È un gioco vecchio di millenni. Non lo hanno inventato i combattenti dell’Isis, né di Al Qaeda. Se si vuole tracciare una sua evoluzione storica possiamo partire dalla Bibbia: gli ebrei che tornarono nella allora Canaan/Palestina (dopo varie vicissitudini) trovarono i cananei e la loro città fortificata Jericho. Stando alla Bibbia quando presero la città non ci furono molte richieste di recitare brani o preghiere. Tutti i cananei (che a quanto si evince dalla Bibbia non erano di religione ebraica, forse erano politeisti) furono massacrati. I primi cristiani vennero perseguitati dai politeisti (probabilmente più per motivi sociali ed economici che religiosi). Gli stessi cristiani tuttavia, quando presero il potere non si fecero mancare un po’ di vendette per regolare i conti con gli “infedeli”. Le crociate credo le ricordino tutti: strada facendo verso la Terra santa le milizie crociate non trovando molti musulmani in Europa uccisero gli ebrei che si trovavano in zona. Di altre storie di strumentalizzazione religiosa ne abbiamo quante ne vogliamo.

I nuovi massacri di “infedeli” sono distanti dal “gioco degli infedeli”? Per nulla.

La scusa è sempre la religione (monoteista o politeista cambia poco). Le ragioni effettive restano le medesime: risorse. Oggi è il petrolio, ieri erano le rotte commerciali da e per la Cina, prima ancora l’acqua e così via. Se degli inviati della Cnn o Al-Jazeera potessero andare indietro nel tempo e filmare il massacro (autoinflitto in questo caso) sul monte Masada, le opere dei crociati o la caduta di Jericho ci sarebbe materiale di repertorio per tutta una vita, e difficilmente ci si potrebbe inorridire ai racconti di Dakka. L’ultima bomba è scoppiata a Baghdad. “Merito” dell’Isis? Certo. “Merito” di chi sta dietro all’Isis (nell’ordine di importanza Arabia saudita e Qatar )? Certamente.

L’ultima astuzia dell’Isis, diciamo una strategia di marketing nazional religioso, è l’aver richiesto ed esteso il concetto di “fedeltà” al califfato: Bay’ah. Un evoluzione notevole rispetto ad Al Qaeda. Di marketing si parla anche in Bangladesh dove, sembra, che i terroristi non fossero (malgrado Isis abbia rivendicato al volo l’attentato, tanto per mantenere la sua brand awareness) di un gruppo terroristico transnazionale ma semplici terroristi locali, per di più membri della società bene Bengoli.

Isis e la meno appariscente Al Qaeda possono essere sconfitti? Sì certo. Dando mano libera a gruppi e nazioni che hanno il pelo sullo stomaco di fare quel che si deve fare senza andare per il sottile: Iran e Russia sono in prima fila per entrare in gara. Il problema è che, dando a questi due giocatori mano libera gli americani rischiano di perdere la leadership in Medio Oriente. Lasciando i loro alleati regionali storici, Qatar e Regno Saudita, scoperti contro l’Orso russo e il tifone persiano (che dopo anni di compressione ha non poche pietruzze che vorrebbe togliersi dallo scarpone). In tutto questo gioco cosa c’entra la religione? Sia essa cristiana, ebraica, musulmana, hindu (e le varie sotto classi: sciita, sunnita, sufi, ortodossa, cattolica etc..) ogni forma di religione ha come base l’accrescimento dello spirito. Ovvio poi ci sono i capi politici (siano essi eletti democraticamente, assurti al potere con colpi di stato o neo eletti califfi) che usano la religione come una valida scusa, per guidare masse, a volte povere e ignoranti, per i loro scopi. “Il gioco dell’infedele” rischia di durare ancora molti anni, a prescindere da quale sia l’infedele da sacrificare al “proprio Dio del denaro”.

@enricoverga