“Un delinquente”. Così viene definito Raffaele Cantone presidente dell’autorità anticorruzione. Mentre i magistrati anticamorra di Napoli, tra questi Alessandro Milita, pubblica accusa nel processo Cosentino e Antonello Ardituro, oggi consigliere al Csm, vengono così appellati: “Bastardi”. Giuseppe Pignatone, capo della Procura di Roma, è definito “un cornuto”. A pronunciare queste offese, intercettato, è Donato Ceglie, magistrato, già procuratore aggiunto a Santa Maria Capua Vetere, ospite acclamato nei convegni di Libera e Legambiente, considerato pm di punta nella lotta ai responsabili della terra dei fuochi. Ceglie oggi è sostituto procuratore generale a Bari. Le frasi choc emergono dalle informative dei carabinieri, che il Fatto Quotidiano ha letto in esclusiva, agli atti dell’indagine della Procura di Roma, pm Barbara Sargenti, che vede Ceglie indagato per abuso d’ufficio, violazione fiscale, corruzione aggravata, per quest’ultimo reato è maturata la prescrizione.

L’inchiesta parte dall’iscrizione di Ceglie nel registro degli indagati per concorso esterno in associazione camorristica. Accuse tutte da provare, ma dalla lettura degli atti emerge uno spaccato inquietante. L’ipotesi è che Ceglie sia colluso ai principali protagonisti del saccheggio ambientale in Campania, accuse pesantissime che possono riscrivere la storia della mattanza compiuta in quel territorio raccontando dei controllori in combutta con i controllati. Nell’informativa del comando provinciale dei carabinieri di Caserta, si legge: “L’odierna indagine riguarda le condotte di persone che (…), sciaguratamente, in alcune circostanze, da inquisitori sono diventati tutori di camorristi di elevato spessore criminale”.

I servizi e Cantone. L’inchiesta prende avvio dalle parole pronunciate, a fine 2014, da Giuseppe Valente, oggi collaboratore di giustizia, già presidente del consorzio Ce4, durante il processo a carico di Nicola Cosentino, ex sottosegretario all’economia. Tutto ruota attorno alla gestione criminale proprio del consorzio che si occupava della raccolta dei rifiuti. La gara viene aggiudicata ad una impresa del clan dei Casalesi, quella dei fratelli Sergio e Michele Orsi (quest’ultimo poi ucciso in un agguato di camorra nel giugno 2008, ndr). Per pilotare il bando di gara in favore degli Orsi emergerebbe il ruolo di Ceglie. I militari, nell’informativa, aggiungono: “Sono stati acquisiti gravi elementi probanti a carico di Ceglie Donato, commessi durante la sua funzione di pm presso la Procura di Santa Maria Capua Vetere, connessi all’affare illecito del traffico di rifiuti pericolosi”.

 

Le parole di Valente a processo scatenano la reazione di Donato Ceglie contro i colleghi ritenuti causa dei propri guai giudiziari. Il pm specifica di essere tranquillo perché non ha mai fatto una porcata. Al telefono, nel gennaio 2015, Ceglie parla di Cantone: “Stanno scandagliando tutti gli incarichi che ha avuto il fratello (…). I servizi (segreti, ndr) sono in moto alla grande”. I carabinieri scrivono: “Ufficiali di questo nucleo hanno appreso fiduciariamente che Ceglie effettivamente sarebbe impegnato nella raccolta di notizie, soprattutto di carattere privato, a carico dei magistrati Milita, Ardituro e Cantone, che vorrebbe utilizzare per screditare le loro funzioni”.

I rapporti con l’inventore dell’ecomafia. I rapporti tra gli Orsi e Donato Ceglie vengono confermati da dichiarazioni, considerate attendibili, di diversi soggetti come Raffaele Russo, per anni persona di fiducia del magistrato, ma anche della vedova di Michele Orsi, Miranda Diana, che, nel novembre 2014, racconta: “Si trattava di rapporti ecellenti”.

