Una fitta ed alta massa di capelli neri che nemmeno Marge Simpson, una riga di eyeliner nera attorno agli occhi e un neo sulla gota che nemmeno con uno Stabilo Boss, per non parlare della quantità di rossetto profusa a dismisura sulla labbra. La regina del circo – per altri “la regina degli elefanti” – Moira Orfei, morta la notte scorsa a Brescia all’età di 83 anni, è ricordata da tutti con un’immagine indelebile che dal trucco da signora che si distingue per eccentricità e il kitsch, sfiora la clowneria circense. Eppure quel viso così pitturato ed artefatto – “un’ora di trucco almeno” ha sempre dichiarato la Orfei – era una sorta di maschera inventata da quel talent scout di Dino De Laurentiis, il produttore di grandi successi del cinema italiano e statunitense. “Usa sempre lo stesso look, solo le donne senza personalità lo cambiano di continuo”, le disse.

La mascherata di MoiraMirandaOrfei, diventa così un marchio di fabbrica, un volto riconoscibile tra la marea di starlette che affollano i peplum (celebre la sua danza del ventre in Ursus nella valle dei leoni), i film di cappa e spada, le commedie a raffica di Totò dei primi anni sessanta. Pietro Germi con Signore e Signori (1966) è un po’ il film della svolta “artistica”. La Orfei interpreta una fanciulla trevigiana a caccia di ometti danarosi e Germi, che con quel film volle ritrarre la smaniosa, ricca e bigotta provincia veneta del boom, riuscì a connotare ulteriormente l’identità cinematografica del personaggio Orfei. Poi ripetuto con un tono più austero in Straziami ma di baci saziami (Dino Risi, 1968) quando rifiutata da Manfredi si vendica come una serpe, e ancora con Risi nel ’74 con un’altra particina in Profumo di donna.

La carriera al cinema della regina del circo in fondo finisce qui. La comparsata anni novanta in Vacanze di Natale ’90 quando prova a sottomettere il marito Christian De Sica in tenuta sadomaso e frustini, è già caricatura del personaggio che Moira è stata. Donna spicciola e di polso, acrobata, funambola e cavallerizza per il circo da lei condotto con il marito Walter Nones, Moira si è sdoppiata sempre tra il ruolo di circense e di attrice, mostrandosi come fosse un personaggio inventato da Fellini in tutta la leggendaria contaminazione tra arte di strada e arte popolare su grande schermo.

Moglie fedelissima, ha rifiutato seduttori di grido come Mastroianni e Gassman, ma soprattutto Totò – narra la leggenda che per concupirla le offrì “un appartamento” -, ma non ha mai disdegnato il suo personale piacere verso i muscolosi interpreti del peplum o i ragazzoni palestrati della tv odierna. Come molte altre icone anni ’60-’70 la Orfei è finita a recitare la sua parte di leonessa in televisione.

Ne ha fatta tanta da ospite a protagonista, da figura imitata e semplice e assidua spettatrice. E poi come se non bastasse, quell’icona stampigliata sulle locandine in mezzo alle strade italiane per pubblicizzare il circo è diventata il bersaglio più emblematico delle battaglie animaliste. “Vengano a vedere come trattiamo i nostri animali, magari in incognito”, spiegava, anzi ha urlato la Moira nazionale in tarda età per difendersi dalle accuse di maltrattamenti a tutte quelle bestie che come leoni, elefanti e giraffe, loro malgrado, dovevano vivere lontano da savane e foreste per far piacere alle famigliole riunite sotto i tendoni del circo.

Uno spettacolo la cui popolarità era via via sfumata nel tempo, ma che ebbe tra i suoi seguaci artisti come Fellini, ad esempio, che girò I clown nel circo di lei e di Nando Orfei e che la “portava dalle prostitute per intervistarle e redimerle. Amava le tettone, i culoni. Un genio”. O ancora re, regine e capi di stato. Berlusconi (“un grande imprenditore”) spesso al circo con l’ex moglie Veronica Lario, oppure Gheddafi. La Orfei l’ha sempre raccontata così in mille interviste. Il defunto leader libico arrivò sotto al tendone tutto camuffato proprio alla Fantozzi e volle assistere allo spettacolo assieme a moglie e figli. Quando uscirono i coccodrilli a pochi metri da loro sbucarono venti guardie del corpo a pistole spianate. Gli Orfei hanno sempre riso dell’episodio, tralasciando sempre la fine dei coccodrilli immolati sull’altare del despota.