Il giorno del concorso scuola 2016 è finalmente arrivato. Un mese di prove scritte, da giovedì 28 aprile a martedì 31 maggio, poi in estate gli orali: otto domande al pc (computer based), di cui sei a risposta aperta e due di lingua straniera a scelta multipla, più un colloquio di 45 minuti per chi andrà avanti. In palio 63.712 cattedre in tutta Italia. È il concorso più atteso e più controverso che la scuola ricordi. Il Ministero ci ha messo mesi per pubblicare il bando. I docenti precari estromessi dal piano straordinario di assunzioni della riforma lo contrastano da oltre un anno, rivendicando anche loro il diritto alla stabilizzazione. Polemiche a non finire, problemi già sorti (come per la ricerca dei commissari) o annunciati (sulla compilazione delle graduatorie), la spada di Damocle dei soliti ricorsi. Tutto per una selezione necessaria solo per alcuni insegnamenti e gradi d’istruzione, come materne ed elementari. Minima invece su altre materie, addirittura inesistente per certi casi-limite dove le cattedre a disposizione sono più dei candidati. Il Ministero ha voluto riaffermare ad ogni costo il principio che nella scuola pubblica si viene assunti solo per concorso. Ma i numeri avrebbero permesso in molte situazioni di evitare una procedura selettiva lunga e complessa (e costosa). Col rischio che alla fine della giostra i vincitori siano meno dei posti messi a bando.

UN CONCORSO NATO DUE ANNI FA – La storia del concorsone comincia praticamente due anni fa, nell’autunno 2014, quando il governo Renzi presenta il manifesto de “La Buona scuola”. In quel documento, che prevedeva un piano straordinario d’assunzione da 150mila posti (alla fine sono stati praticamente la metà) per gli iscritti nelle vecchie Graduatorie ad Esaurimento (GaE), si annunciava anche un futuro concorso per tutti gli altri precari. Da allora è cominciata la battaglia (persa) degli abilitati per essere compresi nella sanatoria. Tutto inutile: avanti col concorso, che secondo la legge 107 avrebbe dovuto essere bandito entro il primo dicembre 2015. Una data che non è stata rispettata: a causa dei problemi nella revisione delle classi di concorso, il bando è arrivato solo a fine febbraio. Anche questo ritardo è alla base delle difficoltà degli Uffici regionali nelle ultime settimane: l’affannosa verifica delle postazioni pc (ne servono centinaia di migliaia in tutta Italia, la prova scritta è “computer based”); la mancanza di commissari per i compensi troppo bassi. Un caos fisiologico a cui Usr e Miur hanno aggiunto del loro, sbagliando l’ordine di sede dei candidati, rettificato a 10 giorni dai test. Un percorso a ostacoli, una gran fatica per tutti, insomma. Che però il Ministero avrebbe forse potuto risparmiare a sé e ai docenti. Almeno in parte.

QUALE SELEZIONE?- Non ovunque, infatti, il concorsone servirà veramente: in alcune Regioni e su alcune materie non ci sarà nessuna selezione. Il caso limite è quello del sostegno in Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Veneto e Liguria, dove gli iscritti non basteranno a coprire le cattedre disponibili e andranno persi 523 posti, per cui anche l’anno prossimo bisognerà ricorrere a supplenti. Per le materie letterarie alle medie e alle superiori, in tutta Italia ci sono circa 10mila iscritti per 8mila posti, la scrematura sarà minima. Lo stesso vale per il nuovo insegnamento di italiano per stranieri, con sette Regioni con più posti che candidati. Per matematica e scienze (classe tradizionalmente scoperta, a livello nazionale ci sono 4.529 iscritti per 4.056 cattedre. Sono solo esempi di situazioni non sporadiche.

Al contrario, in altre materie la competizione sarà molto dura, quasi una lotteria: soprattutto per primaria ed infanzia, che contano circa i due terzi delle 165mila domande pervenute (97mila, per meno di 25mila cattedre). Ci sono Regioni (quelle meridionali in particolare) molto più affollate di altre, o classi di concorso di nicchia intasate da centinaia di candidati. Ma il Ministero avrebbe potuto prendere degli accorgimenti. Come prevedere una graduatoria a scorrimento nazionale per sanare le discrepanze territoriali più marcate. O bandire il concorso soltanto nelle materie dove era davvero necessario, procedendo alla stabilizzazione diretta per le altre in cui il numero degli abilitati è pari a (o supera di poco) quello dei posti. Magari spalmando su un anno in più le assunzioni. Così, invece, la procedura sarà faticosa e in certi casi inutile. Senza dimenticare che gli abilitati Tfa hanno già sostenuto una prova selettiva molto simile (e infatti il Miur conta di abolirla in futuro.

INCOGNITA RICORSI E GRADUATORIE- Questo al netto dei problemi che devono ancora sorgere. I partecipanti e anche il Ministero aspettano con preoccupazione notizie dai tribunali, per l’eventuale partecipazione dei non abilitati, che farebbe saltare i conti del concorso. E sicuramente non mancheranno i ricorsi sulle prove, che hanno funestato più o meno tutte le procedure selettive degli ultimi anni. Anche augurandosi che fili tutto liscio, in estate comincerà la corsa contro il tempo per le immissioni in ruolo. La Giannini ha promesso le prime assunzioni già a settembre, ma l’ultima volta con l’ex ministro Profumo nel 2013 – quando pure gli orali si svolsero in estate – quasi nessuna Regione riuscì a stilare le graduatorie definitive entro fine agosto. Se andasse così anche in questo caso, i vincitori riceveranno la loro cattedra soltanto a partire dal 2017, e il triennio di stabilizzazione slitterà di un anno in avanti (insieme al prossimo concorso). Anche il compito dei commissari sarà molto delicato: dovranno giudicare, certo, ma senza essere troppo severi. Con questi numeri nelle classi scoperte il rischio concreto è che bocciando alla fine ci siano meno vincitori dei posti messi a bando. Così la scuola, nonostante il concorsone e le sue polemiche, non troverebbe tutti gli insegnanti di cui ha bisogno. E questa sì, sarebbe una vera beffa.

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