Mentre il processo nei confronti di Nabil Rajab, previsto giovedì scorso, viene ulteriormente rinviato al 31 ottobre, si scopre che nel 2015 la Northern Ireland – Cooperation Overseas (Nico), un’azienda di stato britannica che ha sede a Belfast, ha ricevuto dal governo di Londra un milione di sterline per contribuire alla repressione in Bahrein. La denuncia arriva da Reprieve, l’organizzazione non governativa per i diritti umani che monitora regolarmente il rapporto tra politica estera del Regno Unito e violazioni dei diritti umani.

Nel 2015, sostiene Reprieve, una quindicina di esperti della Nico ha impartito formazione al personale delle carceri del Bahrein, dove la tortura è la norma. A beneficiare della formazione sono stati, tra l’altro, 400 agenti penitenziari di Jaw, dove si trova l’unico braccio della morte del regno e nel quale vi sono prigionieri in attesa dell’esecuzione. Tra questi, almeno uno sarebbe stato torturato per estorcergli la confessione sulla base della quale è stato condannato a morte.

Così, sottolinea Reprieve, in Bahrein una persona arrestata può essere picchiata da un agente addestrato dalla Nico; una volta in prigione, può essere torturata da una guardia addestrata dalla Nico; e una volta sporto reclamo, la sua denuncia può essere insabbiata o archiviata da un’inchiesta interna condotta da funzionari addestrati dalla Nico.

Reprieve ha rivelato anche l’esistenza di un progetto, finanziato dall’Unione europea per nove milioni di euro, intitolato asetticamente Sostegno all’ammodernamento dell’amministrazione della giustizia in Egitto. Il progetto, che ha capofilato francese e partner italiani e spagnoli, dovrebbe apportare cambiamenti ad aspetti procedurali del sistema di giustizia e fornire formazione a 98 giudici della Corte di cassazione del Cairo, per intenderci quella che deve ratificare le condanne a morte. Ci torneremo sopra.