“Qualcuno avrebbe dovuto dire qualcosa, avvertirmi subito e non l’ha fatto. Non so se Vittorio poteva essere salvato, questo non spetta a me stabilirlo, ma so soltanto che mio figlio è uscito venerdì sera per andare a una festa e non è più tornato”. Sono le parole di Carlotta Mattiello, la madre di Vittorio Andrei, in arte ‘Cranio Randagio‘, il rapper ex concorrente di X-Factor trovato morto sabato 12 novembre alla Balduina dopo un festino. In un’intervista al Corriere della Sera la mamma si lamenta con chi avrebbe potuto chiamare subito i soccorsi e invece è colpevole di un ritardo che potrebbe essere risultato fatale: gli amici di Vittorio, che secondo gli investigatori hanno aspettato almeno un’ora prima di dare l’allarme. Quattro di loro sono già stati individuati, altri sette ragazzi saranno interrogati. Ma si cerca anche chi avrebbe venduto al gruppo alcuni etti di marijuana.

“Solo alle quattro del pomeriggio di sabato (12 novembre) si sono presentati a casa mia due poliziotti che mi hanno invitato a seguirli in commissariato – spiega la donna al Corriere della Sera – La notizia di quello che era successo a mio figlio me l’ha comunicata il magistrato. Adesso non voglio farmi idee, non mi piace neanche pensarle. Voglio avere fatti e voglio che sia la polizia a darmeli”. La mamma dice di non conoscere la comitiva con cui suo figlio stava festeggiando alla Balduina. Sono persone che “conosceva da poco tempo, so che avevano fatto dei video e glieli avevano mostrati. Due settimane fa ne avevano girato uno insieme proprio qui sopra, sul nostro terrazzo”. Carlotta Mattiello però pretende di avere una spiegazione per quel comportamento che potrebbe essere costato la vita a Vittorio: “Credo che di fronte a un problema come quello che si è presentato, ci si possa comportare anche in un altro modo. Quando ho visto che sabato non era ancora tornato, mi sono preoccupata e ho cominciato a telefonare. Ho chiamato tutti, ma i cellulari erano spenti. Tutto questo aspetto non è molto chiaro. Mi sarei aspettata che qualcuno mi dicesse cosa era successo prima che la polizia suonasse alla mia porta. Ma non è successo”.

Poi il ricordo del figlio: “L’ultima volta che l’ho visto mi ha detto ‘Mamma, vado a una festa‘, come mi aveva detto miliardi di altre volte, come fanno tutti i ragazzi della sua età. Aveva vissuto due anni da solo a Milano, dove era andato a studiare, cosa avrei dovuto rispondere?” E la speranza che non venga dimenticata la sua passione per la musica: “Era un rapper che a giugno si era laureato a Milano in fonica e che era poi tornato a vivere a Roma. Aveva sogni e ideali, cercava di dare una prospettiva a tantissimi ragazzi. Vorrei che la gente continuasse a prendere dalle sue parole la speranza per la vita che lui stesso aveva. Invece ha avuto questa fine ingloriosa rispetto ai suoi messaggi”.