Padre Pio a Roma 675

Il primo miracolo del Giubileo lo ha compiuto padre Pio. Boom di turisti, pellegrini e semplici curiosi nel tour che per 11 giorni ha visto la salma del santo traslata prima a Roma e in Vaticano e poi nella terra natale del frate, Pietrelcina, prima di tornare a San Giovanni Rotondo passando per Benevento e Foggia. Secondo il regista dell’Anno Santo indetto da Papa Francesco, monsignor Rino Fisichella, sono stati addirittura mezzo milione coloro che hanno venerato il corpo di san Pio a Roma.

Un viaggio, quello del corpo del frate del Gargano, che non ha risparmiato critiche e polemiche, ma che ha anche contribuito a svelare aspetti della vita del santo cappuccino ancora poco conosciuti. Uno di essi è l’intervento di Benito Mussolini in favore di padre Pio presso l’ex Sant’Uffizio durante il primo procedimento contro il frate. A raccontarlo è il vaticanista di Panorama, Ignazio Ingrao, nel suo libro Il segno di padre Pio edito da Piemme. “Nel marzo 1929 – scrive il giornalista – giunge a San Giovanni Rotondo nientemeno che l’ispettore generale di pubblica sicurezza Pietro D’Orazi accompagnato dal questore e da alcuni cappuccini. L’ispettore è chiamato a valutare, nuovamente, la possibilità di un trasferimento del frate, come sollecitato anche dal Sant’Uffizio e dal ministro generale dei cappuccini. Ma D’Orazi suggerisce di rinviare ancora perché ‘parrebbe indispensabile far precedere opera di epurazione nell’ambiente’. Gli fa immediatamente eco il prefetto di Foggia che scrive ancora al ministero dell’Interno paventando il rischio di ‘una grande esplosione di indignazione popolare’ in caso di trasferimento del frate”.

Secondo quanto riporta Ingrao, infatti, il prefetto sostiene che “è bene ignorare la presenza di padre Pio a San Giovanni Rotondo e lasciarlo tranquillo al suo monastero, da dove, del resto, non fa che bene, con modestia, criterio e molto buon senso”. “Ma – racconta il vaticanista – padre Pio è divenuto ormai un caso nazionale, anche per i numerosi articoli scritti su di lui da tutti i giornali. Il capo della polizia Arturo Bocchini decide perciò di interessare personalmente Benito Mussolini della vicenda. Il Duce si fa consegnare tutti gli incartamenti e ascolta attentamente i particolari. Alla fine conclude che la richiesta del Sant’Uffizio di trasferire padre Pio non può essere soddisfatta. E annota sul fascicolo dedicato al frate: ‘Sta bene. Lo si lasci indisturbato'”.

Nel suo libro Ingrao racconta anche dell’incontro tra il frate del Gargano e don Karol Wojtyla. È nota la fitta corrispondenza epistolare tra il futuro Papa e padre Pio che fu proprio san Giovanni Paolo II a beatificare prima, nel 1999, e poi a canonizzare, nel 2002. Al cappuccino il sacerdote polacco aveva chiesto pregare per la sua amica Wanda Poltawska, miracolosamente guarita da un male incurabile. Ma sono note anche altre richieste di intercessioni che Wojtyla chiese a padre Pio.

Nell’immediato dopoguerra, trovandosi a Roma, il futuro Papa si recò in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo per incontrare il frate. “Qui – scrive Ingrao – questi celebrò la messa e si confessò dal padre, che poi salutò assieme ad altri fedeli”. Al rientro dal viaggio il professore Enrico Medi, grande devoto del santo cappuccino, che aveva accompagnato Wojtyla da Roma, “raccontò che appena padre Pio lo vide, lo guardò negli occhi e gli disse: ‘Tu sarai Papa, ma vi sarà sangue e violenza’. Il giovane sacerdote sulla via del ritorno commentò con Medi: ‘Professore, padre Pio ha voluto scherzare. Io sono polacco, non potrò mai diventare Papa'”.