Il titolo V scritto nella riforma della Costituzione sulla quale andremo a referendum, con Renzi è diventato una specie di cornucopia dalla quale esce un po’ di tutto: l’annullamento degli squilibri regionali, siringhe con lo stesso prezzo in tutta Italia, farmaci innovativi per i malati di cancro, insomma salute a go go uguale per tutti.

Naturalmente il titolo V non farà niente di tutto questo e la realtà della sanità pubblica resterà esattamente quella che è, cioè quella che da almeno 10 anni è decisa centralmente dal ministero dell’Economia.

Ma se l’uomo della cornupia con il titolo V promette universalismo, gratuità, giustizia nella realtà dura e cruda della gente succede esattamente il contrario, cioè discriminazioni, tassazioni e ingiustizie.

Di recente il ministero per la Salute attraverso l’Aif, l’agenzia per il farmaco, ha d’imperio trasferito dei contraccettivi orali dalla fascia gratuita alla fascia a pagamento.

L’espressione formale è riclassificazione anticoncezionali orali e il governo, senza consultare nessuno, cioè senza informare le nostre amate cittadine, con un semplice clik del computer ha dato l’ordine alle farmacie di far pagare alcuni contraccettivi ormonali orali da anni a carico del Sistema sanitario nazionale.

La cosa che non si capisce è il razionale di questa decisione a parte il fatto che in regime di de-finanziamento tutto ciò che si riesce a scaricare sul cittadino fa brodo. Si tratta di un genere di contraccettivi in commercio da anni, di basso prezzo quindi senza un particolare onere a carico della spesa pubblica, ma assunti da una fascia importante di donne, soprattutto giovani, incentivate e motivate in ragione della gratuità verso la scelta contraccettiva. Ricordo che questo genere di scelta è definita dalla legge da oltre 40 anni come un “comportamento consapevole e responsabile” e in quanto tale è per evidenti ragioni pratiche giustamente favorita e incoraggiata.

Proprio perché il costo per lo Stato di questa particolare classe di contraccettivi è basso, il provvedimento appare come un atto gratuito o peggio ideologico e per giunta contro le donne. Cioè contro un soggetto sociale a proposito di maternità consapevole già sufficientemente discriminato se pensiamo al numero enorme di obiettori di coscienza che nel nostro Paese negano il diritto di interrompere una eventuale gravidanza indesiderata.

Ma se è risibile il risparmio, mettendo questi farmaci nella fascia a pagamento il danno sociale considerando tutto è enorme perché cadendo l’incentivo della gratuità si impedisce alle giovani donne in condizioni economiche deboli di proseguire il loro percorso contraccettivo spingendole di fatto verso l’aborto e quindi a sbattere contro la barriera dell’obiezione di coscienza di massa.

Signor presidente del Consiglio Matteo Renzi, lei che è l’uomo della cornucopia, deve sapere che questi contraccettivi sono fondamentali per prevenire l’interruzione volontaria di gravidanza e che per questa non marginale ragione non dovrebbero essere a pagamento ma gratuiti, specie per chi non ha possibilità economiche. Ha forse dimenticato che ben 11 milioni di italiani rinunciano alle cure perché non possono permettersi di pagare i ticket? Non crede presidente che questo potrebbe accadere a proposito di contraccezione anche per le donne in condizioni finanziarie deboli? Le chiedo perché tassare la sessualità quando con pochi spiccioli per lo Stato le persone potrebbero godersi gratis fino in fondo i piaceri dell’asessualità senza inconvenienti?

Mi astengo dal fare facili associazioni con il Fertily day (troppo facile e banale) anche se è indubbio che senza contraccettivi o si fanno più coitus interruptus o più figli o più aborti. Mi limito solo a mettere a fuoco il senso nascosto di questa stupida e gratuita operazione di riclassificazione.

Il valore della gratuità in sanità è economico ma anche politico e sociale.

Sul piano economico la decisione di mettere a pagamento certi contraccettivi significa che, in regime di de-finanziamento, se vuoi fare l’amore il contraccettivo te lo paghi perché lo Stato non può farsene carico. Ma se ragioniamo di economia allora non ha senso che lo Stato per non pagare un misero contraccettivo rischi di pagare ben di più per una interruzione volontaria della gravidanza; come non ha senso che a causa dell’obiezione di coscienza esso spinga la donna in condizioni di insufficienza economica verso il privato o la clandestinità.

Sul piano politico sociale il discorso riguarda l’etica pubblica. In genere ciò che passa lo Stato è ciò che è giusto, corretto, opportuno, comprovato, necessario. Negare la gratuità per questi contraccettivi è come giudicarli cioè considerarli superflui, non importanti, inopportuni e quindi è un modo di giudicare la sessualità delle persone ma soprattutto di giudicare le donne che usano la contraccezione. Cioè mettere i contraccettivi a pagamento è come tassare il piacere, l’intimità, gli affetti ma questa specie di tassazione è nei fatti una svalutazione etica.

In conclusione io credo che mettere certi contraccettivi a pagamento sia tanto stupido quanto immorale e che l’uomo della cornucopia farebbe bene ad intervenire sul suo stravagante ministro per la Salute per mettere fine a questa deprecabile sopraffazione. Anche le donne votano.