno professionale, oltre rivalutazione monetaria e interessi di legge. La Provincia dovrà anche rifondere le spese legali nella misura di 9.515 euro. La coda della storia, a questo punto, è che tutto l’incartamento finisca alla Corte dei Conti per veder condannare quei dirigenti che perseguitando ingiustamente la dipendente hanno hanno cagionato all’ente un danno da oltre 150mila euro. “Non è giusto che siano i cittadini a pagare, risponda chi di dovere”, dice oggi la Crivellini aggiungendo “infondo volevo solo fare il mio lavoro”.