“È il mistero dei misteri: siamo soli nell’universo? O nel pianeta in cui stiamo andando esistono forme di vita?”. È tutto in questa frase, pronunciata dal presidente dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) Roberto Battiston, il senso dell’ultima avventura europea nello spazio. Il “dove stiamo andando” è Marte.

Il commento arriva a caldo, pochi minuti dopo che il razzo russo alto quasi quanto un palazzo di venti piani, il Proton -M, aveva lasciato le steppe desolate del Kazakistan. A bordo la sonda ExoMars, frutto della collaborazione tra Agenzia spaziale europea (Esa) e agenzia spaziale russa Roscosmos.

L’inizio della missione non coincide, però, con il lancio dal cosmodromo di Bajkonur, reso mitico dal primo volo umano in orbita di Yuri Gagarin. Il viaggio verso il Pianeta rosso ha inizio ufficialmente solo dodici ore dopo, con un segnale ricevuto dalla base italiana di Malindi, in Kenya. Un segnale che conferma il raggiungimento della velocità di fuga dal campo gravitazionale terrestre e il corretto distacco dell’ultimo stadio.

Al suo interno sono ospitati il Trace gas orbiter (Tgo), che resterà in orbita attorno a Marte per sette anni, e il modulo di discesa Entry, descent and landing demonstrator (Edm), il veicolo che porta il nome dell’astronomo italiano Giovanni Schiaparelli, e che dovrà dimostrare la capacità dell’Europa di posarsi sul suolo di Marte. È già sera in Italia. Sono quasi le 22:30 di una lunga e appassionante giornata per tecnici, ingegneri e astronomi di ExoMars, quando arriva la conferma finale che la sonda e il modulo Schiaparelli – che nasceva proprio nel giorno del lancio, il 14 marzo di 181 anni fa – si trovano nella posizione giusta per raggiungere il Pianeta rosso.

Il viaggio sarà lungo. Durerà circa sette mesi. L’arrivo nell’orbita marziana è previsto per il prossimo 16 ottobre 2016. Subito dopo il modulo Schiaparelli si sgancerà, per iniziare la sua discesa sul pianeta, attesa per il 19 ottobre. Sarà la prima volta per una sonda europea. “È una grandissima sfida per l’Europa, in cui l’Italia fa da apripista – sottolinea entusiasta Battiston -. Una tappa fondamentale, un momento stotico. E un esempio di come l’Italia, facendo sistema, possa realizzare cose straordinarie”.
Importante, infatti, in questa impresa spaziale il connubio tra mondo dell’industria, con la Thales alenia space (Thales-Finmeccanica) e mondo della ricerca, con l’Asi, l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn).

“Lo spazio è fatto da una successione di momenti storici: il lancio di ExoMars è uno di questi, e un altro sarà fra sette mesi, al momento del suo sbarco su Marte – afferma Maurizio Cheli, primo astronauta italiano con il ruolo di “mission specialist” durante la missione STS-75 dello Shuttle Columbia, a cui partecipò anche il collega Umberto Guidoni -. La cosa principale di questa missione è esplorare meglio l‘atmosfera di Marte e soprattutto il suo terreno. È una missione estremamente importante, perché oggi c’è la possibilità di andare sul Pianeta rosso con una strumentazione scientifica adeguata a preparare il terreno a un eventuale sbarco umano. Sarebbe bello – conclude l’astronauta italiano – poter andare un giorno verso una destinazione molto più lontana dell’orbita terrestre bassa”.