Direttori dei quotidiani americani (e non solo), ripristinate il giornalismo d’inchiesta. Per il bene della democrazia. La denuncia arriva dal grande Walter “Robby Robinson, già leader del gruppo Spotlight del Boston Globe, che nel 2002 inchiodò il clero pedofilo nel capoluogo del Massachusetts. Il cronista Premio Pulitzer è a Roma accompagnato dal suo “doppio” Michael Keaton, che nel film ispirato alla celebre inchiesta – Il caso Spotlight – ne veste i panni. Già osannata alla Mostra veneziana dove fu presentata fuori concorso, la pellicola diretta da Tom McCarthy è candidata con merito a sei premi Oscar, tra cui miglior film e regia, e uscirà in 250 sale italiane dal 18 febbraio per BIM.

L’attore americano, dichiaratosi appassionato di giornalismo e già interprete di cronisti in 3 film, ha sentito la funzione morale accompagnata dall’onore di “diventare” Robinson in quest’opera cinematografica di altissimo profilo. “I veri eroi sono loro – dice Keaton – i giornalisti che con determinazione e sacrificio cercano di far luce su orrori che altrimenti resterebbero nascosti”. Almeno 70 furono i prelati incastrati dall’inchiesta che appunto passò alla storia come Il caso Spotlight, e dalla cattolicissima Boston lo scandalo si diramò a macchia d’olio in ogni angolo di mondo, come la cronaca quotidianamente mette in evidenza. Ma senza quei 4 reporter dal coraggio cristallino – Robinson, Sacha Pfeiffer, Michael Rezendes e Matt Carroll – l’iceberg sarebbe forse ancora intatto.

Il film ripercorre le tappe dell’inchiesta a partire dall’insediamento alla direzione di Marty Baron che incaricò il team di investigare su una notizia che dava un prete di Boston accusato di atti di pedofilia sui parrocchiani da almeno 30 anni. La Chiesa Cattolica, fortissima nella capitale del Massachusetts, negava. Coinvolto fu anche il “famoso” cardinale Bernard Law, di recente allontanato da Santa Maria Maggiore da Papa Francesco: il pretesto era il compimento del suo 80° anno, ma il pontefice ben conosceva gli atroci precedenti dell’alto prelato, per i quali proprio nel 2002 fu dimesso dalla diocesi di Boston.

“L’ultimo giornalista con cui Law ha parlato sono stato io e credo che tale rimarrò, dal momento che quell’uomo non ha più voluto essere avvicinato dalla stampa” scherza Walter “Robby” Robinson spiegando il motivo per cui il giornalismo investigativo sta scomparendo, anzi “è già scomparso”. “Il punto è che i direttori dei giornali non investono più le proprie risorse nei team come i nostri, e il reportage d’inchiesta sembra un malato terminale che sopravvive a stento con un vitalizio statale esiguo. Tutto ciò è un paradosso se si pensa che sono i lettori stessi a desiderare il giornalismo d’inchiesta sui quotidiani cartacei: il web – dove ormai confluiscono tutti i finanziamenti – non può sostituirsi a quel lavoro di scoperta investigativa che solo nell’indagine prolungata nel tempo si può soddisfare. Ma pensiamoci bene: se non siamo noi giornalisti a stuzzicare le istituzioni ricordando loro le proprie responsabilità, chi lo deve fare? Andando di questo passo la democrazia scomparirà”.

Sia Keaton che Robinson concordano sul fatto che il film di McCarthy avrà un forte impatto nel Paese che “ospita” la Chiesa. Ed entrambi si dichiarano ammiratori di Papa Francesco a cui si deve “un lavoro immenso per spostare l’attenzione del clero dalle necessità delle proprie gerarchie verso i bisogni dei fedeli. Ha levato le limousine e i palazzi ai vescovi – anche Law ne aveva di enormi – ma – aggiunge Robinson – penso che il pontefice debba ancora compiere dei gesti radicali, altrimenti non si smetterà mai di assistere all’abuso di potere da parte dell’alto clero”. Già, perché il macrotema de Il caso Spotlight si può sintetizzare in “abuso di potere da parte di chi ne ha a discapito dei deboli”. Qualcosa che supera religioni, ideologie e sistemi politici. E in quanto a disuguaglianze, è Michael Keaton a rispondere – ovviamente – al tormentone che sta accendendo l’imminente Notte degli Oscar, che sarà probabilmente boicottata da alcune star per “mancanza di nomination ai neri”. “Io sono sensibile al tema delle discriminazioni fin da piccolo, e credo vada ben oltre la questione specifica di questi Oscar: servirebbe indagare sui background dei votanti per capirci qualcosa, ma a titolo generale dico che l’unica cosa che conta negli Stati Uniti come ovunque è la preservazione dell’uguaglianza e della giustizia per tutti”.