Miss Italia 2016 è Rachele Risaliti. Bastano sei parole in croce per dare conto del fatto di cronaca (minore) che si è verificato a Jesolo sabato sera. Il resto (il contorno, lo spettacolo, gli ospiti, i siparietti) è persino meno rilevante.

Sul conduttore Francesco Facchinetti, chiamato da La7 e Patrizia Mirigliani a raccogliere la pesante eredità di Simona Ventura (che lo scorso anno aveva avuto almeno il merito di far sembrare vivo il cadavere del carrozzone della bellezza), non vogliamo infierire. Anzi, va assolto per non aver commesso il fatto. In fondo, il figlio di Pooh ha messo la solita energia (troppa, a volte) per tentare di dare un ritmo a qualcosa che un ritmo non può averlo. Vorremmo solo abbracciarlo, stringerlo forte e dirgli che non è colpa sua, che ha accettato una sfida impossibile, che lui a fare il conduttore è pure discreto (lo ha dimostrato all’epoca di X Factor) ma stavolta non c’era nulla da fare e che forse avrebbe potuto rispondere “no, grazie”.

Il problema è che Miss Italia è un evento fuori dal tempo e dalla storia, senza senso alcuno, una fiera bovina che valuta la donna dal garrese, dalla dentatura, dalle curve. E ad aggravare la situazione, poi, si aggiunga anche la pretesa ancora più assurda di fingere di interessarsi anche al cervello delle ragazze in gara, con una serie di domande stupide e imbarazzanti che mortificano le concorrenti e ovviamente mai potrebbero mettere in evidenza le eventuali doti cerebrali.

È quasi noioso dover ripetere ancora una volta che i concorsi di bellezza alle donne di oggi non servono affatto, che c’è una nuova generazione che punta fortunatamente ad altro, che non ha problemi a esibire la propria bellezza ma che preferisce concentrarsi su obiettivi più a lungo termine.

Televisivamente, poi, Miss Italia è uno spettacolo imbarazzante. La Rai spesso compie scelte sbagliate, ma una volta tanto bisogna dare atto ai dirigenti di viale Mazzini di aver lasciato andare il concorso di bellezza senza rimpianti e senza pensarci troppo su, perché non poteva più dare nulla come spettacolo televisivo.

È lento, noioso, con numeri, codici e inquadrature tutte uguali dettate dalle necessità della gara. E la tv dei giorni nostri è cambiata radicalmente, da quando le edizioni di Fabrizio Frizzi e Carlo Conti (noiose anche quelle, beninteso) sembravano chissà cosa e facevano ascolti di tutto rispetto. È cambiata la tv, è cambiato il pubblico. Oggi chi guarda la televisione cerca la narrazione, cerca il racconto, cerca la storia. E che narrazione può esserci in una sfilata lunga 4 ore di ragazze in costume da bagno o abito da sposa?

Viviamo nell’epoca d’oro delle serie tv, dei talent faraonici realizzati con budget imponenti (X Factor e Amici su tutti), degli adventure alla Pechino Express o dei docureality di Real Time. Non c’è spazio (per fortuna) per il noioso rito di Miss Italia. La Rai lo ha capito, Patrizia Mirigliani no. Ed è anche comprensibile, per carità, perché l’attaccamento affettivo, oltre che economico, deve essere importante. Ma non ha più senso accanirsi così su un format stantio, cara signora Mirigliani. Si rassegni, se può, prima di dover accettare la triste realtà nel modo più traumatico possibile. Perché per adesso c’è La7 ad accollarsi il cadavere, perché ne ha bisogno, perché a parte l’informazione riesce a offrire poco altro al proprio pubblico, perché per una rete come quella di Cairo, Miss Italia ha ancora un certo appeal.

Per le donne italiane, per il pubblico televisivo in generale, per la buona televisione e per migliaia di altre ragioni, invece, Miss Italia dovrebbe stare nell’oblio da tempo. Anche perché, diciamocelo, le ultime vincitrici non le ricordano nemmeno i congiunti più prossimi. L’ultima miss Italia degna di nota è stata Miriam Leone nel 2008. Dopo Miriam Leone, il nulla. Anche basta, per carità.