Dopo quasi mezzo secolo il corpo di padre Pio lascia San Giovanni Rotondo. E arriva in Vaticano dove il frate fu perseguitato e sospeso per ben due volte dall’ex Sant’Uffizio, poi beatificato nel 1999 e canonizzato nel 2002 da san Giovanni Paolo II che lo aveva conosciuto personalmente e al quale aveva chiesto e ottenuto la grazia per la sua amica Wanda Poltawska. Viaggio blindatissimo per le reliquie del frate cappuccino che, per volontà di Papa Francesco, dal Gargano – dove il santo ha vissuto per 52 anni, dal 1916 fino al giorno della sua morte, il 23 settembre 1968, e dove è rimasto fino a oggi – arriveranno prima a Roma e poi nella sua natia Pietrelcina in provincia di Benevento. Per il viaggio di padre Pio misure di sicurezza superiori a quelle previste per il trasferimento di un capo di Stato. No fly zone su San Giovanni Rotondo e Foggia durante la partenza delle reliquie, mercoledì 3 febbraio, e centinaia di poliziotti e carabinieri lungo il percorso di cinquecento chilometri fino a Roma.

L’arrivo del corpo di padre Pio nella Capitale, insieme a quello di san Leopoldo Mandic, frate cappuccino croato le cui reliquie si trovano a Padova, è stato voluto da Bergoglio per l’inizio della Quaresima del Giubileo straordinario della misericordia. Mercoledì delle ceneri, il 10 febbraio prossimo, il Papa celebrerà la messa nella Basilica Vaticana davanti ai corpi dei due santi e invierà in tutto il mondo oltre 1000 sacerdoti “missionari della misericordia” con la facoltà di assolvere i peccati riservati alla Sede Apostolica. Francesco ha voluto che in questa occasione fossero presenti le reliquie di san Pio e di san Leopoldo come testimoni della misericordia di Dio. Entrambi, infatti, trascorrevano moltissime ore delle loro giornate nel confessionale. È noto, per esempio, che molto spesso anche attori e cantanti famosi provenienti da tutto il mondo con storie di tradimenti e divorzi chiedessero aiuto a san Pio andando a confessarsi da lui a San Giovanni Rotondo.

L’arrivo a Roma delle reliquie dei due santi fa sperare anche i tanti ristoratori, albergatori e commerciati delle zone attorno al Vaticano che in questi primi due mesi dell’Anno Santo hanno sofferto non poco per la bassissima affluenza di pellegrini. Un dato motivato principalmente dalla paura di attentati terroristici, dopo le stragi di Parigi del novembre scorso e il decentramento del Giubileo voluto dal Papa con porte sante aperte per la prima volta in ogni diocesi del mondo. Ma padre Pio lo aveva già profetizzato in vita: “Farò più rumore da morto che da vivo”.

Il programma di uno degli eventi principali dell’Anno Santo è abbastanza denso. Nel pomeriggio di mercoledì 3 febbraio le reliquie dei due frati arriveranno a Roma nella chiesa di San Lorenzo fuori le Mura. Qui rimarranno fino al 5 febbraio quando, nel pomeriggio, saranno portate in processione lungo via della Conciliazione fino in piazza San Pietro e poi nella Basilica Vaticana passando attraverso la porta santa. Il giorno successivo, sabato 6 febbraio, il Papa riceverà in udienza in piazza San Pietro i gruppi di preghiera di padre Pio, il personale di Casa sollievo della sofferenza, l’ospedale voluto e fondato dal frate e di proprietà della Santa Sede, e i pellegrini dell’arcidiocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo. Il corpo del santo cappuccino rimarrà nella Basilica Vaticana fino all’11 febbraio quando, di prima mattina, partirà per Pietrelcina dove rimarrà fino al 14 febbraio per poi tornare, passando per Benevento e per Foggia, nel Gargano.

Padre Pio aveva profetizzato anche il suo ritorno a casa esattamente un secolo dopo aver lasciato il suo paese: “Ci vediamo tra cent’anni”. A svelare questo aneddoto è stato il giornalista Raffaele Iaria nel volume Padre Pio. “Quei” giorni a Pietrelcina (Tau), dove ripercorre la fase iniziale della vita del frate cappuccino. “Nel convento sul Gargano – scrive Iaria – pochi mesi prima della sua morte, la prima domenica di agosto del 1968, a un suo confratello, padre Mariano da Santa Croce che lo assisteva, padre Pio disse che avrebbe visitato il suo paese natio ‘parecchi anni dopo la morte’”. Due le persecuzioni subite dal frate da parte dall’ex Sant’Uffizio sotto i pontificati di Pio XI e di san Giovanni XXIII, con le relazioni negative prima di padre Agostino Gemelli e poi di monsignor Carlo Maccari, futuro arcivescovo di Ancona-Osimo. “Padre Pio è un bluff”, scrisse padre Gemelli. “Il frate ha tutte le caratteristiche somatiche dell’isterico e dello psicopatico. Le ferite che ha sul corpo sono fasulle, frutto di un’azione patologica morbosa. È un ammalato che si procura le lesioni da sé. Si tratta di piaghe, con carattere distruttivo dei tessuti, tipico della patologia isterica”. Dello stesso parere, diversi anni dopo Gemelli, monsignor Maccari che negli ultimi anni di vita, pentitosi, divenne uno dei più grandi devoti di padre Pio. “Quando su di lui si è abbattuta la ‘bufera’, – disse Wojtyla il giorno della beatificazione del frate – egli ha fatto regola della sua esistenza l’esortazione della Prima lettera di san Pietro: ‘Stringetevi a Cristo, pietra viva’. In questo modo, è diventato anche lui ‘pietra viva’, per la costruzione dell’edificio spirituale che è la Chiesa”.

Twitter: @FrancescoGrana