A guardarlo da vicino lo stadio Francioni di Latina si mostra come un Giano bifronte. Da una parte la struttura esterna in piena architettura razionale del ventennio, gonfia di orgoglio, quasi a mostrare i muscoli dei contadini bonificatori venuti dal Veneto. All’interno ti appare quasi come un campo di periferia, un po’ malandato, di certo inadeguato per una squadra di seconda serie. A Latina, però, il Francioni è anche altro, è il simbolo del sistema, il portale attraversato dalla città che conta, dove si uniscono il mondo di sotto dei Di Silvio, le famiglie legate ai Casamonica, e i colletti bianchi, i deputati e i sindaci. L’inchiesta Olimpia – che ha portato a 16 ordinanze di custodia cautelare – ha colpito qui, nel cuore della città. Lo chiamano “Sistema Latina”, anche se in fondo altro non è se la solita combriccola di imprenditori troppo furbi e amministratori infedeli.

Tra i capi d’imputazione c’è però anche l’accusa che entra nella carne viva dell’ex Littoria, città nata nel ventennio. E’ finito in carcere l’ex sindaco Giovanni Di Giorgi, avvocato, esponente della destra di Fratelli d’Italia; potrebbero aprirsi le porte della cella – su di lui pende una richiesta di autorizzazione – anche per Pasquale Maietta, deputato e tesoriere alla Camera del partito della Meloni e proprietario-presidente del Latina calcio. Attorno a loro una nebulosa di complicità, interessi, omertà e magari semplice quieto vivere. Non solo ex assessori, consiglieri comunali, presidenti provinciali di partito (arrestato quello di Forza Italia, indagato quello del Pd): i magistrati indicano anche altri piani, molto più istituzionali.

Le coperture istituzionali. Il Gip Mara Mattioli scrive nell’ordinanza di 500 pagine, in relazione ad una intercettazione ambientale tra due dirigenti comunali sullo Stadio Francioni: “La conversazione è poi particolarmente significativa del sistema illecito in cui hanno operato gli indagati per anni, contando anche su coperture nelle istituzioni, tra cui l’ex questore Intini”. Alberto Intini – che dallo scorso aprile svolge la funzione di Questore a Firenze – non risulta indagato dalla procura di Latina, anche se il suo nome è citato più volte all’interno dell’ordinanza. E’ stato questore di Latina in un momento estremamente delicato per il calcio della città, quando la squadra, nel giugno del 2013, approda in serie B. L’anno successivo sfiora l’occasione di entrare in serie A, perdendo la partita decisiva in casa. Una stagione al centro delle indagini dei carabinieri, coordinate dal pm pontino Giuseppe Miliano.

Al questore Intini è legato un altro personaggio chiave della storia, Gianfranco Melaragni. Ex poliziotto, dal 2001 ai servizi, già caposcorta di Silvio Berlusconi, nel periodo chiave del 2013-2014 è stato capo di gabinetto dell’ex sindaco De Giorgi. Diverse fonti assicurano a ilfattoquotidiano.it che Melaragni a Latina è arrivato grazie alla sua amicizia con Alberto Intini, che conosceva fin dai tempi della squadra mobile romana. Una conoscenza rafforzata dal ruolo delle rispettive mogli: in servizio alla presidenza del consiglio la moglie di Intini (dal cui ruolo proviene Melaragni), con un incarico di vertice all’Interno la moglie di Melaragni. Insomma, l’ambiente a cavallo tra servizi e Viminale.

A Latina il ruolo di Melaragni era chiaro. Da una parte fare da scudo di protezione per l’ex sindaco, intervenendo – come vedremo – quando odora il pericolo dietro l’angolo (ovvero indagini scomode). Dall’altra si occupa proprio dello stadio, come appare evidente oggi leggendo le tante intercettazioni che lo riguardano contenute dell’ordinanza dei magistrati di Latina. E’ lui, ad esempio, ad intervenire sui dirigenti comunali – su mandato dell’allora sindaco – per noleggiare a spese dell’amministrazione un potente gruppo elettrogeno destinato al Latina calcio. Il suo ruolo, però, diventa decisamente curioso alla fine del 2014.

