Premessa necessaria: rendere divertente una qualsiasi cerimonia di premiazione in televisione è impresa quasi impossibile. Soprattutto se non sei in America e non ti chiami Ellen DeGeneres. Succede, però, che si può rendere la cerimonia in questione decisamente più sopportabile, a tratti addirittura spassosa. E non era mica facile, visto che trattavasi dei David di Donatello, reduci da anni di noiosissimo trattamento Rai e da quest’anno andati in onda su SkyCinema e in chiaro su Tv8.

Il tocco Sky è evidente sin dal nome del conduttore: Alessandro Cattelan, il golden boy della tv di casa Murdoch, uno che a quasi 36 anni è ancora considerato una “giovane promessa” e che invece è il presente, non il futuro, della televisione italiana. Cattelan dà un ritmo, scandisce i tempi, avvisa premiatori e premiati di fare in fretta, perché su Sky non ci si può permettere di perdere troppo tempo. E infatti dopo 2 ore esatte è tutto finito, tutti a casa e alla prossima.

Si può fare uno spettacolo televisivo godibile, contemporaneo, senza lungaggini soporifere e farlo finire a un orario decente? Sì, a Sky lo avevano già dimostrato con X Factor e Italia’s got Talent, ma ci sono riusciti persino con una cerimonia di premiazione con oltre venti categorie. Chapeau. Ma il merito principale della serata di ieri non è certo la durata. La prima parte della cerimonia è stata di livello internazionale. Il video introduttivo, un lungo sketch con Cattelan, i The Jackal e nientemeno che Paolo Sorrentino, era divertente, ironico e autoironico. Non sembrava di stare in Italia, diciamocelo. E soprattutto non sembrava di stare ai David di Donatello, cioè quei premi presentati due anni fa da Paolo Ruffini che aveva dato della “bella topa” a Sophia Loren, giusto per inquadrare il pregresso di questa disgraziata serata cinematografica.

Cattelan ha studiato e si vede. E poi, quando conduce lui, va tutto liscio come l’olio. Persino troppo, in alcuni momenti, perché la perfezione della sua conduzione può dare ai nervi. Ma la resa dello spettacolo c’è tutta, i testi funzionano, i The Jackal e i loro contributi video alleggeriscono la tradizionale rottura di palle della premiazione. Andando avanti con la consegna dei premi, ovviamente il ritmo è calato, ma senza mai arrivare all’abbiocco, alla voglia di uscire sulla Tiburtina e lanciarsi sotto la prima auto che sfrecciava davanti agli Studios. Sky riesce quasi sempre a trasformare anche il programma più noioso in qualcosa di sorprendentemente contemporaneo, nel linguaggio e nella forma. Se poi hai Cattelan in scuderia, l’impresa diventa un po’ più facile. Ora lo aspettiamo fuori dal ventre caldo di Sky, però, visto che dopo il terzo Sanremo di Carlo Conti del 2017, l’anno dopo ci sarà bisogno di una botta di adrenalina senza precedenti. Alessandro, ti tocca. Rassegnati. Ma questa è un’altra storia e c’è ancora tempo.

Tornando ai David, un’altra mossa di Sky è stata quella di introdurre una sorta di red carpet hollywoodiano, da notte degli Oscar. Bella idea, perché non c’è premio cinematografico senza glamour e un po’ di genuina frivolezza. Ma noi non abbiamo Meryl Streep, George Clooney, i Brangelina e via cantando, quindi tocca accontentarsi di un red carpet un po’ all’amatriciana. Ma va bene così, perché visto il passato, è comunque grasso che cola. Come è andata, dunque, la mission impossible di Sky di svecchiare i David di Donatello dopo anni di cloroformio targato Rai? Bene, molto bene. Tutto migliorabile, per carità, ma è andata meglio del previsto. E fossimo i padroni del vapore di Sky, cominceremmo a temere di perdere quanto prima il cavallo di razza Alessandro Cattelan, che ha superato brillantemente anche questa prova. Il ragazzo non deve più farsi. Si è fatto da quel dì ed è giunto il momento di raccogliere quanto faticosamente seminato in tanti anni di gavetta. Il nostro personalissimo David (ma anche il Telegatto, l’Oscar e il premo della raccolta punti Esselunga) va a lui.