Anche Napoli ha il suo Isis, si chiama terrorismo camorrista. Una guerra a bassa intensità con fiammate di immane crudeltà e violenza. Migliaia di morti lasciati sul selciato e centinaia di vittime innocenti coinvolte nell’arco di oltre 30 anni di guerra tra clan.

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Mentre sgomenti, atterriti, disorientati seguivamo i resoconti giornalistici delle tragiche notizie provenienti da Parigi ecco un tuono forte, intenso squarciare il silenzio chiassoso del rione Sanità. E’ sabato pomeriggio, i killer aspettano proprio lui, Pietro Esposito, 45 anni, incoronato boss di una paranza di camorra sopravvissuta a battaglie e arresti che controlla le attività illegati nelle viuzze del Rione dove è nato il grande Totò. Non ha scampo. Cinque colpi di pistola esplosi in rapida successione, il cadavere immerso in una pozza di sangue e disteso davanti all’ingresso della Basilica di Santa Maria della Sanità. E’ stato un assalto di quelli di fuori. Sono riusciti a penetrare in un fortino assediato e ucciderlo. Nella sparatoria, un colpo ha centrato all’addome anche un giovane Giovanni Catena, 29 anni, dipendente del pub “il Pocho”, che stava raggiungendo il cassonetto per gettare l’immondizia. Ora è ricoverato all’ospedale Vecchio Pellegrini. E’ grave.

Un far west urbano. Napoli è sempre più abbandonata a se stessa e insultata per ragione di share da chi non vive la sua difficile complessità. L’arresto del latitante Pasquale “Lino” Sibillo nulla ha mutato. Gli assetti di guerra terroristica che si stanno consumando nel ventre molle della città restano intatti. Chi immaginava scenari diversi con la cattura di uno dei capi della “paranza dei bambini” oltre a non aver compreso nulla delle dinamiche criminali che assediano il centro storico di Napoli non ha capito che camorra significa sistema. La geografia di due Rioni: Sanità e Forcella in guerra tra loro, resta di grande pericolosità e allarme sociale. I tanti arresti, anche se importanti e numerosi non indeboliscono i cartelli degli Esposito e dei Giuliano-Sibillo-Brunetti a dimostrazione di come ormai il fenomeno sia capillarmente diffuso e mutato. Le dinamiche sono fuori controllo.

Il 7 gennaio scorso a finire nel mirino fu Ciro Esposito, 21 anni, ucciso con nove colpi di pistola. E’ stato il primo morto ammazzato del 2015, un macabro primato da statistica. Ucciso qualche decina di metri oltre il punto in cui ieri i killer hanno ammazzato suo padre: Pietro Esposito. In quella piazza, pochi mesi fa, abbiamo assistito a inedite marce, cortei, striscioni, alle assemblee nella Basilica di Santa Maria Sanità con padre Alex Zanotelli e Don Antonio Loffredo a dare forza a un popolo offeso e apparentemente a limite della rivolta. Solo apparentemente.

Era solo momentanea rabbia per l’uccisione di Genny Cesarano appena 17 anni, vittima innocente, di una “dimostrazione” armata degli aspiranti nuovi padroni quelli che ieri pomeriggio hanno crivellato di colpi il presunto capo clan della Sanità. I parroci sono attoniti. Dall’altare della Basilica pronunciano poche parole di sdegno: “Ma dov’erano le forze dell’ordine? E’ da pazzi siamo davanti a una barbarie. Il problema grosso è che questo innescherà una nuova lotta. È chiaro che ci sarà una risposta. Altre uccisioni, altro sangue, ma non si può continuare così”.

Oggi ancora più di ieri quei vicoli sono un teatro di guerra senza esclusione di colpi. Non parlo casualmente di teatro: lì c’è rimasto il Nuovo Teatro Sanità di Mario Gelardi e dei suoi giovani attori. Indomiti combattono, resistono, sperimentano ma si è sempre più soli. Le tenebre avvolgo e alla fine soffocano. C’entra poco la presenza delle istituzioni. La storia è un’altra. Ci sono pezzi di Napoli fuori controllo, ci sono zone della città dove la legge l’impone la camorra. L’unico “Stato” che conta e da rispettare è quello con il volto criminale. E’ una resa senza attenuanti. Le chiacchiere sono chiacchiere. Si parlava di più agenti, più pattuglie, più presidi e posti fissi di polizia, di un nuovo controllo coordinato del territorio, del ripristino e dell’estensione della videosorveglianza, di stanziamenti economici per avviare progetti di lunga durata a protezione delle giovani generazioni. Chiacchiere a favore di taccuino e telecamera. Muscoli comiziali del ministro dell’Interno Angelino Alfano che promette, promette, promette. Questo è indegno, indecorso, volgare non Napoli.

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