+++ Attenzione spoiler +++ 

E’ il più grande spot a titolo gratuito di Google Maps. Perché è grazie al servizio di una certosina mappatura on line che una madre ha potuto riabbracciare suo figlio dopo 25 anni. E’ la trama sconvolgente del film Lion, tratto dalla storia vera di Saroo, bambino nato in un villaggio remoto vicino a Madras (India) che a 5 anni finisce sul treno sbagliato, viaggia due giorni e due notti, solo, soletto, in uno scompartimento con le sbarre ai finestrini. Inutili le sue urla strazianti di aiuto quando il treno, senza fermarsi, rallentava ad ogni stazione per poi riprendere la sua corsa fino all’inferno di Calcutta. Il bambino percorre 1600 kilometri mangiando solo un torsolo di mela recuperato a terra e si ritrova, praticamente, dall’altra parte dell’India.

E qui comincia la sua odissea. Viene ritrovato dalle autorità ma non riesce a spiegare il suo luogo d’origine. Parla un dialetto a loro incomprensibile, viene affidato a un orfanotrofio e poi dato in adozione a una coppia australiana. Molti, molti anni dopo, quando non riesce più a mettere a tacere quella voce potente dentro di lui che lo richiamava alla sua casa d’infanzia e alla madre biologica, si affida a Google. Di quel viaggio della disperazione ha solo vaghi ricordi, i profili delle montagne, la sagoma di una cisterna nella stazione d’arrivo e probabili calcoli di velocità del treno. Troppo pochi come elementi ma sufficienti a fargli ritrovare la strada verso casa. E rimettere a posto i puzzle della sua vita spezzata.

E’ una storia primitiva, la perdita e il ricongiungimento con la propria madre. Quella madre che nella stessa notte, di una vita fa, perse tragicamente due figli, Saroo e Guddu, il fratello maggiore che, solo per poche ore aveva abbandonato Saroo su una panchina di quella maledettissima stazione.

Il film è tratto da un libro, A Long way Home, best seller paragonato al Cacciatore d’aquiloni, e, dicono i “veggenti” di Oscar, ne farà man bassa. Il finale è strappalacrime come da tradizione per una mega produzione hollywoodiana con Nicole Kidman, imparruccata con riccioli rossi e perfetta nel ruolo della madre adottiva. Il film abbraccia anche una buona causa: quella di raccogliere fondi per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla sparizione all’anno all’incirca di 50.000 bambini che svaniscono nel nulla, inghiottiti dalla pedofilia, prostituzione e traffico d’organi.

Saroo, che in hindi vuol dire leone, e come un leone ha lottato per la sua sopravvivenza, in fondo è stato fortunato.

@januariapiromal