Procedure di rilevamento delle impronte dei richiedenti asilo e relativa trasmissione dati eseguite senza rispettare il regolamento previsto. Il risultato è che “tra luglio e novembre sono 29mila i migranti registrati nel database del sistema Eurodac, contro i 65mila arrivati sulle coste italiane secondo i dati statistici di Frontex”. Sono gli elementi alla base della lettera di messa in mora inviata da Bruxelles all’Italia, che costituisce il primo passo della procedura di infrazione europea – già aperta nei confronti di Grecia e Croazia – relativa alle carenze nella registrazione dei migranti arrivati sul proprio territorio. Dove, secondo i dati Eurostat, le richieste di asilo nel terzo trimestre 2015 sono aumentate del 91% rispetto a quello precedente. La Commissione europea chiede all’Italia di attuare correttamente il regolamento che dispone la comunicazione dei dati al sistema centrale entro 72 ore. Una richiesta che l’esecutivo Ue aveva già inoltrato a ottobre in una lettera amministrativa ma il nostro paese, spiegano da Bruxelles, “a distanza di due mesi non ha reagito in modo efficace”.

Morcone: “In Italia oltre l’80% dei migranti identificati” – La discrepanza tra i dati Eurodac e quelli di Frontex, però, non è condivisa dal capo Dipartimento Immigrazione del Viminale. Il prefetto Mario Morcone, in un’intervista a SkyTg24, spiega che il “dato italiano per quanto riguarda l’identificazione degli arrivi di migranti” è “tra i più alti. Siamo oltre l’80%, ormai siamo quasi al 100% di quelli che arrivano”. Quindi, ha proseguito, “i dati testimoniano che l’Italia fa molto bene proprio compito, i colleghi della Polizia di Stato stanno facendo il massimo, foto-segnalando quasi tutti quelli che arrivano. Rimangono- conclude – alcune piccole sacche di eritrei che si rifiutano, ma questo è un tema delicato, sull’uso proporzionato della forza”. Per Morcone la lettera di messa in mora rappresenta “una modalità per fare pressioni sui paesi delle frontiere esterne, Italia, Grecia e Malta“.

A intervenire sulla questione migranti è anche Matteo Renzi, che ricorda come l’Italia “abbia lavorato e stia lavorando duramente” ma necessiti “di maggiore aiuto”. E chiede più impegno da parte della Ue, “che non può tradire se stessa e i suoi ideali”. Sui migranti “qualcosa si è mosso – ha detto – ma l’Europa non sta facendo tutto quello che può”. Il presidente del Consiglio, poi, attacca Bruxelles: “Non basta lavarsi la coscienza dando qualche soldo a qualche paese. Noi realizzeremo tutti e cinque gli hotspot – assicura – ma non è partito il processo di relocation come vorremmo che partisse”. “Non possiamo farci passare addosso come niente fosse quello che avviene nel Mediterraneo. In Italia non ci lasciamo emozionare per un momento come qualche collega europeo che poi si dimentica di quel che succede. Noi facciamo in modo diverso da altri Paesi che strillano dopo la tragedia e poi si dimenticano”.

Eurostat: “800mila richieste di asilo aperte in Ue, +94% rispetto al trimestre precedente” – La guerra in Siria e l’instabilità nel Nord Africa hanno fatto aumentare vertiginosamente le richieste d’asilo in Europa. A settembre 2015 erano 808mila, mentre solo un anno prima si fermavano a erano 435mila. L’aumento è del 94%. Mentre la metà del totale dei profughi ha fatto domanda in Germania e Ungheria (rispettivamente con oltre 108mila prime domande, pari al 26% ciascuna del totale Ue), gli altri Stati con il maggior numero di richieste sono: Svezia (42.500, pari al 10%), Italia (28.400, pari al 7%), Austria (27.600, pari al 7%). Rispetto al trimestre precedente gli incrementi più elevati di prime domande di asilo sono stati registrati in Finlandia (+842%), Ungheria (+231%), Svezia (+197%), Belgio (+191%), Lussemburgo (+154%), Paesi Bassi (+136%), Danimarca (+121%), Polonia (+110%) e Italia (+91%). In Grecia l’incremento è stato dell’1%. Secondo i dati diffusi dall’agenzia, il numero di siriani e iracheni che cercano protezione internazionale è più che triplicato rispetto al trimestre precedente, raggiungendo rispettivamente 138mila casi e 44.500 casi. Il numero degli afghani è raddoppiato a oltre 56.500. Queste tre sono le provenienze più rappresentate tra le persone che hanno fatto la prima domanda di asilo.