Vi ricordate quando Tony Blair affermò che Saddam Hussein possedeva le armi di distruzione di massa e che il suo armamento missilistico gli avrebbe permesso di arrivare in tre quarti d’ora sino a Londra? E ancora, vi ricordate di Colin Powell quando dinanzi alle televisioni di tutto il mondo mostrava una boccetta con un qualcosa di bianco dentro, affermando che si trattava di antrace in possesso di Saddam Hussein? Voi capite bene che quel prodotto bianco contenuto nella boccetta poteva essere banalmente borotalco. Tutta questa messa in scena per giustificare davanti all’opinione pubblica internazionale la necessità di fare la guerra al tiranno di Baghdad con le conseguenze evidenti che tutti sanno.

Alain Juppé era ministro degli esteri di Nicolas Sarkozy, il presidente francese. Meno noto al grande pubblico, ma ugualmente impegnato nel Consiglio di sicurezza dell’Onu a perorare la causa francese con l’accordo inglese, per decidere al più presto un intervento armato in Libia. Secondo Juppé la situazione era più grave di quanto si potesse immaginare, e riferendosi a Bengasi, sottolineava che la situazione sarebbe potuta precipitare da un momento all’altro, che si sarebbe trattato di una questione di ore. Anche l’opinione pubblica andava in questo senso e non mancarono intellettuali e siriani residenti in Francia che spingevano perché le due grandi potenze dessero una lezione al colonnello libico.

Il rapporto della commissione Esteri del Parlamento inglese contesta questa lettura a senso unico degli avvenimenti libici e mette in evidenza per quanto riguarda il primo ministro inglese, David Cameron, l’errore politico di questo attacco aereo. La soluzione politica sarebbe stata auspicabile e anche la pericolosità della situazione di Bengasi era stata ad arte esagerata per giustificare l’intervento.

Queste considerazioni mettono in evidenza come tale decisione non aveva tenuto conto del precedente del 2003 quando si decise di attaccare Saddam Hussein e soprattutto non si era tenuto conto che la soluzione dello scontro armato era stata programmata senza un piano B a carattere politico. E’ vero che la storia non è maestra di vita! Il rapporto di Westminster si sofferma anche sulla Francia e mette in evidenza come la scelta di Sarkozy rispondesse a precisi obbiettivi: ovvero riaffermare la potenza francese, ottenere quote importanti di petrolio, accaparrarsi il consenso dell’opinione pubblica francese in vista delle elezioni presidenziali.

La funzione che la menzogna ha avuto nella storia è nota ma forse si tende a sottovalutare la sua portata. Per poter esplicitare un effetto di persuasione, occorre che l’elemento gravità sia ben evidenziato. Questo è il caso di cui ci stiamo occupando. Inoltre la menzogna deve far assumere aspettative false all’opinione pubblica che si identificherà con il messaggio politico qualunque esso sia. L’impiego di questo strumento è certamente diffuso nel linguaggio degli uomini politici. Questo ci deve far riflettere, alla luce dei disastri che questi atteggiamenti hanno procurato: morte di civili, caos politico, crescita esponenziale del terrorismo, incapacità di trovare una soluzione.

A questo punto non resta che da chiedersi quante di queste responsabilità dovremmo assumerci.