Il bimbo affetto da autismo di San Giuseppe Jato lasciato solo in aula dai compagni di classe per volere dei genitori la prossima settimana tornerà in classe. Giovedì mattina il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, papà di una bambina autistica, ha fatto visita alla scuola primaria del paese per incontrare la mamma del piccolo, la dirigente dell’istituto Natalia Scalisi e tutti i soggetti interessati, capire quanto accaduto e trovare una soluzione. Il fatto è accaduto la scorsa settimana: dopo mesi di malumori, i genitori dei compagni di classe del bimbo autistico hanno deciso di non portare in classe i loro figli per provocare la reazione della scuola.

“Quanto è successo, nel momento in cui i genitori hanno deciso di non portare più i bambini a scuola, è un gesto deplorevole figlio di un’inclusione che quest’anno – ha spiegato Faraone – non sta più funzionando, a differenza dell’anno precedente. Ho chiesto all’ufficio scolastico regionale di capire se ci sono le condizione per far funzionare le cose con la collaborazione di tutti”. Intanto la preside ha dato notizia che i genitori dei compagni di classe del bimbo autistico hanno scritto una lettera per scusarsi nella quale dicono di essere costernati e affranti per quanto è successo specificando che il gesto non voleva essere discriminatorio.

Una giustificazione che non ammette Gianluca Nicoletti, giornalista di Radio24, papà di un ragazzo autistico, autore di diversi libri sul tema e fondatore del sito www.pernoiautistici.com: “Su questo argomento c’è una totale, radicale e profonda ignoranza della scuola, degli insegnanti di sostegno, dei dirigenti, anche della neuropsichiatria. E’ chiaro che in mancanza di informazioni e cultura a San Giuseppe Jato si è fatta una cosa scellerata e abominevole. La scuola dovrebbe prevenire questi episodi. Immagino il disagio di quella mamma che ora con grande coraggio riporterà il figlio in quella classe. Quella madre si è trovata di fronte a dei genitori che hanno fatto un atto collettivo, preordinato”.

Secondo Nicoletti, che sta girando anche un film sul tema, “la scuola deve mettere la classe nelle condizioni di non arrivare a questi punti, deve dare gli strumenti a genitori e bambini per accettare questo disagio perché tale è ma dobbiamo fare uno sforzo culturale”. E sulla vicenda di San Giuseppe Jato non ha dubbi: “Faraone si è mosso immediatamente, ha fatto il possibile; la scuola ora dovrà lavorare sulle famiglie, dovrà spiegare loro che questo problema arricchisce i loro figli”.

Il primo a essere consapevole di ciò è proprio il sottosegretario che è deciso a cambiare radicalmente la formazione dei docenti su questo tema: “L’autismo è un disturbo poco conosciuto. Lo so bene da padre di una ragazza con questo disturbo: la prima volta che sono entrato in contatto con la parola “autismo” non avevo idea di cosa fosse, ricordo di aver dovuto cercare su Google di che si trattasse una volta andato via dal terapeuta. Adesso Sara ha 14 anni e molto è cambiato da allora. C’è una consapevolezza che si diffonde sempre di più”.

Il sottosegretario l’ha vissuta sulla sua pelle. Sa cosa vuol dire avere un figlio autistico e conosce anche i limiti della nostra società: “L’ignoranza genera paura e isolamento e noi stiamo intervenendo proprio per squarciare il telo dell’ indifferenza e fare capire a ciascuno quale fonte di arricchimento possa essere la diversità. La scuola italiana è all’avanguardia da questo punto di vista ma possiamo fare ancora tanto per sradicare certi residui di ipocrisia nell’inclusione. E lo stiamo facendo con la delega in chiusura in questi giorni. Stiamo dicendo che ci vuole una formazione diffusa in tutta la comunità scolastica (anche tra i genitori)”.

E su questa strada sembra andare il percorso individuato ieri a San Giuseppe Jato: “Ho avuto la collaborazione della preside e degli insegnanti, del consiglio di istituto della mamma del bimbo che ha dato la propria disponibilità a volerci riprovare. Il piccolo la prossima settimana tornerà a scuola e questa è la cosa più importante. Verificheremo se questo percorso condiviso, che riguarda la scuola e il contesto complessivo, funziona. Se avverrà, come auspico, avremo fatto un bel servizio alla collettività altrimenti interverremo di nuovo. Sono fiducioso e vorrei evitare l’anomalia della presenza mia e dei dirigenti dell’ufficio scolastico regionale per intervenire in situazioni come queste. La scuola funziona quando non c’è bisogno di un sottosegretario che si muove”.