Caro Staino,

come tuo antico seguace (oggi si dice ‘follower’) ti esprimo la mia totale solidarietà nella polemica scatenata dalle volgarità gratuite scritte su Bersani, ma, visto che si parla di collaboratori, ti rubo due minuti per parlarti di una delle grandi firme dell’Unità scomparsa da tempo sia dalla versione cartacea che da quella online e cioè di Danilo Maramotti.

Quando è stato lasciato a casa, dopo 15 anni di gloriosa collaborazione, ha dovuto apprendere la notizia dai giornali.

Non c’è stato nessuno – della direzione o della Redazione – che abbia avuto il tempo di alzare il telefono e dirgli : “Da oggi non lavori più”.

Non lo hai chiamato nemmeno tu, che fosti il suo capo e punto di riferimento per tanti anni.

Questo, scusa la franchezza, più che un comportamento da ‘compagni’ o da colleghi, evoca certe pratiche sbrigative inaugurate dal Job-Act, con la differenza che se ti cacciano con la cosidetta “libertà di licenziare”, devono darti almeno un anno o due di stipendio.

Ora, considerato che “L’Unità” deve ancora a Maramotti compensi arretrati per anni di lavoro, cioè per decine di migliaia di euro, credo che colui che è stato la quarta firma della satira italiana, l’umorista adorato da Del Buono, meriterebbe almeno un briciolo dell’attenzione destinata a @Frondolino.

Una telefonata non lo aiuterebbe a pagare il mutuo, ma forse dissiperebbe il sospetto di chi lo conosce e lo stima che sia stato rottamato perché non abbastanza renziano.