Le assunzioni degli statali, il riordino dei dipartimenti, i soldi per i servizi dei Municipi (ma non quelli governati dal Pd), i piani per il futuro delle partecipate e della mobilità: dopo un mese di stallo dovuto al caos delle nomine, la giunta Raggi si è finalmente messa in moto con i suoi primi, veri provvedimenti. Ma c’è una scadenza che assilla tutto l’esecutivo e in particolare il nuovo assessore Andrea Mazzillo: il 31 dicembre 2016, data entro cui bisogna approvare il bilancio di previsione per il 2017. Per farlo, però, bisogna tirare la cinghia e trovare altri 234 milioni di euro per coprire i debiti fuori bilancio che si sono accumulati e che hanno portato la sindaca Raggi a parlare di “far west” nei conti della Capitale. Per il momento in Campidoglio ostentano ottimismo: “Onoreremo tutte le scadenze di legge”, afferma l’assessore. Ma non sarà facile, visto che da rispettare c’è già un rigido piano di rientro. Anche perché nel bel mezzo di questa operazione potrebbe venire a mancare una delle pedine cardine dei conti capitolini: il capo della Ragioneria, Stefano Fermante, è in scadenza il 31 ottobre e salvo sorprese dell’ultimo minuto verrà sostituito. Chi arriverà al suo posto, si troverà ad iniziare praticamente da zero nel momento più delicato. Non proprio il massimo per un bilancio già così complicato da chiudere, come riconoscono persino in ambiente 5 stelle.

MUNICIPI PD A SECCO: CHIEDONO SUBITO 1,5 MILIONI – La maggior parte degli sforzi della giunta di Virginia Raggi, in questo momento, è concentrata sul bilancio. I problemi per trovare il nuovo assessore hanno fatto saltare la manovra di assestamento prevista per il 30 settembre: per le esigenze immediate sul territorio si procederà con singole variazioni di bilancio. Come quella con cui a inizio mese sono stati destinati 9 milioni di euro ai servizi sociali di otto Municipi. Ne restano però altri 7 da accontentare, tra cui i primi due governati dal Partito Democratico che per il momento non hanno ricevuto nulla (con inevitabili polemiche): in particolare il Municipio I ha chiesto un milione di euro, di cui 200mila per il sociale; il Municipio II 585mila euro, di cui 280mila per servizi sociali che non saranno più garantiti dal primo novembre. L’opposizione aspetta questi fondi (almeno quelli per le emergenze) entro il prossimo 31 ottobre, quando verrà approvata una nuova variazione, altrimenti tornerà alla carica in aula. Si tratta comunque di “spiccioli”, quasi dettagli al confronto della vera partita che si gioca sul bilancio di previsione 2017 e su ben altro ordine di importi: parliamo di 4 miliardi di euro, milione più, milione meno.

MANCANO 234 MILIONI – È la cifra messa nero su bianco sul piano di rientro approvato nel luglio 2014 e che il M5s intende rispettare (impensabile fare altrimenti, del resto). Ed è questo lo spazio di finanza pubblica in cui Mazzillo deve tassativamente muoversi, al netto di ulteriori concessioni che l’assessore ha già chiesto ma che difficilmente verranno accettati dal governo. La delicatezza dell’operazione è testimoniata anche dalla prudenza delle dichiarazioni ufficiali: nessuno si sbilancia in cifre o congetture. “Il Comune sta lavorando al previsionale 2017. Non siamo solo noi, ma tante amministrazioni locali ad essere in affanno”, si è limitato a dire Mazzillo in occasione della presentazione di Open Bilancio, l’iniziativa con cui promette di rendere consultabili tutti i conti degli ultimi dieci anni e di portare “il cittadino al centro dell’amministrazione”. Ma con o senza trasparenza, vanno trovati 234 milioni di euro entro la fine dell’anno, secondo la stima contenuta nell’ultima relazione dei revisori dei conti.

In questo momento ragioneria e assessorato stanno lavorando ad una stima dei fabbisogni di spesa corrente di tutti i Municipi e Dipartimenti, non soltanto in base allo storico (come si faceva in passato) ma attraverso l’applicazione di nuovi indicatori che tengono conto di variabili complesse e dovrebbero portare a dei risultati più dettagliati. Quando finirà questo censimento, si cercherà di rimodulare e ottimizzare le spese, individuando e tagliando gli sprechi, per farle combaciare con quei 4 miliardi e 21 milioni di euro indicati dal piano di rientro, senza dover procedere a tagli troppo dolorosi. Anzi, bisogna tenersi larghi per riassorbire quei debiti. Secondo i pessimisti, il buco potrebbe allargarsi fin quasi a 400 milioni di euro, se il governo facesse venir meno i 110 milioni di extra-costi per il mancato rispetto del piano (specie in tema di dismissioni delle partecipate). Ma questa è un’ipotesi che in Campidoglio non vogliono neanche prendere in considerazione. Per recuperare questi soldi Mazzillo potrebbe anche tentare di frazionare i debiti su più anni, o chiedere al governo un allentamento del patto. Non è detto, però, che la risposta sia positiva.

CAMBIA IL RAGIONIERE GENERALE – In tutto questo, un ulteriore elemento di complicazione è dato dalla rotazione dei dirigenti in Campidoglio. Una procedura di prassi, che la sindaca Raggi intende gestire con un nuovo sistema ad interpelli volontari per “premiare il merito”. Peccato che fra le figure apicali coinvolte ci sia anche quella del ragioniere generale: il vero tecnico dei conti capitolini cambierà nel bel mezzo della delicata stesura del previsionale. L’attuale titolare della carica va in scadenza il 31 ottobre: si tratta di Stefano Fermante, lo stesso dirigente che aveva fatto molto rumore fa con le sue accuse alla gestione della Raggi. La sua sostituzione rallenterà inevitabilmente quella che è già una corsa contro il tempo. Infatti anche all’interno del gruppo 5 stelle qualcuno aveva suggerito la sua proroga almeno fino alla fine dell’anno e all’approvazione del bilancio 2017. Ma il polverone sollevato nelle scorse settimane e la tregua armata che ne è seguita difficilmente permetteranno la sua permanenza. “E se così sarà, vorrà dire che dovremo fare i conti pure con questo”, affermano dal gruppo 5 stelle. Farli quadrare non sarà semplice.

Twitter: @lVendemiale