Capalbio passa ai fatti. Due ricorsi al Tar sono stati presentati da un comitato spontaneo di cittadini del piccolo comune della Maremma, per contestare l’arrivo in paese di un contingente di 50 rifugiati, richiedenti asilo, che dovrebbero essere ospitati, a partire da settembre, in una struttura di lusso vicino al borgo medievale. I capalbiesi non si sono curati delle polemiche nate sulla presunta ipocrisia degli abitanti e degli ospiti di una meta delle vacanze cara a politici e intellettuali di sinistra. Hanno invece deciso di agire per via legale contro la decisione della prefettura di Grosseto, in esecuzione di un bando del Ministero degli Interni, di stanziare un numero così alto di profughi in un luogo così piccolo (poco più di 4000 abitanti, sparsi però in diverse aree del territorio). “Vogliamo solo invitare le istituzioni a riflettere”, dice Mauro Canali, uno dei promotori.

Nel testo della petizione, riportato da Repubblica e firmato da oltre 500 fra abitanti e villeggianti, si legge della “preoccupazione per l’imminente sistemazione a Capalbio di cinquanta migranti all’interno di un complesso condominiale del paese”. E poi: “Qualora avvenisse, non solo sarebbe ben lontano dall’integrazione sociale, ma potrebbe diventare seriamente pericoloso sotto il profilo dell’ordine pubblico: ricordiamo che Capalbio in inverno ha un esiguo numero di forze dell’ordine. Peraltro l’edificio che dovrebbe ospitare i migranti si trova a pochissimi metri dal villaggio scolastico dove sono presenti una scuola dell’infanzia, una media e una elementare”. I ricorrenti invitano tuttavia ad “adoperarsi per individuare altre soluzioni, diverse dalla concentrazione di un così elevato numero di migranti all’interno di una piccola realtà sociale, tali da contemperare il dovere di solidarietà umana a cui la nostra comunità non vuole certo sottrarsi, e il diritto alla sicurezza per all’incolumità personale dell’intera collettività”.

Il sindaco Luigi Bellumori, eletto con una lista civica ma di area Pd e autore delle frasi che hanno dato il via alle polemiche sulla doppia morale della sinistra (“Bisogna accogliere, per carità. Ma queste so’ ville. E di gran lusso. Con giardino. Finemente arredate. Nel centro storico”) non si tira indietro. Sempre a Repubblica ha motivato la sua posizione: “Questa non è accoglienza, è ghettizzazione. Non è integrazione calare 50 migranti in un borgo di 130 residenti. Perché Capalbio è sì, molto più esteso perché ha frazioni e ville sparse, ma qui si parla di concentrare i profughi soltanto in quattro villette, in una zona residenziale nel centro medievale”. Alle accuse di razzismo, Bellumori risponde invece che “Capalbio ha accolto i braccianti del Sud negli Anni 50, e i migranti dell’Est negli Anni 90″.

Il problema quindi si riduce, secondo sindaco e cittadini, a una questione numerica che lascia ipotizzare, a loro avviso, irregolarità sulle procedure di affidamento dell’appalto del Ministero degli Interni che decretato la sistemazione. “Pitigliano che conta gli stessi abitanti di Capalbio avrà quattro profughi; Grosseto, 90.000 abitanti, ne avrà 150; Capalbio, quattro anime, 50. Forse qualche cosa non va” dice a Il Tirreno Mauro Canali, docente universitario di storia contemporanea all’Università di Camerino, tra i promotori del ricorso. “Nessuno rifiuta i profughi. Capalbio nasce dalla solidarietà. Vogliamo solo invitare le istituzioni a riflettere. Il comitato si è formato spontaneamente – precisa Canali – e si è organizzato non appena si è diffusa la notizia che in paese sarebbero arrivati 50 migranti. Non ci sono vip, le cui ville sono nelle campagne, ma capalbiesi che in due giorni hanno raccolto circa 400 firme“.

Il ricorso è rivolto contro il ministero dell’interno, il prefetto, il raggruppamento temporaneo e il Comune di Capalbio e riguarda anche le due società che si sono aggiudicate congiuntamente il bando per l’accoglimento dei 50 migranti vicino al borgo di Poggio del Leccio. “Vogliamo capire com’è che una società di Siena in liquidazione, la Tor.si il cui commissario è Alberto Parri viene in contatto con l’associazione temporanea di impresa della 3 Fontane di Roma e la Senis Hospes di Potenza“, dichiara il sindaco a Repubblica. “La prima udienza è fissata al 3 novembre e dubito che prima di allora la prefettura possa prendere qualche decisione” aggiunge.

Una nuova polemica su Capalbio era stata aperta dal Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi: “A Capalbio nobili ambientalisti, boiardi di Stato e intellettuali ex comunisti non vogliono i profughi, non vogliono la strada, non vogliono nulla, – si legge in un post apparso sul suo profilo Facebook – perché le loro vacanze non possono essere disturbate. È una posizione che non condivido e contro cui mi batto: si può conciliare ambiente e sviluppo, tutela del paesaggio e sensibilità sociale.” Su Rossi, il sindaco Bellumori ha detto solo che “ci siamo spiegati poi per telefono, tutto chiarito”.