Altra tegola in testa per il Partito democratico della Calabria, che ancora non ha digerito l’inchiesta della Dda di Catanzaro sul “Sistema Rende” che ha portato all’arresto dell’ex sottosegretario Sandro Principe, uomo forte del Pd in provincia di Cosenza. Questa volta è il fronte reggino a impensierire il partito di Renzi che guida la Regione Calabria. La Guardia di finanza si è presentata oggi, per l’ennesima volta, al Palazzo della Regione per un’altra vicenda che tocca il partito di Renzi.

Chi è “onorevole” lo resta a vita. Forse avrà pensato questo l’ex assessore regionale dem Nino De Gaetano, fino a poche settimane fa agli arresti domiciliari perché coinvolto nell’inchiesta “Erga Omnes” sui rimborsi allegri percepiti quando era consigliere di Rifondazione Comunista. Tornato in libertà, infatti, i magistrati reggini sospettano che il politico calabrese abbia ripreso a frequentare le stanze del Consiglio regionale come se non fosse successo niente. Il dubbio è che Nino De Gaetano, pur non avendo più alcun ruolo politico, abbia nella disponibilità un badge che gli consente di muoversi liberamente tra i corridoi del Palazzo dove pare continui a incontrare persone accompagnato da esponenti locali e parlamentari del suo partito.

Su richiesta del procuratore aggiunto Gaetano Paci e dei sostituti Matteo Centini e Francesco Ponzetta, la Finanza è arrivata al Palazzo Campanella per verificare se De Gaetano abbia “fatto ingresso negli ultimi tre mesi” e se “disponga ancora del proprio tesserino identificativo, consegnatogli allorquando svolgeva le funzioni di consigliere regionale e poi di assessore”. Per gli inquirenti, potrebbe non averlo mai restituito o, peggio ancora, potrebbe usarne un altro che qualcuno gli ha messo a disposizione. In quest’ultimo caso, le Fiamme gialle stanno verificando se un politico o un funzionario della Regione possa essersi attivato per consentire a De Gaetano di continuare a recepire istanze dei cittadini.

Fin qui le indagini toccherebbero un ex assessore che, nonostante la pesante accusa di aver speso soldi pubblici per scopi privati, dopo essere stato scarcerato non si è abituato all’idea di non avere più un ruolo politico. Ma è la seconda parte della delega affidata dalla Procura della Repubblica ai finanzieri che rischia di tirare in ballo pezzi da novanta del Pd calabrese come il capogruppo Sebi Romeo e il governatore Mario Oliverio.

Se gli accertamenti dovessero confermare che De Gaetano in questi mesi ha utilizzato, pur non avendo diritto, una stanza del Consiglio regionale per continuare a svolgere la sua attività politica, non solo la direbbe lunga sull’atteggiamento del Pd e sullo scarso rispetto per le indagini in corso, ma potrebbe essere considerato peculato dai pm che, a questo punto, vogliono capire se l’ex assessore sia stato favorito da qualcuno.

Gli investigatori, infatti, hanno acquisito “le riprese video – scrivono i magistrati – del circuito interno di sorveglianza del palazzo del Consiglio regionale che riprendono le zone di interesse degli ultimi tre mesi (ingresso, buvette, corridoi ove sono allocate le stanze del consigliere Sebi Romeo e del presidente della Regione Mario Oliverio)”. La Guardia di finanza, quindi, ha in mano i filmati di tutti i soggetti incontrati dal governatore e dal capogruppo del Pd. Non solo quelli in cui compare Nino De Gaetano, “l’onorevole a vita”.