Maria De Filippi è divisiva. Molti la amano fino all’idolatria; molti altri la detestano, vedendo in lei tutto il male della televisione italiana. Approcci entrambi estremi e troppo spesso dettati da pregiudizi (in positivo o in negativo non importa) che ieri hanno avuto un banco di prova importante con l’esordio del trono gay a Uomini e donne. Quando era arrivato l’annuncio di questa piccola rivoluzione televisiva, sui social era partito l’immancabile dibattito e anche in quel caso si erano distinte subito due posizioni antitetiche: da un lato chi credeva che questa innovazione in un programma così (nazional) popolare potesse cambiare la percezione dell’amore omosessuale, sfatando miti e tabù e affermandone finalmente la “normalità”; dall’altro chi temeva che la cosa potesse venire strumentalizzata e usata solo per creare il caso mediatico e aumentare l’hype attorno al programma.

Ma da mercoledì pomeriggio, le chiacchiere e le congetture hanno lasciato spazio alla realtà, visto che Claudio Sona, il ragazzo scelto come primo tronista gay della storia di Uomini e donne, ha finalmente fatto il suo ingresso in studio, smentendo ancora una volta i toni apocalittici di chi vive in un fortino e crede sia possibile, nel 2016, non utilizzare la tv nazionalpopolare per far passare un messaggio importante. Il trono gay di Claudio Sona è un trono come un altro. Maria De Filippi non ha voluto presentarlo in maniera “speciale”, magari soffermandosi troppo sulla novità per creare il caso e incassare il dividendo della piccola rivoluzione social-televisiva. Ancora una volta, però, Nostra Signora della Tv ha dimostrato di saperci fare assai. Può lecitamente piacere o no, dicevamo, ma c’è un dato di fatto che non si può ignorare: oggi la De Filippi è la cosa più simile, in Italia, a un opinion leader, a qualcuno che può cambiare la percezione pubblica su un fenomeno o un fatto. Ha tanto potere, ha un pubblico numeroso e fedele, conosce alla perfezione i gusti della platea televisiva nazionalpopolare e sa come accontentarla. E il trono gay del comprensibilmente impacciato Claudio Sona rappresenta davvero una pagina storica nella storia della tv e della società italiana.

Altrove non sarebbe nulla di rivoluzionario, ma in Italia siamo ancora a “Caro amico…” quando si tratta di diritti gay e soprattutto di percezione pubblica dell’omosessualità. Beati monoculi in terra caecorum, dunque, e l’occhio di Bloody Mary è aperto e vigile. Il pubblico di Uomini e donne ha una composizione chiara: è il paese reale, è la casalinga di mezza età, è la studentessa. Ecco perché il trono gay è importante, ecco perché i corteggiamenti del ciuffomunito Claudio (forse un po’ troppo simile al tipico tronista, ma è uguaglianza anche questa) possono rappresentare un momento importante per la percezione pubblica delle relazioni omosessuali.

Che siano storie d’amore normali tra giovani è lapalissiano, ma questo non vuol dire che la “pancia” del Paese le percepisca in maniera corretta. Ecco perché la normalità con cui giustamente Maria De Filippi presenta l’innovazione può essere rivoluzionaria. La posizione della conduttrice sui diritti LGBT è chiara da tempo e lei è una delle icone gay più amate (ma anche criticate) d’Italia: l’effetto non può che essere dirompente. Ma è un effetto normalmente dirompente, quasi banale nella sua novità assoluta. Forse per una volta Maria De Filippi può davvero mettere d’accordo tutti e forse chi per anni l’ha bollata come il Grande Satana della tv italiana può mettere da parte giudizi (ovviamente sempre leciti) e pregiudizi e riconoscerne il talento nel trasformare in banalità nazionalpopolare argomenti che per troppa gente ancora rappresentano un tabù. Forse Claudio Sona è lì perché cerca visibilità, forse vuole fare carriera nel mondo dello spettacolo, forse lo stesso vale per i suoi corteggiatori. Ma in fondo non importa, non stavolta. Perché l’effetto della sua presenza può essere dirompente e stavolta la tv ultranazionalpopolare tendente al trash può avere un effetto benefico sulla società. E non è poco.