I due amici che dormivano con Cranio Randagio non sono colpevoli di omissione di soccorso. È quanto emerge dall’indagine del pm Maria Rosaria Guglielmi sulla morte di Vittorio Bos Andrei, il rapper 22enne noto per la sua partecipazione a X-Factor. La rapidità con la quale il figlio dei proprietari di casa Pierfrancesco e un altro ragazzo hanno chiamato il 118 e i loro tentativi di cercare aiuto, scrive Repubblica, dimostrano per la procura la volontà di aiutare l’amico. L’inchiesta non è ancora chiusa e al momento non risultano indagati. Per capire cosa sia realmente accaduto quella notte i pm hanno raccolto diverse testimonianze e la Procura di Roma indaga per “morte in conseguenza di altro delitto”. Intanto sulla pagina Facebook di Cranio Randagio è apparso un nuovo post, con un’immagine e la scritta: “A braccetto con la nostalgia canticchiando una mia melodia che in mezzo a sta melma mi salva e ripara da ogni diceria”. Una frase tratta dalla sua canzone ‘Vittorio come va?

La ricostruzione – La sera di venerdì 11 novembre in un appartamento a Roma, nel quartiere Balduina, Cranio Randagio partecipa a una festa con altri 13 invitati. “Una cena come tante”, racconta qualcuno dei presenti. Alcuni negano la presenza di droghe pesanti, altri invece, come riporta Repubblica, dicono che fossero state portate anche cocaina e metanfetamine. Tutti concordano sull’aver fumato marijuana. Finita la festa, rimangono nell’appartamento Pierfrancesco, figlio dei proprietari di casa, Vittorio e un terzo amico. “Ci siamo semplicemente addormentati, non abbiamo notato niente di strano in Vittorio”, metteranno a verbale i due ragazzi.

La prima telefonata al 118 è alle 13:55 di sabato 12 novembre: “Ci siamo svegliati da pochissimo” dicono i due al telefono, secondo quanto scrive Repubblica. Pierfrancesco si accorge che il suo amico rapper non respira e chiama prima sua madre, per chiedere di avvertire il loro vicino di casa dottore. Alla fine dal medico ci va l’altro ragazzo presente, ma in casa non trova nessuno, mentre lui chiama i soccorsi. Pierfrancesco, poi, intorno alle 14:08 richiama il 118, ma nel frattempo arrivano i medici. Provano a rianimare Vittorio. Alle 14:15 arriva il proprietario di casa, poi la polizia. Quando la madre chiama al cellulare il figlio, riporta Repubblica, nessuno le risponde.

La ricostruzione degli inquirenti sembra dunque assolvere i presenti dall’accusa di omissione di soccorso. La madre del cantante, Carlotta Mattiello, aveva invece lamentato il ritardo nella chiamata dei soccorsi: “Forse mio figlio poteva essere salvato, qualcuno avrebbe dovuto dire qualcosa, avvertirmi subito”. Stessa posizione degli amici storici di Cranio Randagio, che non erano con lui alla festa: “Quella mattina c’erano solo codardi. Noi avremmo chiamato mamma Carlotta”. Gli inquirenti, scrive Repubblica, non hanno in realtà mai dato tanto peso a questa ipotesi. Le indagini si concentrano invece su due aspetti: cosa ha causato l’arresto cardiaco di Vittorio e da dove veniva la droga che avrebbe assunto durante la serata. L’autopsia svolta dal professor Antonio Oliva aveva smentito la presenza di una eventuale malformazione congenita al cuore, ma solo l’esame istologico darà una risposta definitiva.

Il post su Facebook – “Ciao Randagi, sono andato via così in uno stupido sabato di Novembre, poco importa come o dove, o forse si”. Comincia così il post apparso sulla pagina Facebook di Cranio Randagio. Probabilmente sua mamma o qualcuno dei suoi amici più cari ha deciso di riprenderla in gestione, come spiega: “Quello che davvero importa è il viaggio che abbiamo condiviso insieme fino ad ora. Ho portato via con me pezzi di anima di ogni persona che ho incontrato, lascio a voi in cambio tutto quello che vorrete trovare nelle parole che ho scritto in questi anni e nella mia musica. Riapre quindi la mia pagina perché il nostro non sia un addio, anche se non è qui che davvero mi troverete, ma in quella nota che ancora vibra nei nostri cuori”. Sotto il testo un’immagine di Vittorio con un verso della sua canzone ‘Vittorio come va?’.