Ogni eletto, di solito, dice: “Sarò il sindaco di tutti”. Lui, al contrario, ostenta: “Non sarò il sindaco di tutti”. Ogni candidato fedele al politicamente corretto, di consueto, sbandiera la sua fedina penale pulita. Lui no, brandisce come una clava l’inchiesta per turbativa d’asta e concussione che lo vede indagato, per dichiarare: “I buoni siamo noi e abbiamo sconfitto i cattivi”.

Ogni trionfatore di elezioni amministrative, di solito, lancia ramoscelli d’ulivo a destra e manca. Tutti, eccetto il rieletto primo cittadino di Abano Terme, che molto poco evangelicamente annuncia urbi et orbi: “Ho deciso di dichiarare guerra ai preti che dicevano di votare Pd, al cattocomunismo e a questa cultura ipocrita e becera”. Luca Claudio è un autentico fenomeno. Perché in un’Italia dove vige il limite dei mandati è diventato sindaco per la quarta volta consecutiva. Perché si muove in assoluta controtendenza rispetto alla questione morale, che altrove è stata ragione di sonanti successi elettorali. E perché nella potentissima diocesi di Padova ha deciso di partire a testa bassa contro la Chiesa locale che avrebbe cercato di boicottarlo.

Da tre giorni Luca Claudio è succeduto a se stesso. E la crociata contro i sacerdoti è soltanto l’ultima di una lunga serie di provocazioni eclatanti. In qualche modo ricalca la denuncia di Gianluca Forcolin, leghista e vicepresidente del consiglio regionale del Veneto, che ad aprile aveva accusato il parroco di Musile di Piave di aver cercato candidati per il Pd. Adesso Luca Claudio parla in prima persona e fa riferimento a prove certe. “Ho le registrazioni di alcune conversazioni. Voglio capire come funziona il cattocomunismo. Nei patronati, a Montegrotto, nei circoli pastorali. E in chiesa, nelle prediche e nei confessionali. In questi posti si consigliava di votare il candidato Riccardo Mortandello (ha vinto a Montegrotto, ndr) e Monica Lazzaretto (da lui sconfitta al ballottaggio ad Abano, ndr). Ma perché un prete suggerisce la sinistra, anzi il centrosinistra?”. Una domanda che non resta soltanto sospesa nel dopo-elezioni 2016. “Ecco, io voglio capirlo. Scriverò al vescovo di Padova, lo incontrerò, ma voglio arrivare fino al Vaticano».

Uno dei primi sindaci che ha celebrato le unioni civili, ma che non ospiterebbe mai un Gay Pride, né un Family Day. Che ha organizzato ronde e si è dimostrato intollerante verso gli extracomunitari. Un amministratore spregiudicato, ma orgoglioso di esserlo. Questo fenomeno di politica ruspante, eppur gratificata dagli elettori, adesso va all’attacco dei preti, forte dei 5, 252 voti che lo hanno visto trionfare al ballottaggio. Nel 2001, la prima volta, stava con la Destra di Francesco Storace e conquistò la poltrona a Montegrotto Terme. Cinque anni dopo, nel 2006, la consecrazione-bis arrivò con il 68 per cento. Poi la migrazione ad Abano, con nuove soddisfazioni, che l’inchiesta del pubblico ministero Federica Baccaglini sembrava aver stroncato nel 2015, quando un assessore venne arrestato con una mazzetta da mille euro ricevuta da un piccolo imprenditore del settore del verde.

La guardia di Finanza continuò ad indagare, nell’ipotesi (secondo alcuni imprenditori) dell’esistenza di una legge del “dieci per cento” da pagare su ogni appalto comunale, con beneficiario finale il sindaco e perfino un giro di unità immobiliari quale prezzo dei favori concessi. Vero? Falso? Esagerato? Luca Claudio ne ha comunque fatto una bandiera. Ha spiegato che non avrebbe più indossato la fascia tricolore, perché non si sente di rappresentare uno Stato ingiusto. E si è candidato con un gruppo tutto suo, espressione di un leaderismo alla padovana, il Movimento per far rinascere l’Italia. “Ci hanno attaccati in tutti i modi, ma ce l’abbiamo fatta. Ha vinto la campagna elettorale portata avanti senza offendere”. Tra gli attacchi anche l’inchiesta penale, per lui una semplice “ferita”: “Questa vittoria non la cancella, è ben presente. Abbiamo dovuto sempre dimostrare di essere puliti. Siamo andati avanti con il popolo, senza partiti e bandiere”.