Quella strana interrogazione parlamentare. “Il potere del “gruppo”, disposto a tutto pur di proseguire nel programma criminoso, non esita neanche a sfidare le istituzioni che potrebbero rappresentare per loro un ostacolo”, scrive il Gip Mattioli nell’ordinanza. Si riferisce ad un episodio già emerso nei mesi scorsi in commissione antimafia – raccontato da Il Fatto quotidiano – su un’interrogazione parlamentare del novembre 2014, a firma Pasquale Maietta e diretta contro il nuovo questore di Latina Giuseppe De Matteis, che da pochi mesi aveva sostituito Intini. De Matteis l’8 novembre aveva rilasciato un’intervista dove puntava il dito proprio sul tema dell’urbanistica e sul Latina calcio come settori “problematici” della città.

Era un segnale chiaro, l’aria era cambiata. “Il Melaragni ed il Maietta – prosegue la ricostruzione del Gip – si attivano immediatamente per promuovere un’interrogazione parlamentare nei confronti del Questore De Matteis”. E l’intercettazione captata dagli investigatori è chiara: “Pasqua’ – dice l’ex caposcorta di Berlusconi al deputato di Fratelli d’Italia – ….facciamo un’interrogazione parlamentare ….tu come parlamentare …. te la circostanzio io …poi vediamo se lui parla ancora”. Quell’atto parlamentare – poi ritirato, con notevole imbarazzo, da Maietta – si è dimostrato alla fine un vero e proprio boomerang. Un anno dopo sarà proprio la Polizia di Stato – con a capo il questore De Matteis e il nuovo capo della mobile di Latina, oggi a Salerno, Tommaso Niglio – a svelare quel mondo di sotto che girava attorno al calcio, quell’intreccio perverso tra le famiglie Di Silvio (parenti e alleati dei romani Casamonica) e la tifoseria, con l’inchiesta “Don’t touch”. Con in testa la figura di Costantino “Cha cha” Di Silvio, magazziniere del Latina Calcio, figura vicinissima a Pasquale Maietta, che era in grado di comandare le organizzatissime tifoserie. Si rompeva, per la prima volta, l’incantesimo del calcio intoccabile, mentre la nuova inchiesta terminata con i 16 arresti scaldava i motori. E in molti assicurano che non è finita qui.

Il calcio prima di tutto. Nella storia di Latina quello stadio ha sempre avuto un peso specifico enorme. Dal 1999 al 2000 dal Franciosi è passato Angelo Deodati, imprenditore dei rifiuti legato a doppio filo a Manlio Cerroni. Divenne patron della squadra pontina mentre le sue ruspe iniziavano a scavare uno dei più grandi invasi della discarica di Borgo Montello. Sistemate le cose, Deodati lasciò la città, andando in missione in altre province. Da qualche anno il patron è lui, il deputato di Fratelli d’Italia, di professione commercialista (con un giro d’affari dichiarato di 1,4 milioni di euro) Pasquale Maietta. E’ sicuramente un uomo di stretta fiducia di Giorgia Meloni, tanto da avere in mano fin dal 2013 i conti del partito. Ora si trova chiamato in causa con una richiesta di arresto in carcere che la giunta per le autorizzazioni a procedere – presieduta dal suo compagno di partito Ignazio La Russa – dovrà istruire. L’accusa è pesantissima: associazione per delinquere finalizzata all’abuso d’ufficio, alla turbata libertà degli incanti e al falso ideologico, e concussione.

Quello che avveniva a Latina – secondo la ricostruzioni delle indagini – mostra come Maietta e gli uomini del calcio – e più in generale dello sport – fossero i veri padroni della ferriera. Mancava una scheda dall’impianto dell’aria condizionata del palazzetto dello sport? Gli uomini della cricca l’andavano a prendere all’ospedale. Occorreva riparare la caldaia del campetto gestito dai Di Silvio, gli amici Sinti del presidente Maietta? Ci doveva pensare il Comune, anche se la struttura era privata. E così per lo stadio, per i consumi elettrici, per l’acqua per annaffiare i campi di gioco. Ogni desiderata era un ordine. Un pallone talmente importante – quello del Latina – da influenzare anche i livelli nazionali del calcio. Partendo dall’ex questore della città Alberto Intini, che appena lascia Latina – prima di approdare a Firenze – va a presiedere l’osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, organismo del Viminale che deve vigilare sulla violenza negli stadi, dando importanti pareri sulle partite a rischio (che a Latina non mancano). Poco dopo nello stesso organismo entra l’ex sindaco – oggi agli arresti – Giovanni Di Giorgi, in quota Anci. E, pochi mesi fa, quando Intini diventa questore a Firenze, nell’osservatorio entra – in quota procura federale del calcio – Gianfranco Melaragni, l’ex capo scorta di Berlusconi. Tante coincidenze, che portano tutte verso lo stadio Francioni.