L’obiettivo del premier britannico David Cameron è chiaro: vietare agli immigrati – europei e non solo – che si trasferiscono nel Regno Unito l’accesso ai ‘benefit’, gli aiuti di Stato del welfare, per almeno quattro anni dall’arrivo al di qua della Manica. Con un chiaro ed esplicito intento di limitare il flusso migratorio verso la Gran Bretagna. Ma il governo di Londra si prepara a rinegoziare al ribasso i suoi desiderata al tavolo con l’Unione Europea, che è al lavoro su una controproposta che limiterebbe a sei mesi il tempo massimo di divieto di accesso allo stato sociale per chi è nuovo immigrato nel regno di sua maestà la regina Elisabetta II. Anche perché, in caso contrario, si dovrebbe ricorrere alla modifica dei trattati europei.

Ma se il governo conservatore si prepara a dover ‘annacquare’ le sue pretese con Bruxelles, da Londra arriva l’allarme per quelle decine di migliaia di italiani che, fra Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord, si appoggiano al welfare britannico. La linea scelta da Cameron “di fatto cancellerebbe il diritto alla libera circolazione per le classi meno abbienti”, ha commentato parlando con il ilfattoquotidiano.it Marisa Pompei, una delle responsabili di Inca-Cgil Uk, la sezione britannica del patronato del principale sindacato italiano. “Sarebbe un dramma”.

I dati in possesso all’ente, del resto, sono chiari. “Il numero degli italiani che godono di prestazioni assistenziali si aggira intorno alle 160mila unità”. Un esercito di connazionali così quasi pari alla popolazione di Perugia o Livorno, oppure ancora Ravenna, nel Regno Unito si affida quindi a prestazioni assistenziali non contributive, quindi che non si basano sui contributi assicurativi ma che sono a carico della collettività generale. “Il 90% di questi usufruisce dell’housing benefit (il contributo all’affitto dato dallo Stato britannico alle famiglie più povere, ndr) e, se questi aiuti venissero sospesi per quattro anni dal momento dell’immigrazione, per gli italiani sarebbe un dramma”, ha aggiunto Pompei. Cameron, intanto, prosegue nel suo intento e nei suoi colloqui con Bruxelles. E a poco sono servite le recenti prese di posizione di Polonia e Romania, che hanno rivendicato il diritto dei loro cittadini a usufruire del welfare anche nel Regno Unito.

Nella giornata di martedì 15 dicembre, tuttavia, qualche segnale ha dato molte preoccupazioni ai conservatori di governo. La stampa britannica è stata esplicita: Cameron e il suo esecutivo dovranno annacquare le pretese e a quanto pare da Bruxelles è in arrivo una controproposta che limiterebbe a sei mesi il tempo massimo di divieto di accesso allo stato sociale in Uk. Marianne Thyssen, commissario europeo per il Lavoro, gli Affari sociali e la mobilità occupazionale, ha redatto di suo pugno la bozza, che dovrebbe essere presentata prima di Natale a Cameron. Sei mesi, quindi, e non più quattro anni: regole che consentirebbero a Londra, così, di limitare il welfare senza che si debba arrivare alla modifica dei trattati europei.

La sola prospettiva, del resto, spaventa anche gli italiani residenti in Gran Bretagna, che – la stima è forse per difetto – sarebbero più di mezzo milione. “All’Inca siamo estremamente preoccupati per le misure circa il restringimento dell’accesso ad alcune prestazioni del welfare”, ha continuato Pompei. “E anche se alcuni Paesi hanno reagito duramente a queste richieste, occorre sapere che Cameron tornerà all’attacco in quanto ha bisogno di calmare gli animi degli euroscettici del suo partito”. Così le misure volute dal premier sarebbero “un dramma” e “un ostacolo alla libera circolazione”.

Come noto, il primo ministro sta rinegoziando le condizioni di appartenenza del Regno Unito in Unione europea proprio in vista del referendum ‘dentro o fuori l’Ue’ che si dovrebbe tenere entro il 2017, forse già nel 2016. E tutti gli ultimi sondaggi sono stati chiari: una leggera maggioranza dei britannici (tolti gli indecisi, le ultime rilevazioni riportano un dato pari a circa il 45%) vorrebbe ora uscire dal recinto comunitario, soprattutto nel caso Cameron non riesca a portare a casa alcun risultato concreto. Ai britannici Bruxelles sta stretta e la ‘Brexit’ piace sempre più. Immigrati polacchi, romeni, spagnoli, francesi, lituani, portoghesi e tutti gli altri europei residenti nel Regno Unito sentono invece sempre più il fiato sul collo. Con essi, appunto, anche quelle decine di migliaia di italiani che si affidano al welfare di sua maestà.