Sembra quasi la trama di un noir, di un romanzo inverosimile: un militante dell’estrema destra francese che rifornisce di armi uno dei jihadisti all’azione a Parigi nel gennaio scorso. E, invece, la procura di Lilla ci crede, eccome: Claude Hermant, 52 anni, e la compagna sono stati incriminati e si trovano ora sotto serrato interrogatorio, perché accusati di essere all’origine di alcune armi utilizzate da Amédy Coulibaly.

Si tratta di uno degli attentatori, che uccise una poliziotta municipale a Montrouge, nella periferia sud di Parigi, e che poi attaccò l’Hyper Cacher, dove venne ucciso dalle forze dell’ordine. Coulibaly e i fratelli Kouachi, che assalirono la redazione di Charlie Hebdo, causarono la morte di 17 persone in pochi giorni. Alcune armi rinvenute nel supermercato kosher e nell’appartamento dove il jihadista risiedette per qualche giorno prima degli attentati, a Gentilly (per la precisione, un fucile d’assalto e quattro pistole Tokarev), sarebbero passate attraverso una società della compagna di Hermant. Lui, intanto, è già agli arresti dall’inizio dell’anno per un affare distinto ma sempre relativo al traffico d’armi. La coppia è originaria di Lilla.

Ma chi sono? Hermant, uomo dalle diverse vite, è stato paracadutista, esponente di punta del servizio d’ordine del Front National e mercenario in Africa. E dire che all’origine era figlio di un minatore, iscritto al Partito comunista. Dopo aver lasciato i paracadutisti (dove era diventato sergente) nel 1982, si era più tardi arruolato come volontario nelle legioni croate durante la guerra nell’ex Yugoslavia. Alla fine degli anni Novanta, dopo aver militato nel Fn (dal quale oggi prende le distanze), partì per la Repubblica del Congo (a Brazzaville finirà addirittura in carcere) e poi in Angola, mercenario e (forse) anche spia per i francesi. Tra le sue varie vite, è stato perfino pugile, di un buon livello.

Politicamente rifiuta l’etichetta dell’estrema destra, preferisce quella di “anarchico di destra”. Fra il 2008 e il 2012 ha gestito la Casa del popolo fiammingo, a Lambersart, vicino a Lilla, dove si ritrovavano giovani skinheads, accomunati da un miscuglio di “odio del sistema”, xenofobia e rivendicazioni regionalistiche fiamminghe. Al momento di essere arrestato, lavorava occasionalmente in una friggitoria, proprietà della compagna, e gestiva un terreno di paintball, il “campo Ares”, divinità greca della guerra, con stage contraddistinti da improvvise levatacce notturne, marce forzate, tecniche di sopravvivenza, ma anche la possibilità di assistere a una messa, per chi lo volesse. Per i suoi avvocati, “erano come dei campi scout ma più virili”.

Se, comunque, Hermant si trova già in prigione, è per un altro motivo: avrebbe organizzato tra il Belgio e la Francia un traffico d’armi provenienti dall’Europa dell’Est. Alcune sarebbero finite tra le mani di Coulibaly. Secondo fonti di polizia, citate dal quotidiano La Voix du Nord, “in questo genere di traffici ci sono sempre uno o due intermediari. Hermant non era per forza a conoscenza del destinatario finale di quelle armi. Ma forse esiste una porosità tra il mondo dell’integralismo islamico e il banditismo. Lo stiamo verificando”.

Twitter @LMartinel85