Troppo spesso il pubblico televisivo viene sottovalutato e considerato un corpaccione unico dalle limitate capacità mentali. Forse è per questo che molti personaggi del piccolo schermo provano a interpretare un ruolo, a fingere di essere quello che non sono, convinti così di poter conquistare il cuore degli spettatori. C’è chi ci riesce alla perfezione (vedi D’Urso) e chi, al contrario, prova ad atteggiarsi, a darsi un tono, a sembrare contrito e serioso, mostrando però con imbarazzante evidenza tutti i limiti della mancanza di talento. E visto che il pubblico, appunto, non è scemo come in troppi pensano, questa goffa mascherata viene subito percepita come tale.

È il caso, tra i tanti, di Eleonora Daniele. Nata televisivamente nella casa del Grande Fratello (seconda edizione, 2001), la bionda padovana ha scalato la vetta della tv pubblica dalla metà del decennio scorso in poi, quando è stata chiamata a condurre Unomattina (alla guida del quale è rimasta per sette lunghe stagioni). Erano gli anni ruggenti di Fabrizio Del Noce alla direzione di RaiUno, e la Daniele era una delle Del Noce Girls (con Veronica Maya, Caterina Balivo e Elisa Isoardi). L’allora potentissimo direttore dell’ammiraglia di viale Mazzini credeva così tanto nelle quattro conduttrici da affidare loro progetti importanti, spesso fallimentari, prime serate, contenitori mattutini e pomeridiani. E Eleonora Daniele, in effetti, è quella che, assieme alla Balivo, è riuscita a rimanere a galla con maggior successo anche dopo la fine del regno Del Noce.

Oggi conduce Storie Vere, programma del mattino di RaiUno all’interno del quale si commentano i fatti di cronaca e attualità più discussi e spinosi. Infotainment puro, dunque, ma coniugato in salsa RaiUno per non scadere nel dursismo spinto. La Daniele è, almeno come immagine, il contrario esatto della signora delle faccette di Canale5: dimessa, poco trucco, poco spazio alle civetterie personali. La conduttrice trascorre tutto il tempo di messa in onda del programma tentando disperatamente di darsi un tono, di apparire professionale e seria come un anchorwoman anglosassone. Uno sforzo immane e sincero, che però finisce sempre in maniera fallimentare. Non ce la fa, è più forte di lei. È tutto troppo costruito, fasullo, con quella contrizione evidentemente posticcia che risulta sgradevole, urticante.

È una sorta di Giletti in gonnella, la Nostra, con la differenza che Massimo Giletti è professionista navigato e conosce il mestiere a menadito, mentre la Daniele è evidentemente alla ricerca di un personaggio da interpretare, di un canovaccio da seguire. Peccato che abbia scelto di interpretare la parte noiosa della conduttrice pedante, sempre pronta a sfoderare il pippotto moralisteggiante, con una serietà così ostentata che si trasforma ben presto in insopportabile atteggiarsi a padrona di casa politically correct.

Va detto, per completezza di informazione, che Storie Vere va bene all’Auditel e ha ascolti soddisfacenti. Ma questo dato numerico non cambia di una virgola l’effetto fastidioso che la conduzione di Eleonora Daniele provoca nello spettatore. Che poi, ammettiamolo, in tv circola gente molto meno capace. Peccato, però, che la Daniele abbia deciso di mortificarsi nei panni della giornalista d’assalto (che non è), contrita e dolente, con la predica pronta, con così tanta paura di farla fuori dal vaso che precisa e puntualizza di continuo, si dissocia, cerca di tranquillizzare l’atmosfera (e soprattutto se stessa) e di portare a casa la puntata senza scossoni. Ci riesce ogni giorno, in effetti, ma il pubblico, che scemo non è, capisce perfettamente quanto le costa.