Se l’è “cavata” con 10mila euro per quattro carabinieri più mille euro all’Arma: così Vittorio Sgarbi si è visto cancellare l’accusa di oltraggio a pubblico ufficiale, maturata dopo un diverbio che il critico d’arte aveva avuto nel maggio 2015 con le forze dell’ordine fuori dall’Expo di Milano. Per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, però, Sgarbi resta imputato e, d’accordo con i suoi legali, ha scelto il rito abbreviato.

Il fatto risale al 22 maggio 2015, quando, secondo la ricostruzione del pm del Tribunale di Milano Elio Ramondini, Sgarbi e il suo autista sono arrivati in macchina “in contromano” e senza l’accredito davanti all’ingresso ‘cargo 6’ dell’area espositiva. Da lì il diverbio con tanto di insulti con cui l’ex deputato ha offeso “l’onore e il prestigio” di quattro carabinieri, rappresentati, tra gli altri, dal legale Stefano Gallandt.

Stando all’imputazione, al carabiniere che si era messo davanti alla sua auto per bloccargli l’accesso, Sgarbi ha detto: “Sei un fascista, non fate un cazzo e state interrompendo un pubblico servizio, ci vedremo in Tribunale, siete due coglioni”. E ancora: “Voi Carabinieri state qui a non fare un cazzo (…) io sono qui per lavorare e voi non fate un cazzo”. Sgarbi, secondo l’accusa, ha anche “istigato” l’autista dell’auto sulla quale viaggiava “a proseguire la marcia forzando volontariamente il blocco”, costringendo un carabiniere a indietreggiare per non essere investito.

Solo dopo contatti e accordi tra i legali dei militari e la difesa del critico d’arte, Sgarbi ha deciso di versare un risarcimento totale di 11mila euro, suddivisi tra i quattro carabinieri e l’Arma. Per il reato di resistenza a pubblico ufficiale il critico d’arte ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato e l’udienza è fissata per il 14 luglio.