I dirigenti in Italia hanno una retribuzione oraria 3,4 volte superiore rispetto alla media dei lavoratori. È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Istat sui differenziali retributivi nel settore privato, che analizza i dati del 2014. In quell’anno la media delle retribuzioni lorde orarie è stata pari a 14,1 euro, ma con una forbice di 12,7 euro fra il 10% delle posizioni con la retribuzione oraria più elevata e il 10% delle posizioni con la retribuzione oraria più bassa. Inoltre, il 5,6% delle posizioni lavorative ha avuto una retribuzione oraria inferiore o uguale a 7,5 euro. I dirigenti, che in Italia sono l’1,8% dei lavoratori, hanno un retribuzione oraria cinque volte superiore a quella delle professioni non qualificate e oltre tre volte e mezzo superiore a quella degli impiegati d’ufficio. Per quanto riguarda la differenza retributiva di genere, lo svantaggio femminile è pari al 12,2%.

Le posizioni lavorative più svantaggiate sono collaboratori domestici, portantini, bidelli e addetti alla pulizia. Al lato opposto, con le retribuzioni orarie più elevate si collocano imprenditori, amministratori e direttori di grandi aziende e imprenditori e responsabili di piccole aziende. I guadagni maggiori si rilevano nel settore delle attività finanziarie ed assicurative (25,4 euro di media). Quest’ultimo presenta anche la maggiore variabilità al suo interno, con una differenza di 26,3 euro l’ora. La retribuzione oraria più bassa, pari in media a 9,8 euro, si registra invece nel settore delle altre attività dei servizi.

A livello territoriale, con 15,7 euro la Lombardia ha la retribuzione oraria media più elevata, ma anche la variabilità interna più ampia (16 euro). Le regioni con le retribuzioni orarie più basse sono Basilicata, Puglia e Calabria. Il guadagno orario cresce all’aumentare dell’età e dell’anzianità di servizio: per un lavoratore con almeno 35 anni di servizio è del 70% superiore a quello di un lavoratore con meno di 5 anni di servizio. Il paese di nascita determina invece un divario pari a -18,6% a svantaggio delle posizioni lavorative occupate dai dipendenti nati all’estero.

Il differenziale retributivo delle donne rispetto agli uomini è negativo e pari al 12,2%. Lo svantaggio femminile si manifesta maggiormente all’aumentare del livello di istruzione. Per le posizioni con laurea e oltre, la retribuzione oraria delle donne è di 16,1 euro contro 23,2 euro degli uomini. Il differenziale è quindi pari a -30,6%. Tuttavia, precisa l’Istat, l’Italia ha un gender pay gap tra i più bassi in Europa, sintesi di un valore molto basso per il settore pubblico e di un valore per il settore privato in linea con gli altri paesi europei.