Un gruppo di uomini armati ha preso d’assalto una casa di riposo nella città meridionale di Aden, in Yemen, uccidendo 16 persone, tra cui 4 suore Missionarie della Carità, la congregazione fondata da madre Teresa di Calcutta. Due delle suore uccise erano ruandesi, una era indiana mentre la quarta veniva del Kenya. “Non si hanno notizie sulla matrice dell’aggressione terroristica, ma è noto che nella città portuale yemenita riconquistata mesi fa dalle forze fedeli al Presidente Abdel Rabbo Mansour Hadi, in lotta con ribelli houthi, sono radicati gruppi legati alla rete di Al Qaida“, ha spiegato l’agenzia vaticana Fides.

Oltre alle suore, sono rimasti uccisi durante l’attacco anche l’autista della struttura e almeno due altri collaboratori etiopi della comunità, mentre si è salvata la superiora del convento. Tutti vivi anche gli anziani e i disabili ospitati presso la comunità, circa 80, mentre per ora non si hanno notizie del sacerdote salesiano indiano Tom Uzhunnalil, che risiedeva nel convento ed era nella cappella al momento dell’attacco.

Secondo le ricostruzioni fatte, i terroristi sarebbero entrati nella struttura con la scusa di dover fare visita ad alcuni parenti. Una volta dentro avrebbero separato le religiose dalle altre persone presenti nella casa e, dopo aver ammanettato gli anziani e i malati, avrebbero aperto il fuoco. Fonti yemenite attribuiscono l’attacco a un gruppo affiliato all’Isis anche se non sono giunte rivendicazioni.

Secondo monsignor Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia meridionale che ha dato la notizia, il “segnale è chiaro: si tratta di un qualcosa che ha a che fare con la religione“. Il prelato, citato da Radio Vaticana, ha spiegato si essere a conoscenza della difficile situazione, e che le suore che erano state “già in passato oggetto di attacchi mirati correvano un certo rischio”. Tuttavia, ha aggiunto, “avevano deciso di rimanere qualsiasi cosa capitasse, perché questo fa parte della loro spiritualità“.