Come il numero uno della Consob Giuseppe Vegas, anche il governatore di Bankitalia Ignazio Visco assolve se stesso e l’istituto dalle responsabilità legate alla insufficiente vigilanza sulle banche andate in crisi negli ultimi mesi facendo evaporare i risparmi di obbligazionisti subordinati e azionisti. “La Vigilanza è chiamata a ridurre per quanto possibile la probabilità che i dissesti si verifichino e a contenerne le ricadute“, ha detto il numero uno di Palazzo Koch durante le considerazioni finali lette all’assemblea, mentre fuori Adusbef e Federconsumatori protestavano accusando l’istituzione di mancata vigilanza. Ma, ha sostenuto, individuare “anomalie e irregolarità“, “talvolta abilmente celate“, “non è agevole” e “talora può non essere immediato”, perché la Banca d’Italia “non dispone degli strumenti riservati all’Autorità giudiziaria, come sequestri o perquisizioni“.

“Quando rileviamo ipotesi di reato informiamo subito le competenti Procure“, ha poi spiegato, ma “l’opinione pubblica non ne viene in generale a conoscenza“. Come dire: gli interventi ci sono, ma passano sotto silenzio. Questo perché, secondo il governatore, bisogna evitare “effetti destabilizzanti” sul sistema. Nonostante, come riconosciuto dallo stesso Visco, “in non pochi casi agli effetti di una recessione lunga e profonda si siano sommati quelli di comportamenti imprudenti e a volte fraudolenti da parte di amministratori e dirigenti”.

In ultima analisi il governatore – che lo scorso dicembre aveva ripetuto lo stesso concetto anche in diretta tv da Fabio Fazio – ritiene che l’operato di via Nazionale sia stato del tutto corretto. Anche se come è noto Bankitalia ha il potere di imporre ai vertici degli istituti di leggere le proprie missive nel corso dell’assemblea dei soci. E avrebbe potuto esercitarlo nei confronti dei cda di Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, i cui piccoli azionisti ora hanno perso praticamente tutto il proprio investimento, e di quelli di Banca Etruria, Banca Marche, Carife, Carichieti, dove a rimetterci i risparmi sono stati i detentori di bond subordinati. Una lettera di avvertimento sulle modalità di fissazione del prezzo delle azioni nel primo caso e sui rischi delle obbligazioni subordinate nel secondo avrebbe fatto alzare la guardia a tanti risparmiatori ora sul lastrico.

L’autodifesa di Visco, che pure in conclusione si è detto “aperto alle critiche costruttive“, è partita dalla considerazione che “gli ordinamenti e il modello di vigilanza prudenziale che si sono andati affermando (…) valorizzano l’autonomia imprenditoriale delle banche. L’autorità di vigilanza non può sostituirsi sistematicamente nelle loro scelte gestionali”. Inoltre, appunto, la Banca non ha gli strumenti dell’autorità giudiziaria per cui, “individuata una situazione problematica”, può solo “porre i presupposti per il suo riequilibrio”. Come? “Quando rileviamo ipotesi di reato informiamo subito le competenti Procure. L’opinione pubblica non ne viene in generale a conoscenza: la legge impone che, salvo limitate eccezioni, le notizie, le informazioni e i dati in possesso della Banca d’Italia in ragione della sua attività di vigilanza siano coperti da segreto d’ufficio. Anche questa norma ha una ratio precisa: impedire che notizie relative a fenomeni circoscritti peggiorino problemi temporanei o risolvibili e abbiano effetti destabilizzanti con gravi danni per la collettività“.

Il governatore ha poi vantato che “negli ultimi venti anni abbiamo gestito, con il ricorso al commissariamento, le crisi di 125 intermediari, prevalentemente di piccole dimensioni, di cui 56 negli ultimi sette anni. Le procedure si sono concluse con la restituzione delle banche alla gestione ordinaria in oltre la metà dei casi. Le banche liquidate sono state circa un terzo; quasi sempre la liquidazione è stata accompagnata dalla cessione di attività e passività a un altro intermediario, garantendo in tal modo la continuità dei rapporti con la clientela”. E la zavorra dei 200 miliardi di sofferenze, su cui vista la scarsa portata della garanzia pubblica concessa dal governo dovrebbero ora intervenire il fondo Atlante e forse la nuova bad bank pubblica creata dall’ultimo decreto in materia? “Non vanno sottovalutate delle loro problematicità ma nemmeno sopravvalutate“.

Nella visione di Visco, se ci sono colpe vanno cercate a Bruxelles che non ha consentito l’intervento del Fondo interbancario per soccorrere gli istituti in crisi: “La posizione assunta dalla Commissione europea in materia di aiuti di stato esclude l’utilizzo, a fini preventivi e di ordinata gestione delle crisi, degli schemi di assicurazione obbligatoria dei depositi, sebbene tali fondi siano di natura privata, essendo finanziati e autonomamente gestiti dagli intermediari”. Un errore secondo il governatore, che auspica “l’utilizzo di tutti gli strumenti a disposizione” e non vede “motivo per considerare come impropri aiuti di stato iniziative che contribuiscono a correggere fallimenti del mercato senza ledere la concorrenza“. E le pecche della Commissione non finiscono qui: “Un’interpretazione rigida della normativa sugli aiuti di Stato, poco attenta alla stabilità finanziaria, ha anche ostacolato l’ipotesi di istituire una società per la gestione dei crediti deteriorati delle banche italiane”.

Inoltre la Ue non ne vuol sapere di rivedere la normativa sul bail in – votata al Parlamento Ue da tutti i maggiori partiti italiani compreso il Pd – o rimandarne l’applicazione”. Invece per Visco nell’applicare le regole che in caso di crisi bancaria prevedono il sacrificio di azionisti, obbligazionisti subordinati e correntisti con più di 100mila euro sul conto va cercato “un equilibrio tra l’obiettivo” di contrastare “comportamenti opportunistici delle banche e quello della stabilità”. Un equilibrio che passerebbe per un recupero di “più ampi margini, per quanto di natura eccezionale” di “un intervento pubblico tempestivo” che “può evitare distruzione di ricchezza senza necessariamente generare perdite per lo Stato”. Insomma, salvataggi con i soldi pubblici.