Trenta nomi, trenta uomini. Non c’è posto per Marjane Satrapi, l’autrice di Persepolis. E nemmeno per Rumiko Takahashi, la matita di LamùRanma. Quest’anno il “Grand Prix de la Ville d’Angoulême”, in Francia, il più prestigioso premio alla carriera nel mondo dei fumetti (insieme con gli Eisner Award di San Diego), sarà per forza assegnato a un uomo. L’organizzazione del festival francese, che quest’anno si terrà dal 28 al 31 gennaio, avrebbe scelto in teoria un metodo più che democratico: ogni autore di fumetti che abbia pubblicato almeno un’opera in Francia potrà votare il suo collega preferito, purché vivente, scegliendo nella lista che lo stesso festival ha preparato e che comprende Frank Miller, Alan MooreStan Lee, Alejandro Jodorowsky e gli italiani Mattotti e Manara. Ma niente donne, zero. La cosa ha scatenato la protesta del collettivo “Créatrices de bande dessinée contre le sexisme”, di cui fanno parte 140 autrici tra cui Jessica Abel, Julie Maroh (l’autrice di quel Il blu è un colore caldo che divenne il fortunatissimo film La vita di Adèle, vincitore a Cannes 2013) e la stessa Satrapi. “30 nomi, 0 donne”, scrive il collettivo in un comunicato, “ci schieriamo contro questa palese discriminazione (…) non è più tollerabile che autrici di fama, la cui carriera è riconosciuta da tutti e tutte, siano assenti dalle nomination del Grand Prix. La lista dovrebbe obbligatoriamente essere una rappresentazione reale di quello che è oggi il fumetto”. Ragion per cui le 140 hanno deciso di non partecipare al voto via internet.

Un boicottaggio in cui le hanno seguite parecchi nominati, che hanno deciso di estromettersi dal premio: pezzi da novanta come Daniel ClowesChris Ware, Charles Burns, Joann Sfar, Milo Manara, Pierre ChristinEtienne Davodeau, Christophe Blain e Riad Sattouf, 37enne franco- siriano autore del best seller L’arabo del futuro, che su Facebook scrive: “Preferisco cedere il mio posto a, per esempio, Rumiko Takahashi, Julie Doucet, Anouk Ricard, Marjane Satrapi”. Il nizzardo Sfar ha detto all’Huffintgon Post France: “Non voglio partecipare a questa cerimonia completamente sconnessa dalla realtà del fumetto di oggi”.

Dall’organizzazione del festival, per bocca di Franck Bondoux, arriva intanto una replica un po’ seccata: “Il festival ama le donne, ma non possiamo riscrivere la storia: ci sono poche donne nella storia dei fumetti. Allo stesso modo, se uno va al Louvre troverà che ci sono esposte pochissime artiste donne”. Interviene anche il ministro della Cultura francese, Fleur Pellerin: “Stupefacente”, è il suo commento, “che non si sia trovato un solo nome di donna su trenta candidati, anche se nel fumetto le donne sono obiettivamente sottorappresentate”. Vero è che dal 1973 a ricevere il Grand Prix è stata una sola donna, Florence Cestac, l’autrice del personaggio umoristico di Harry Mickson, nel 2000. Mentre nel 1983 Claire Brétecher, la notissima creatrice di Agrippine e de I frustrati, fu insignita di un premio inventato per l’occasione, il “Prix du dixième anniversaire”. Vero è pure il fatto che negli ultimi anni sono cresciute le autrici e le lettrici di fumetti, e che tra i titoli in libreria spuntano giovani validissime come Marta Barone, Lucia Biagi, Mirka Andolfo, Giulia Sagramola, per stare alle italiane.

Sul tema sentiamo Vanna Vinci, la fumettista che ha creato La bambina filosoficaSophia e la Casati: “Sottoscrivo la contestazione e mi affianco al collettivo delle firmatarie: se loro non votano al Grand Prix non lo farò nemmeno io”.  “Neanche io voterò”, le fa eco Alessandro Tota, il fumettista che vive a Parigi e ha raccontato su Linus i giorni del Bataclan dal suo punto di vista. “Chi avrei messo nei 30? Posy Simmonds, Julie Doucet, Claire Brétecher, Rumiko Takahashi”. Manuele Fior, altro fumettista nostrano trapiantato a Parigi, su Facebook ha proposto anche il nome di Grazia Nidasio, l’autrice della Stefi. “Ma io non mi stupisco…”, aggiunge Vinci, “anzi, dico ‘Benvenuti sulla terra e nel mondo del fumetto’! Dove abbiamo editori maschi, editor maschi, autori pubblicati in prevalenza maschi, nonostante l’abbondanza di ottime autrici. Io ho un editore donna (Caterina Marietti di Bao Publishing, ndr), ma è una mosca bianca. Una sola donna in più di quaranta anni ha ricevuto un Grand Prix? Si saranno confusi, avranno pensato che era un uomo…”.”.

Angoulême è la fiera più importante nel settore a livello europeo, e il mercato franco-belga è quello che tira di più in assoluto. Le mostre del festival, quest’anno, sono dedicate, tra gli altri, a Hugo Pratt, a Morris, il creatore di Lucky Lucke, a Katsuhiro Otomo, a Marietta Ren (unica esposizione al femminile). La città del Poitou-Charentes, 40mila abitanti a un’ora e mezza da Bordeaux, è annualmente presa d’assalto dagli appassionati: 200mila presenze nel 2015, alberghi sold out già parecchi mesi prima. Chissà che, temendo un danno di immagine, gli organizzatori non cambino almeno la formula del premio, se non addirittura la lista dei candidati.