Anche il pentito Gaetano Vassallo, “ministro dei rifiuti” dei Casalesi, aveva raccontato, per primo, proprio al Fatto in una intervista esclusiva, dei rapporti tra Orsi e Ceglie. Un paragrafo dell’informativa è dedicato “al pagamento di somme di denaro a Donato Ceglie”. Sergio Orsi, nel verbale del luglio scorso, svela agli inquirenti: “Lo pagavo per avere una protezione sulla Procura di Santa Maria Capua Vetere”. Nell’informativa si legge “Sergio Orsi ha affermato che complessivamente ha consegnato a Ceglie 150mila euro, versando somme direttamente a lui o tramite Cristiano Giovanni”. Fatti, tutti da provare, che arrivano fino al 2005, per i quali comunque è maturata la prescrizione. Un paragrafo dell’informativa è dedicato ai rapporti ‘particolari’ tra Ceglie e Cipriano Chianese, quest’ultimo sotto processo per collusione con i Casalesi e considerato dalla Procura di Napoli l’inventore dell’ecomafia in Campania e viene rivelata, attraverso gli interrogatori dei favoriti, l’assunzione di persone da parte dell’imprenditore su richiesta del magistrato.

Nel gennaio 2015 Donato Ceglie è in auto con il cugino. Giovanni Devito dice: “Poi io me la faccio con i malandrini, con i malandrini pesanti. Mi faccio la mezza chiacchierata”. E di risposta il magistrato: “Ti tieni aggiornato”. E più avanti il cugino racconta che si era rivolto al capomafia per far desistere un imprenditore concorrente dal partecipare ad una gara d’appalto. “A tali affermazioni – scrivono i carabinieri – Ceglie con tono tutt’altro contrariato, ha replicato che così si è regolarizzata la questione”.

Ceglie e le studentesse. Ceglie è indagato anche per abuso d’ufficio perché non si sarebbe astenuto, da pm della Procura di Santa Maria, dalla trattazione del procedimento penale nel quale aveva un interesse “perché aveva un rapporto sentimentale con la denunciante (Sara Fusco, ndr)”. L’indagine a suo carico, svelata da ilfattoquotidiano.it, nel novembre scorso ha provocato l’avvio di una pratica presso il Consiglio superiore della magistratura. Nell’informativa è dedicato un paragrafo ai rapporti di Ceglie con le studentesse universitarie quando il magistrato era docente di ordinamento giudiziario presso la Facoltà di Giurisprudenza, sede distaccata della seconda università di Napoli. A raccontarlo, tra gli altri, l’ex collaboratore del magistrato Raffaele Russo, ma soprattutto le ragazze interrogate dagli inquirenti (di cui non pubblichiamo i nomi per tutelarne la privacy, ndr). La prima spiega di aver conosciuto Ceglie durante la stesura della tesi di laurea perché gli aveva chiesto di essere il suo relatore. Durante il corso di specializzazione la ragazza intrattiene una relazione sentimentale con Ceglie perché gli era stato promesso un lavoro. “In sintesi la ragazza – scrivono i carabinieri – ha intrattenuto una relazione sentimentale con Ceglie perché questi aveva promesso di procurarle un impiego lavorativo. Venuto meno alla promessa, la ragazza l’ha allontanato, così Ceglie, al solo scopo di prolungare la relazione, l’ha presentata a una persona per il quale ha svolto consulenze”. Una vicenda analoga è stata raccontata anche da una seconda ragazza. Nessun profilo di natura penale per questi rapporti. Diversa la storia, invece, che riguarda il rapporto con Maria Rosaria Granata: in questo caso Ceglie è già a processo a Roma per violenza sessuale e concussione davanti al Tribunale di Roma. Ora arriva un altro macigno giudiziario.

IL TESTO DELL’INTERCETTAZIONE
Ecco l’intercettazione nella quale Donato Ceglie insulta l’attuale presidente dell’Anac Raffaele Cantone. Proprio Cantone nel 2007, in audizione presso la commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, riferì dell’indagine sul consorzio Ce4 da lui condotta insieme al collega Alessandro Milita. Raccontò anche dei rapporti tra gli imprenditori Orsi, legati ai Casalesi, e Ceglie.

Intercettazione

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