Padre Pio arriva in Vaticano e con lui tornano i fedeli. Il primo miracolo il santo di Pietrelcina lo ha già fatto. Dopo i primi due mesi del Giubileo straordinario della misericordia con pochissimi pellegrini a Roma sia per la paura degli attentati terroristici, dopo quelli di Parigi del novembre 2015, sia per il decentramento dell’Anno Santo voluto da Bergoglio con porte sante aperte in tutto il mondo, migliaia di fedeli hanno invaso Roma. Cinquemila, secondo le prime stime, coloro che si sono messi in fila per diverse ore prima di poter venerare le reliquie del frate del Gargano. Ma sono attese nei prossimi giorni, quando il corpo sarà esposto a San Pietro fino all’11 febbraio, almeno 70mila persone.

Spettacolare la processione che dalla chiesa di San Salvatore in Lauro nel centro della Capitale ha accompagnato lungo via della Conciliazione nella Basilica Vaticana i corpi di san Pio e san Leopoldo Mandic con misure di sicurezza superiori a quelle per un capo di Stato. Un fiume di gente come non si vedeva più da alcuni mesi nelle zone attorno piazza San Pietro si è riservato per le strade di Roma. Code interminabili che ricordano quelle per venerare il corpo di san Giovanni Paolo II i giorni successivi alla sua morte, il 2 aprile 2005. Celebrazioni ritardate di un paio di ore per consentire l’afflusso dei fedeli che hanno costretto più volte il corpo di padre Pio a fermarsi lungo il tragitto, prima da San Giovanni Rotondo a Roma, all’ingresso in autostrada e negli autogrill lungo il percorso, e poi dalla Basilica di San Lorenzo fuori le Mura alla chiesa di San Salvatore in Lauro fino a San Pietro.

Un vero e proprio miracolo anche per i tanti ristoratori, albergatori e commerciati delle zone attorno al Vaticano che in questi primi due mesi dell’Anno Santo hanno sofferto non poco per la bassissima affluenza di pellegrini e che temevano che perfino l’arrivo di padre Pio, con l’allarme per gli attentati dell’Isis, scoraggiasse i fedeli. E c’è anche chi inizia a puntare il dito contro il marketing che inevitabilmente ruota attorno a questi eventi con l’arrivo sul mercato, tra i tantissimi gadget religiosi, anche dei “biscotti con le stimmate”. Dolci di pasta frolla a forma di mano con al centro un cuore di marmellata di lampone per riprodurre i segni della passione che padre Pio ha portato per cinquant’anni sul suo corpo. Cattivo gusto a parte, anche questo è un segnale del successo dell’arrivo del corpo del frate in Vaticano.

Da perseguitato della Chiesa in vita a santo con Wojtyla e ora a modello di misericordia per il Giubileo di Papa Francesco. Il rapporto tra padre Pio e la Santa Sede è sempre stato abbastanza burrascoso. Il frate, che non mise mai piede in Vaticano, né incontrò mai personalmente un Papa, subì in vita due persecuzione da parte dell’ex Sant’Uffizio sotto i pontificati di Pio XI e di san Giovanni XXIII. Sospeso e poi riammesso in entrambi i casi, il frate non si oppose mai alle decisioni della Santa Sede.

Il primo a scrivere una durissima relazione contro san Pio fu il suo confratello padre Agostino Gemelli: “È un bluff”. E sulle stimmate il religioso e psicologo non ebbe dubbi: “Le ferite che ha sul corpo sono fasulle, frutto di un’azione patologica morbosa. È un ammalato che si procura le lesioni da sé. Si tratta di piaghe, con carattere distruttivo dei tessuti, tipico della patologia isterica”.

L’altro persecutore di padre Pio, monsignor Carlo Maccari, non fu di parere diverso da quello di Gemelli salvo poi, diversi anni dopo la morte del frate, divenuto arcivescovo di Ancona-Osimo, pentirsi e diventarne un grande devoto. A difendere il frate del Gargano con san Giovanni XXIII dalle accuse di monsignor Maccari fu l’allora di arcivescovo di Manfredonia, monsignor Andrea Cesarano, amico personale di Roncalli dagli anni in cui il futuro Papa era visitatore apostolico in Bulgaria. In un colloquio del 1961 monsignor Cesarano chiarì che “padre Pio è un apostolo che fa delle anime un bene immenso. Un uomo di Dio. Un santo. Su di lui si dicono tutte calunnie”.

Twitter: @FrancescoGrana