Alla fine piangono Cio Cio San e Suzuki. Nel senso che piangono per davvero, non per necessità scenica, il soprano uruguaiano Maria Josè Siri e il mezzosoprano bresciano Annalisa Stroppa. Lacrime che scendono mentre guadagnano la ribalta, subito dopo le ultime note della Butterfly. Segno che la tensione era alta, la concentrazione pure. E d’altra parte Siri e Stroppa sono state le più applaudite e, se il soprano è “aiutata” dal fatto di interpretare il ruolo della protagonista (peraltro ancora più solitaria di altre eroine pucciniane come Tosca e Mimì), per la cantante italiana il trionfo della Scala si basa anche su un “combinato disposto” (oddio, anche qui!) tra voce, presenza scenica, essenzialità, asciuttezza. Insieme a loro, poi, il teatro ha omaggiato in particolare Carlos Alvarez, il baritono che ha interpretato il console Sharpless. Un trionfo, insomma, spinto anche dalle “seconde voci”, nel senso di quelle dei co-protagonisti.

I minuti di applausi per la Madama di Giacomo Puccini sono più di 13 alla fine della Prima. Dal loggione sono stati lanciati anche fiori, in parte finiti tra percussioni, organo e contrabbassi della buca. E’ il grande riscatto dell’opera, la terza in ordine cronologico (1896, 1900, 1904) del trittico con cui Puccini conquistò il pubblico nel Novecento. Alla “prima Prima” fu un disastro, anche se forse ordito dagli editori rivali di Giulio Ricordi, che seguiva Puccini. Una performance che spinse Puccini a modificare l’opera, a cominciare dallo “spezzettamento” da due a tre atti. Quindi il riscatto è doppio e la nuova scommessa del direttore musicale della Scala Riccardo Chailly è vinta: dopo la Fanciulla del West, ha riproposto la versione originale anche della più famosa Butterfly ed è stata una vittoria. I giornali danno più meriti a costumi e scenografia che non alla regia di Alvis Hermanis che – scrivono gli esperti di lirica dei giornali più importanti – non ha aggiunto niente (“ed è meglio così” è l’implicito).

Una “rivincita per Puccini che dimostra la sua grandezza” dice Chailly che ha dimostrato di aver curato l’opera fino ai dettagli (proprio come faceva Puccini quando componeva). “Sono molto soddisfatto e appagato della qualità del casting, della scenografia e della musica – dice Chailly – E un’inaugurazione che mi ha dato soddisfazione. Puccini è un autore imprescindibile nella storia della Scala e con 104 anni di ritardo stasera gli viene riconosciuto il valore della Butterfly”. Per il direttore della Scala il compositore lucchese “è un autore imprescindibile per la storia della Scala a cui noi tutti dobbiamo tanto”. E per contro il sovrintendente Alexander Pereira sottolinea che “nessuno al mondo può dirigere quest’opera come lui”.

Il resto l’ha fatto un’opera che mette insieme la popolarità e l’immediatezza della musica di un compositore “moderno” come Puccini (il coro a bocca chiusa è stato forse più intenso di Un bel dì vedremo) e una storia che è senza tempo, come spesso accade alle storie dell’opera lirica. La storia di una donna – anzi, poco più che bambina, Cio-Cio-San, 15 anni, “Quindici netti, netti, sono vecchia di già” -, che fa la geisha, e viene ingannata e subito tradita, sedotta e abbandonata. Con l’aggravante che lei è di umile tenore di vita, il suo patrimonio è tutto nell’identità e nell’appartenenza alla sua famiglia, che in Giappone valgono doppio, valori che però svende subito pur di coronare il sogno d’amore promesso dal conquistatore (di cuori) straniero. Quest’ultimo scappa un mese dopo il matrimonio, torna alla sua vita “normale”, negli Stati Uniti, lasciandola incinta senza saperlo. La fede “incrollabile” in un ritorno dell’amato darà a Cio-Cio-San – l’energia per andare avanti, il bambino sembra essere un’arma in più per convincerlo, quando tornerà. Finché lui non torna, ma ammogliato. E qui esplode tutta la capacità di Puccini di tratteggiare i profili psicologici, e degli uomini e delle donne. E’ la nuova moglie di Pinkerton (il seduttore meschino) a dire infatti la verità alla Farfalla, non lui: un grande classico del coraggio maschile. Lui arriva nella sua casa, ma poi non riesce ad affrontare la situazione, chiede ad altri di parlare al posto suo alla donna che abbandonò. Lei, la Farfalla, si ammazza e lascia che il bambino viva dove può vivere dignitosamente.