cellulari_interna nuova

Insieme a Internet, ha rivoluzionato le nostre vite. Parlo del telefono cellulare. Avevo appena compiuto vent’anni, quando nel 1973 Martin Cooper fece la prima telefonata con un cellulare che pesava 1,5 chilogrammi. Da allora, appunto, le nostre vite sono cambiate. E oggi cellulare e internet si fondono addirittura in un unico strumento, senza il quale ci sentiamo “nudi”.

Peccato però che non si dica che l’utilizzo del cellulare possa anche avere effetti negativi. Non parlo qui dei ragazzini che socializzano (si fa per dire) tutto il giorno solo tramite whatsapp, che non è il mio campo, bensì degli effetti sulla salute.
Già, perché non tutti sanno che la Corte di Cassazione – sezione Lavoro – con sentenza 17438 del 2012 abbia respinto il ricorso con il quale l’Inail contestava il diritto alla rendita per malattia professionale, con invalidità dell’80%, riconosciuto dalla Corte di appello di Brescia a favore di un manager che per dodici anni, per cinque-sei ore al giorno, aveva usato – per motivi di lavoro – il telefonino sviluppando una grave patologia tumorale all’orecchio sinistro, dove appoggiava il cellulare.

Ma la sentenza della Corte non è che la conferma nel campo del diritto di ciò che seri studi epidemiologici vanno dicendo da tempo. In un’intervista del 2013 proprio su ilfattoquotidiano.it, il ricercatore del Cnr Fiorenzo Marinelli aveva modo di affermare: “Non ci sono dubbi del profondo impatto biologico delle radiazioni di radiofrequenza. Il telefonino è uno strumento molto inquinante e dannoso per la salute. La I.A.R.C. (Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro) nel maggio 2011 ha classificato le radiofrequenze nella classe 2B cioè ‘possibili cancerogeni per l’uomo’ sulla base degli studi epidemiologici fatti dal prof. Lennart Hardell che ha riscontrato un maggior rischio di tumori cerebrali negli utilizzatori di telefono cellulare. Rischio che arriva a quattro volte se si tiene conto della lateralità dell’uso”.

Insomma, la ricerca è al corrente del possibile collegamento tra patologie gravi ed errato uso prolungato del cellulare, ma l’opinione pubblica non ne è al corrente. Costerebbe molto colmare la lacuna? Francia, Belgio ed Irlanda informano gli acquirenti dei cellulari di tale possibilità. L’Italia no.

Nasce da questa considerazione la recente interpellanza presentata in Senato dal M5S in cui si chiede che il governo riferisca in merito a tale latitanza. Nel contempo, lo stesso Movimento sta lavorando con l’avvocato Stefano Bertone di Torino – che da tempo segue la problematica – a un disegno di Legge in materia.

Tra l’altro, in merito alla latitanza del governo, pende un ricorso al TAR Lazio presentato dalla A.P.P.L.E. (Associazione per la Prevenzione e Lotta all’Elettrosmog) affinché l’esecutivo effettui una immediata campagna di informazione pubblica circa i rischi di insorgenza di tumori in merito all’errato utilizzo dei cellulari.
In conclusione, la strada già seguita per il tabacco (“nuoce gravemente alla salute”) è aperta.