Gianluca Vacchi, verrebbe da dire, è uno che sta allo scherzo. Anzi, forse è uno che dello scherzo si bea, consapevole che se si ama essere al centro della scena “più se ne parla, meglio è”. Lui stesso conferma questa idea nel video che l’8 ottobre ha ‘dedicato’ a Maurizio Crozza e postato sulla sua pagina Facebook: “Mi sono divertito moltissimo con la parodia di Ubaldo Pantani a Quelli Che Il calcio, mi sono divertito con Pucci, mi sono divertito con Vernia, anche se ci sono un paio di inesattezze sulle quali magari mi soffermo dopo”. Ma, appunto, c’è un “ma” ed è tutto per il comico genovese: “Mi dicono poi che ieri sera sono stato tirato in ballo da Crozza al che, pochi minuti fa, sono andato a vedere quello che ha detto e devo dire che mi ha abbastanza fatto sorridere”. “Abbastanza”, perché da questo punto in poi e per circa otto minuti di video Vacchi prova, con atteggiamento apparentemente pacato, ad attaccare il conduttore “nel paese delle meraviglie”.

“Crozza dice che io non sono uno che fa filantropia ma figantropia: sì, non posso negarlo, lo sono stato però sempre con coerenza. Cioè l’ho fatto in momenti in cui potevo farlo, cioè momenti nei quali io non ero sposato. Conosco della gente sposata ma aspirante figantropica che cade in tradimenti che poi una volta scoperti li mettono un po’ nel ridicolo, finendo a fare la satira di se stessi”. E non pago di passare al vaglio l’aspetto figantropico, si dedica anche a quello filantropico: “Sembra quasi – dice – che l’unico fine della ricchezza sia la filantropia il che mi trova pienamente d’accordo. Però io non credo che sia il caso di andare a fare del moralismo gratuito specialmente da parte di chi non è noto per essere uno che fa una vita francescana. Perché io non mi permetto di parlare di che filantropia fa Crozza: l’unica esperienza che ho avuto è che quando lo abbiamo ingaggiato alla Ima per il 50esimo, per intrattenere gli ospiti, il lauto compenso ricevuto non ci è stato detto di bonificarlo sul conto corrente di una onlus o di un’associazione di bene”.

Chiude con quella che, nel suo copione, deve aver individuato come stoccata finale: “L’autore di Crozza sta a Crozza come Boncompagni stava ad Ambra, solo che Ambra era molto bellina, aveva 15anni, Crozza ha un po’ di pancia in più e qualche capello in meno. Lei era più giustificata ad avere il microfonino… Il moralismo è una cosa noiosa e stancante. Cerchiamo di attraversare questo passaggio di vita che ci è concesso in estrema serenità”. Serenità che Vacchi augura anche a Crozza e al suo autore. “Enjoy“.