E’ una vittoria quella dei No, ma allo stesso tempo un paradosso dei nostri tempi: giubiliamo per la sconfitta del becero tentativo di stuprare la Costituzione, ma alla fine siamo nella medesima condizione di prima. Lo stesso tasso di disoccupazione, lo stesso dissesto idrogeologico, la stessa condizione drammatica dei mezzi di trasporto pubblici e delle scuole per non parlare degli ospedali. Per intere settimane il Paese si è fermato e non si è discusso d’altro; nel frattempo, la finanza internazionale, le multinazionali e i poteri massonici e mafiosi hanno continuato a colonizzare il nostro Paese muovendo immense quantità di capitali.

E’ stato fondamentale fermare lo scellerato tentativo di Matteo Renzi, presidente del Consiglio non eletto da nessuno (non è neppure deputato), che si è arrogato il diritto di sfregiare la Costituzione. Il popolo italiano dopo Mussolini, Craxi e Berlusconi sembra che abbia finalmente imparato la lezione; ha detto un chiaro no a Renzi che è un perfetto cocktail di questa tradizione autoritaria ed egoica made in Italy.

Personalmente non ne avevo dubbi l’avevo scritto qui il 19 agosto che gli italiani avrebbero rigettato con determinazione questa riforma Frankenstein imposta da banche speculative come la JP Morgan. Matteo Renzi, su mandato di Giorgio Napolitano a sua volta sollecitato da poteri bancari internazionali, ha tentato di deturpare la nostra Carta Costituzionale la cui colpa è quella di essere un chiaro proclama di diritti favorevoli al popolo e non alle élite.

Dopo la tragica esperienza fascista, i 75 membri appartenenti alla commissione costituente edificarono un argine a successive derive autoritarie. L’autoritarismo odierno però è più subdolo, non è facilmente individuabile per gli indumenti che indossa o per le parole che proclama. Il fascismo odierno è silente e invisibile.

Tuttavia, anch’esso per attuarsi necessita di poca democrazia, di una bassa partecipazione e consapevolezza popolare. L’odierno fascismo 2.0 non usa per sottomettere i cittadini la Beretta e l’olio di ricino, ma la pubblicità e il mouse. E’ il potere della grande finanza internazionale e delle multinazionali che muove i politici come marionette. Renzi è stata solo l’ultima. Ma i governi passano, la Costituzione resta.

Affinché quella dei No possa davvero generare una nuova stagione democratica serve intraprendere un nuovo percorso costituente che miri, finalmente, all’applicazione dei diritti sanciti in essa. Si pensi al diritto al lavoro (disoccupazione al 12%), all’uguaglianza (povertà al 28%), alla sanità (mesi per un accertamento) e soprattutto alla sovranità popolare (sottomessa ai potentati economico finanziari). Non è sufficiente aver posto con un matita una x sul No.

La vera sfida, per chi davvero vuole intraprenderla, comincia oggi. Sono tanti altri i No che vanno fatti passare e per questi non basta un colpo di matita. Va detto un chiaro No alla moneta unica che non permette quegli investimenti pubblici fondamentali per risanare un Paese che degrada, dove i servizi essenziali sono al collasso. Va detto un chiaro No a tutte le guerre compresa quella tra poveri innescata dalle élite che mirano ad abbassare il costo del lavoro ponendo in una voluta conflittualità immigrati e autoctoni.

Va detto un chiaro No alla sottomissione militare, economica e culturale agli Stati Uniti che, dopo il secondo conflitto mondiale, usano noi cittadini come consumatori di merci delle loro multinazionali e il nostro territorio come portaerei ove posizionare le loro 140 basi militari e 70 bombe nucleari (come riportato da un’inchiesta de l’Espresso). Non devono essere più permesse ingerenze ignobili come quella dell’ambasciatore Usa John Phillips che minacciò: “Se passa il No, passo indietro e addio investimenti”. L’Italia deve essere un Paese sovrano e non una colonia sotto ricatto.

Il potere politico al servizio delle élite, proprio come è stato fatto con il referendum sull’acqua, continuerà a bypassare la volontà popolare e farà di tutto per addomesticare i precetti presenti nella nostra Costituzione, per depauperare i nostri diritti e renderli merce da poter svendere al miglior offerente. L’ondata di consapevolezza, nata con la vittoria del No, non va dispersa, ma va fatta crescere per creare nuove difese ai prossimi attacchi dei novelli barbari che vogliono distruggere i nostri diritti e le nostre libertà. Ma soprattutto, seguendo il volere dei costituenti, va costruito un nuovo modello di società basato sul bene comune e non su quello dei pochi anelato da Renzi e dai suoi manovratori.