Addio a Umberto Eco. Il saggista, scrittore, filosofo e linguista italiano, è morto venerdì sera. Aveva 84 anni, ma il suo sapere era infinito. Genio tracimante da una disciplina all’altra, era nato ad Alessandria il 5 gennaio del 1932 e si era laureato a Torino, ma è a Bologna che ha condotto la sua carriera accademica. Studioso autorevole di semiotica, è stato romanziere eccelso, autore di numerosi saggi e di alcune opere di grande successo, fra i quali spicca Il nome della rosa (1980), giallo filosofico di ambientazione medievale da cui era stato tratto un famoso film con Sean Connery e che aveva venduto milioni di copie nel mondo con traduzioni in molte lingue. Il suo nome è più volte comparso nella lista dei candidati al premio Nobel per la Letteratura, ma l’Accademia di Svezia non lo ha mai premiato. Resterà nella storia come uno degli intellettuali più amati e conosciuti in Italia e nel mondo. Non solo scrittore, Eco era un lettore instancabile: “Chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita, chi legge avrà vissuto 5000 anni. La lettura è un’immortalità all’indietro”.

Docente di semiotica all’università di Bologna dal 1975, poi professore emerito, Eco era presidente dal 2000 della Scuola superiore di studi umanistici dell’Alma Mater. Mente acutissima e mai paga di conoscenza ha ricevuto numerose onorificenze ed è stato insignito di diverse lauree honoris causa. Filosofo e letterato, nel corso degli anni è stato autore di Opera aperta, Apocalittici e integrati negli anni. Senza dimenticare Fenomenologia di Mike Bongiorno (1963) e Il caso Bond, due anni dopo. Ma era la semiotica il suo campo di battaglia intellettuale. E per questo vanno ricordati La struttura assente (1968) e il Trattato di semiotica generale, (1975). All’amore per la semiotica dobbiamo anche Lector in fabula, 1979I limiti dell’interpretazione, 1991.

Quotidiani e riviste negli anni hanno fatto a gara per poter pubblicare le sue riflessioni. Impossibile trascurare la bellezza e il successo dei suoi romanzi: Il nome della rosa (pubblicato nel 1980), in cui il suo sapere e la sua competenza di filosofia medievale e di semiotica sono stati il substrato su cui costruire un vero e proprio thriller dell’anima, un giallo potente e colto ma diventato un bestseller. Otto anni dopo arriverà Il pendolo di Foucault. Il genio di scrittore ha poi prodotto L’isola del giorno prima nel 1994 e sei anni dopo Baudolino. Per Bompiani aveva scritto anche il suo ultimo libro Numero zero, un’opera diversa ambientata a Milano, negli anni a cavallo tra lo stragismo della mafia e il tintinnio delle manette di Mani Pulite, concentrata sul mondo del giornalismo.

Nel suo carnet di intellettuale prolifico però c’è tanto altro: Kant e l’ornitorinco (1997); Cinque scritti morali (1997); Tra menzogna e ironia (1998); Dire quasi la stessa cosa (2003), sui problemi legati alla traduzione da una lingua all’altra. La misteriosa fiamma della regina Loana datato 2004A passo di gambero (2006), che raccoglie articoli e interventi scritti tra il 2000 e il 2005 su argomenti di attualità; Sator arepo eccetera (2006); Dall’albero al labirinto (2007); Non sperate di liberarvi dei libri (2009), insieme con lo sceneggiatore J.C. Carriére; Vertigine della lista (2009); Il cimitero di Praga (2010); Costruire il nemico e altri scritti occasionali (2011); Scritti sul pensiero medievale (2012); Storia delle terre e dei luoghi leggendari (2013); La filosofia e le sue storie. L’Antichità e il Medioevo con Riccardo Fedriga (2014); La filosofia e le sue storie. L’età moderna ancora con il professor Fedriga, l’anno scorso. Il mondo della cultura ha perso una luce abbacinante.

“La diffusione della cultura e della conoscenza reciproca dei patrimoni culturali dei vari Paesi può costituire uno degli elementi di salvezza per un mondo sempre più globalizzato” aveva detto nella lectio tenuta ai ministri della Cultura riuniti a Expo, nella Conferenza Internazionale organizzata dall’Italia, lo scorso agosto. “La conoscenza di altre culture non elimina l’odio e la diffidenza per chi è diverso da noi e non dobbiamo fingerci anime belle e pensare che con il contatto culturale si possano salvare i bambini che muoiono di fame in Africa. Ma non dimentichiamo che è stato anche su sollecitazioni culturali che tanti volontari sono partiti per prestare la loro opera verso Paesi in difficoltà, scoprendo, tramite una cultura differente, che quei popoli erano uguali a loro”. Eco, riferendosi all’ex ministro Tremonti, senza citarlo aveva ricordato “quel politico italiano che anni fa disse che ‘Con la cultura non si mangia’. Oggi quelle domande sono prive di senso, perché per molte nazioni i beni culturali costituiscono un incremento per l’economia delle città. Non è una questione solo economica: la cultura è fondamentale per la comprensione reciproca in un mondo in cui le diverse culture vivono in continuo contatto”. Se la cultura può davvero salvare il mondo, è anche merito di Umberto Eco.