Giovani, bengalesi, colti, appartenenti alla classe media. E già ricercati da anni dalle forze dell’ordine. Questo il ritratto che le autorità del Bangladesh hanno fornito dei sette attentatori che venerdì notte hanno attaccato il ristorante Holey Artisan Bakery di Dacca, uccidendo almeno 20 persone, fra cui nove italiani. Gli autori dell’eccidio, sostiene il ministro degli Interni bengalese, appartenevano a un gruppo jihadista locale e non facevano capo direttamente a Isis o al Qaeda, anche se la polizia sta indagando sui legami con le reti terroristiche internazionali. Tra loro compare anche il figlio di un esponente del partito di governo, Awami League. Intanto centinaia di persona si sono radunate in una veglia a Dacca per ricordare le vittime della strage. Tra queste, anche Faraaz Hossain, lo studente musulmano che poteva salvarsi dalla strage, ma ha scelto di restare accanto alle amiche, un’indiana e un’americana. 

Sull’identità dei terroristi, il dirigente del ministero degli Esteri bengalese, Shahidul Haque, ha osservato: “Gli autori non vengono dall’Iraq o dalla Siria, sono giovani bengalesi, molti dei quali colti, con buone prospettive ed appartenenti alla classe media del Paese”. Haque ha spiegato che i terroristi erano tutti bengalesi e ha precisato che dei sei rimasti uccisi, almeno cinque erano certamente militanti che le forze dell’ordine nazionali stavano cercando di arrestare da tempo. “Li abbiamo cercati in molti luoghi in tutto il Paese – ha infine detto – ed ora sono stati uccisi qui”.

La polizia, che la notte scorsa ha diffuso le immagini dei cadaveri dei terroristi uccisi, ha fornito cinque nomi: Akash, Bikash, Don, Badhon, e Ripon. Tuttavia, riporta il Daily Star, gli amici associano ai volti pubblicati da Site altre generalità. Uno di loro si chiamerebbe in realtà Nibras Islam. Da un post pubblicato sul suo profilo Facebook (ora disattivato), risulta che Nibras sia scomparso lo scorso 3 febbraio da Uttara, sobborgo a nord di Dacca. Il giovane aveva studiato alla Turkish Hope School e in seguito alla North South University, una delle più prestigiose università private della capitale bengalese. I suoi studi erano poi proseguiti alla Monash University, in Malaysia.

Un altro presunto componente del commando è Meer Saameh Mubasheer. Anch’egli studente, prima di scomparire era stato avvistato l’ultima volta tra il 29 febbraio e il 1 marzo di quest’anno proprio nel quartiere di Gulshan, lo stesso della strage dell’Holey Artisan Bakery. Secondo i post pubblicati su Facebook nei giorni della sua scomparsa, Mubasheer si stava recando in una filiale dell’”Eminece”, un centro di formazione privato. Altre fonti riferiscono che aveva studiato alla Scholastica, una scuola d’inglese di Dacca per giovani benestanti.

Il terzo giovane identificato attraverso testimonianze di amici ed ex compagni scuola sarebbe Rohan Imtiaz, figlio di Imtiaz Khan Babul, uno dei leader a Dacca dell’Awami league, il partito di governo della premier Sheikh Hasina. Rohan, come gli altri presunti membri del commando, è scomparso mesi fa. Il 21 giugno suo padre aveva pubblicato in un post una foto che li ritraeva assieme, chiedendo notizie del figlio. Anche Rohan, secondo alcune fonti, aveva studiato alla scuola di inglese Scholastica.

Il ministro degli Interni del Bangladesh Asaduzzaman Khan ha detto a Reuters che né lo Stato islamicoal Qaeda erano coinvolti e ha ribadito la linea del governo secondo cui i militanti cresciuti nel Paese sono stati responsabili di un’ondata di morti negli ultimi 18 mesi in tutto il Paese. “La responsabilità è di Jmb“, ha detto Khan, riferendosi al gruppo Jamaat-ul-Mujahideen Bangladesh, che pretende di rappresentare lo Stato islamico in Bangladesh. Il ministro ha aggiunto che tra le famgilie benestanti bengalesi diventare miliziani “è diventata una moda“. In ogni caso il vice ispettore generale della polizia, Shahidur Rahman, ha detto a Reuters che le autorità stanno indagando sulla possibile connessione tra gli attaccanti e i gruppi trans-nazionali come lo Stato islamico o al Qaeda. Ha detto che i militanti erano per lo più istruiti e provenienti da famiglie ricche, ma non ha voluto fornire altri dettagli.

Dopo l’attentato, anche al Qaeda torna a farsi sentire. Come riporta Site, il sito di monitoraggio delle attività jihadiste sul web, il leader del ramo indiano di al Qaeda (AqisAsim Umar ha incitato i musulmani indiani a “sollevarsi” e a lanciare attacchi alle autorità e alla polizia dell’India, evocando l’esempio dei “lupi solitari” in Europa.

Intanto, centinaia di uomini, donne e bambini hanno tenuto una veglia con candele in onore delle vittime dell’attacco di Dacca, vicino al monumento dei martiri noto come ‘Shaheed Minar‘. “Non vogliamo questo”, ha detto a Reuters Television Nasima, che lavora nel settore tessile. “Per favore fermate questo, fermate questo nella nostra società, nel nostro Paese, voglio vivere in pace”, ha aggiunto.

E accanto alle storie dei terroristi, emergono anche quelle degli ostaggi che hanno perso la vita. Come Faraaz Hossain, studente bengalese alla Emory University negli Stati Uniti, che si trovava all’Holey Artisan Bakery di Dacca la sera dell’assalto, in compagnia di due donne in abiti occidentali: come raccontano New York Times e dall’Independent, ha rinunciato alla possibilità di essere liberato per restare accanto a due sue amiche. Ad un certo punto i terroristi gli hanno offerto di lasciare il locale, in quanto musulmano, insieme alle altre donne che indossavano il velo. Lui però, secondo le testimonianze sul posto riportate poi dalla nipote, ha rifiutato di lasciare sole le sue due amiche, che avevano detto di essere di nazionalità indiana e americana. Faraaz così è stato ucciso, insieme con altri 19 ostaggi, tra cui 9 italiani e 7 giapponesi.