Leonardo Di Caprio potrebbe essere coinvolto nello scandalo finanziario legato al fondo sovrano malese 1Mdb, che riguarda la distrazione di risorse pubbliche del governo della Malesia da parte di alcuni soggetti legati al primo ministro di Kuala Lumpur. L’attore, che secondo quanto riporta la stampa svizzera sarebbe stato recentemente interrogato dall’Fbi, avrebbe ricevuto denaro proveniente da attività illecite per finanziare la fondazione ambientalista che porta il suo nome. Con gli stessi soldi sarebbe stata finanziata anche la produzione del film “The Wolf of Wall Street” diretto da Martin Scorsese e interpretato proprio da Di Caprio. Lo si legge in un documento del Bureau datato 20 luglio 2016, dove Di Caprio figura come “Hollywood actor 1”, e nel quale gli investigatori parlano di una “cospirazione internazionale per riciclare denaro sottratto impropriamente” al fondo strategico di investimento controllato al 100% dal governo di Kuala Lumpur. Si tratterebbe di ben 3,5 miliardi di dollari sottratti al popolo malese.

Sotto la lente della polizia federale americana ci sono i rapporti tra Di Caprio, il controverso miliardario Jho Low e l’imprenditore Riza Aziz, genero del primo ministro malese e fondatore della casa cinematografica Red Granite Picture che ha prodotto “The Wolf of Wall Street”. Low e Aziz sono accusati di essere le menti dell’operazione che ha portato, tramite centinaia di movimenti bancari, alla sottrazione di risorse dal fondo 1Mdb. In particolare, Low è stato presidente del board degli advisor del fondo e oggi è accusato di avergli sottratto centinaia di milioni di dollari per fini personali.

L’attore aveva rapporti stretti sia con lui, sia col genero del primo ministro, fin dal 2010. Nelle 136 pagine di inchiesta riporta la stampa svizzera – l’Fbi cita il ringraziamento che Di Caprio ha rivolto in pubblico a “Riz e Jho” (Jho Low e Riza Aziz, appunto) quando ha ricevuto il Golden Globe per il film in cui, per ironia della sorte, interpretava uno dei più grandi truffatori della finanza. Nel luglio del 2012, sempre da quanto documenta la polizia federale statunitense, il vincitore dell’Oscar ha condiviso con i due malesi una giocata importante al Venetian Casinò di Las Vegas, utilizzando l’account di Low che aveva una disponibilità di 1,150,090 dollari.

Non appare dunque un caso che la settimana scorsa l’attore americano abbia annunciato il suo ritiro dalla campagna di raccolta fondi per la campagna elettorale di Hillary Clinton (ufficialmente per motivi di “agenda”, più realisticamente per evitare imbarazzi alla candidata alla presidenza). “Esigiamo che l’attore si scusi e che restituisca i soldi percepiti che intanto venivano rubati al popolo malese”, ha dichiarato il direttore del fondo svizzero “Bruno Manser” per la difesa della foresta tropicale.  La Leonardo Di Caprio Foundation, istituita nel 1998 dall’attore, ha come obiettivo quello di “dedicarsi al benessere a lungo termine di tutti gli abitanti della Terra”. Secondo l’inchiesta avrebbe ricevuto almeno un milione di dollari dai fondi sottratti illecitamente.

Lo scandalo del fondo Malesia 1Mdb è scoppiato a Ginevra, dove il “pentito” Xavier Justo, al vertice della società PetroSaudi, all’inizio del 2015 decise di consegnare un plico di documenti segreti che dimostravano i rapporti tra la società e il fondo sovrano malese alla giornalista britannica Clare Rewcastle Brown. La giornalista svelò nel suo blog gli interessi diretti del primo ministro malese, Najib Razak, e dei personaggi legati a lui, nel fondo 1Mdb.

Nei mesi scorsi, l’inchiesta ha rivelato il coinvolgimento diretto di alcuni istituti di credito elvetici, tra cui la Banca della Svizzera Italiana (Bsi), che è stata trascinata rapidamente al collasso dallo scandalo. La Procura federale ha accusato l’istituto di aver ricevuto denaro dal fondo malese, “violando le disposizioni legali in materia di riciclaggio di denaro e il requisito dell’irreprensibilità”. Ad agosto 2016, la più antica banca ticinese ha registrato una perdita netta di 18,3 milioni di franchi per via delle sanzioni applicate dalle Autorità di vigilanza.